“Dal mondo” E McDonald’s si converte all’animalismo

05/06/2002

          DOMENICA




          E McDonald’s si converte all’animalismo
          Questa è un’annata fortunata per gli americani cui stanno a cuore i diritti degli animali. Dal primo di gennaio migliaia di produttori di uova hanno dovuto ridurre in modo sostanziale il numero delle galline che possono essere tenute in una gabbia e hanno introdotto altre modifiche significative nelle condizioni in cui vivono. Ma i cambiamenti introdotti negli impianti in cui ogni anno vengono macellati milioni di bovini e suini sono ancora più radicali. Queste innovazioni sono tanto più significative perché sono il risultato non di iniziative legislative, ma di trattative dirette fra produttori e consumatori; da una parte c’erano certi esponenti del mondo accademico e gli attivisti delle associazioni che hanno una lunga e gloriosa tradizione di difesa dei diritti degli animali e dall’altra la multinazionale McDonald’s, che è il massimo consumatore di carni e uova degli Stati Uniti. Oggi i dirigenti di McDonald’s considerano il trattamento etico degli animali una delle più importanti responsabilità sociali di quella che chiamano «la cittadinanza d’impresa». La compagnia pubblica perfino un rapporto sulle sue responsabilità sociali nel mondo intero, ma la conversione dei suoi massimi dirigenti è un evento molto recente, ed è stato preceduto da un processo lento e pieno di incertezze, temporeggiamenti e contraddizioni. Secondo quanto racconta il famoso bioeticista Peter Singer le trattative con McDonald’s erano incominciate nel 1989, ma le discussioni avevano acquistato urgenza nel 1997 quando Henry Spira, dell’associazione People for the Ethical Treatment of Animals (Peta), aveva minacciato di usare contro McDonald’s un manifesto, già impiegato contro Kuntucky Fried Chichen, in cui si vedeva un pollo immerso nel cesso e si chiedeva ai consumatori se volevano frequentare ristoranti in simili condizioni igieniche. Nel formulare gli accordi finali e nel creare i meccanismi di controllo hanno avuto ruoli decisivi due donne: Joy Mench e Temple Grandin. La Grandin ha convinto le imprese a riconoscere l’importanza decisiva delle emozioni nella vita e nella morte degli animali e ha fatto ridisegnare i macelli in modo che gli animali non siano consapevoli della morte imminente e non siano soggetti a inutili sofferenze. Un fattore decisivo nel desiderio degli allevatori di mantenere la maggiore pace emotiva possibile degli animali è la scoperta che la paura fa aumentare la quantità di adrenalina nei muscoli, rendendo la carne molto più scura e dunque deprezzandola. Dal 1999 la Gandin è l’unica persona col potere di decidere se un macello applichi o meno gli standard minimi obbligatori per i fornitori di McDonald’s ed esercita tale potere con inesorabile vigore. L’incarico di tenere sotto costante sorveglianza gli allevamenti di pollame è stato affidato invece a Joy Mench che fa parte del prestigioso Center for Animal Welfare della Università di Califonia a Davis. McDonald’s consuma più di un miliardo di uova all’anno e l’allevamento tipico ha su parecchi piani 4 o 5 milioni di galline in spazi che assomigliano più a scaffali che a pollai collegati fra di loro da 50 e anche 60 chilometri di catene mobili che portano cibo e prelevano uova e letame. La Mench ha ottenuto la riduzione del numero di galline per ogni gabbia e l’abolizione delle due pratiche barbare del taglio del becco e del forced molting. Da decenni ormai le galline da uova di un anno venivano private di qualsiasi cibo per un paio di settimane perché, dopo essere state cosi affamate, quelle che non morivano producevano molte più uova. La Mench ammette che le riforme ottenute finora sono modeste. «Io vorrei che le galline avessero abbastanza spazio per muoversi e battere le ali; l’ideale ovviamente sarebbe che fossero all’aperto. Però devo riconoscere che abbiamo fatto più progressi negli ultimi due anni che in tutte le 18 annate precedenti». E in questo caso come in quello di altri fornitori McDonald’s ha mostrato la serietà del suo impegno compensando i fornitori per i maggiori costi prodotti dall’adozione del codice per il trattamento etico degli animali.

          (Mauro Calamandrei)

          Domenica 02 Giugno 2002