Dal Mezzogiorno riparte il dialogo sindacale

22/10/2002




22 ottobre 2002


ITALIA-POLITICA


Dal Mezzogiorno riparte il dialogo sindacale

Cgil apre a Cisl-Uil: iniziative di lotta comuni – Angeletti: ricominciare dalle misure previste nel Patto

Massimo Mascini


ROMA – Marciare assieme con la Cgil? Cisl e Uil rispondono di sì. A una condizione: che nessuno prevarichi gli altri e che si guardi ai contenuti, ai problemi, non più agli schieramenti politici. È quindi positiva la replica delle confederazioni di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti all’apertura che Guglielmo Epifani ha fatto intravedere già venerdì scorso, al momento della maggiore divisione, durante lo sciopero generale separato. Questo non significa che tutti i problemi siano suparati, che l’unità sia dietro l’angolo, ma certamente qualche paratia è caduta, si può riprendere un cammino assieme. E non è escluso che trovi una risposta positiva la proposta che la segreteria della Cgil ieri ha formalizzato, per un’iniziativa comune con Cisl e Uil sui temi della politica industriale, a cominciare dal Mezzogiorno. Il problema potrebbe essere il Patto per l’Italia, perché la Cgil ha nuovamente affermato che è ormai fallito e ne ha chiesto il superamento, mentre Cisl e Uil lo difendono. Angeletti vi ha fatto esplicito riferimento e, rifacendosi alle parole di Gianfranco Fini a Reggio Calabria, ha detto che un’eventuale ripresa di dialogo con la Cgil deve partire da lì. Quanto ha detto anche il segretario confederale della Cisl Sergio Betti. Ma anche questo ostacolo può essere superato con un po’ di pragmatismo. Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil, non rinnega certo il Patto. «Per noi – afferma – è un punto di partenza obbligato, perché è quanto meno un ottimo misuratore della volontà del Governo di operare per la ripresa del Mezzogiorno, mai così centrale. Ma – aggiunge – se la Cgil rivendica altrettanta attenzione al Mezzogiorno sulla base delle proprie proposte, può andare bene lo stesso. Nessuno chieda però abiure. Quello che serve è molto pragmatismo, un’attenzione ferma ai contenuti dei problemi: accettando una posizione così esplicita, dichiarandosi disposti ad ascoltare gli altri non solo per cortesia si possono cogliere risultati importanti, ai quali non vogliamo rinunciare». E Pier Paolo Baretta, segretario confederale Cisl, mostra una analoga disponibilità. Parte criticando Epifani. «Perché il segretario generale della Cgil – spiega – ha scelto un approccio minimalista, chiedendo un confronto sui singoli problemi. Forse – obietta – se davvero si vogliono superare le diversità, sarebbe meglio confrontarsi sulle strategie, andare alla radice dei problemi accettando però il pluralismo sindacale, riconoscendo che è una risorsa e non un limite. In questo modo è possibile avviare tra di noi una discussione non scontata. Ma è necessario alzare il tiro strategico». Proprio per questo Baretta sostiene che, per quanto il Patto per l’Italia sia importante, non è necessario adesso chiedere alla Cgil di sottoscriverlo o comunque di accettarlo, ma di discuterne i problemi centrali, naturalmente partendo dalle soluzioni che il Patto prevede, ma con grande laicità. «Questo anno – ricorda Baretta – è stato difficile, ma anche molto importante per come ci siamo confrontati, non gettiamolo via, usiamolo». Un tema, la rappresentanza, che potrebbe essere un punto di partenza per una nuova stagione sindacale. «La differenza più forte – dice Baretta – è l’accettazione di una legge in merito: ma allora, perché insistere per averla quando assieme possiamo superare tutti gli altri problemi»?