“Dal mondo” Barcellona, centomila contro il lavoro precario

15/03/2002


La Stampa web






(Del 15/3/2002 Sezione: Economia Pag. 20)
SFILANO I SINDACATI. AZNAR: NIENTE RIFORME, NIENTE OCCUPAZIONE. FUMATA NERA PER LA BANCA EUROMED
Barcellona, centomila contro il lavoro precario
Intesa al vertice Ue sui paesi poveri

inviato a BARCELLONA

Sono arrivati in centomila da tutta la Spagna e hanno tagliato a metà Barcellona sfilando sulla grande avenida Diagonal. Senza incidenti, in una città già blindata. I sindacati europei hanno fatto sentire così la loro voce ai capi di Stato e di governo della Ue che, da oggi, affrontano la lunga agenda di un vertice che è in massima parte dedicato proprio ai temi economici. Nel corteo anche tante delegazioni degli altri Paesi dell’Unione: quella italiana guidata da Sergio Cofferati. Con uno slogan di fondo: la flessibilità non deve trasformarsi in precarietà. Lo stesso concetto che una rappresentanza dei leader sindacali ha rilanciato nell’incontro con il primo ministro spagnolo, José Maria Aznar, e con il presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Il pre-vertice dedicato ai temi sociali è diventato ormai una tradizione. Ma questa volta ha anticipato i punti più delicati in discussione. Sulla necessità di affrontare «senza esitazioni» la riforma del mercato del lavoro, Aznar è stato molto chiaro. «Se non c’è riforma, non ci può essere lavoro. Le due cose insieme non si possono avere», ha detto il premier spagnolo che è presidente di turno della Ue. Un tono che non ha tranquillizzato i sindacati. E che non è in sintonia con la posizione di Prodi che considera «non in contraddizione la giustizia sociale con la creazione di nuova occupazione». Ma sulle formule e sulle possibili misure pratiche di quella che viene ormai definita «politica attiva del lavoro» dovrà confrontarsi il summit. Un primo successo concreto, però, è stato già raggiunto. Su un punto importante: l’aiuto ai Paesi in via di sviluppo. La media della contribuzione europea passerà allo 0,39 per cento del Pil. Rispetto allo 0,33 attuale potrebbe sembrare un incremento minimo. Ma per arrivare a questo risultato c’è stata una battaglia molto dura. La Germania oggi contribuisce soltanto con lo 0,22 per cento del Pil e il governo di Berlino ha fatto uno sforzo notevole per accettare il compromesso che consentirà alla Ue di andare, martedì prossimo, con una posizione comune alla Conferenza organizzata dall’Onu a Monterey sugli aiuti allo sviluppo. L’obiettivo dell’Onu, sancito nella Dichiarazione del Millennio, è di destinare lo 0,7 per cento del Pil dei Paesi ricchi allo sviluppo delle aree più povere del mondo. Quello compiuto dall’Europa è, comunque, un passo in avanti che è stato reso possibile dall’atteggiamento più flessibile della Germania. E con questo gesto di buona volontà Gerhard Schroeder si è presentato ieri sera all’«incontro chiarificatore» con Romano Prodi che ha riportato il sereno dopo le polemiche delle ultime settimane. L’accordo sull’aumento degli aiuti è anche un messaggio lanciato ai no-global che hanno promesso di «assediare il vertice» con manifestazioni che a Barcellona temono in molti.
Fumata nera, invece, all’Ecofin che, ieri sera, ha preceduto il vertice. I ministri dell’Economia dei Quindici dovevano affrontare lo statuto della nuova Banca Euro-Mediterranea che dovrebbe favorire gli investimenti in dodici Paesi del Mediterraneo meridionale. Sul tavolo due ipotesi: quella di farla nascere come filiale della Bei (la Banca europea degli investimenti), o come un suo semplice «sportello». Inghilterra e Svezia hanno riproposto una terza ipotesi che sembrava scartata: quella di un Fondo di partenariato. La conclusione: anche questo capitolo finirà sul tavolo dei capi di Stato e di governo. O sarà rinviato, come molti altri capitoli già in lista d’attesa.

Enrico Singer