“Dal mondo” Il Labour travolto dai debiti: Blair pronto a licenziare i suoi

22/07/2002


LUNEDÌ, 22 LUGLIO 2002
 
Pagina 17 – Esteri
 
GRAN BRETAGNA
 
I sindacati tagliano i fondi, il partito è in rosso
 
Il Labour travolto dai debiti
Blair pronto a licenziare i suoi
 
 
 
 

LONDRA – Il partito laburista di Tony Blair è in rosso e licenzia. Anzi, secondo i suoi nemici il bilancio è l´unica cosa rossa rimasta nel suo patrimonio culturale. La crisi, e la conseguente minaccia di licenziamenti, sta provocando una storica spaccatura tra il primo ministro britannico e i sindacati, che del Labour sono fra i principali finanziatori.
Il segretario generale del Labour, David Triesman, ha ammesso che le rivelazioni della stampa sono esatte: il partito accumulerà nel 2002 debiti per sei milioni di sterline (9,4 milioni di euro), ai quali bisogna aggiungere due milioni di debiti arretrati. Un documento riservato pubblicato dalla Bbc e dal Telegraph, giornale conservatore, rivela che il partito «è nella peggior crisi finanziaria della sua storia». Motivo: «Le inevitabili spese delle ultime elezioni». Triesman ha commentato: «Stiamo studiando scelte difficili e usciremo dalla crisi». Le "scelte difficili" sono il licenziamento di diversi dipendenti.
La vera scelta difficile, tuttavia, è un´altra: i sindacati, che del partito laburista sono i tradizionali finanziatori, stanno maturando un distacco da Blair che ha già avuto forti conseguenze economiche. Tre fra i più importanti movimenti dei lavoratori hanno dichiarato di aver tagliato i finanziamenti al Labour. Molti hanno eletto o stanno eleggendo leader fortemente anti-Blair. Gli scioperi nei servizi pubblici si stanno moltiplicando. Il nodo della discordia è il rifiuto della leadership laburista di modificare quel pacchetto di norme (in parte ereditate dai precedenti governi conservatori) che fanno della Gran Bretagna uno dei Paesi europei dove è più facile licenziare.
Per cercare di uscire dalla crisi ed emanciparsi dal denaro dei sindacati, da mesi alcuni leader laburisti chiedono a Blair di riconsiderare la questione del finanziamento pubblico dei partiti, che in Gran Bretagna non esiste. Ma il primo ministro teme che la misura non piaccia agli elettori ed è refrattario a proporla.
(r.o.)