Dal Libro bianco alla delega, bersaglio l’innovazione

14/01/2003





Martedí 14 Gennaio 2003

Dal Libro bianco alla delega, bersaglio l’innovazione

Tutte le revisioni strutturali in tema di flessibilità e Welfare prendono le mosse dall’eredità culturale di Marco Biagi


ROMA – L’allarme terrorismo resta alto, soprattutto ora che il processo di riforme sul lavoro sta per concludersi. Il Libro bianco di Marco Biagi ha dato una prospettiva sui temi dell’occupazione e del Welfare ma è anche, in gran parte, il testo da cui sta per nascere la seconda riforma del mercato del lavoro, dopo quella del ’97 firmata dall’allora ministro Tiziano Treu. La seconda riforma. Febbraio è il mese annunciato per il varo: il sorpasso a sorpresa della devolution ha ritardato di qualche mese il via libera alle nuove misure sulle flessibilità che cominceranno l’ultimo sprint all’Aula del Senato il 28 gennaio. La delega diventerà legge, i decreti delegati la renderanno operativa entro luglio, mese di presidenza italiana del semestre europeo. Un appuntamento al quale il Governo vuole presentarsi con due target: mercato del lavoro più moderno e riforma delle pensioni con la previsione di disincentivi per chi lascia il posto prima del raggiungimento dei requisiti per il trattamento di vecchiaia. Nell’Esecutivo sembra ormai prevalente la tesi di chi vuole affrontare anche il tema previdenziale, pur con la consapevolezza che si aprirà un nuovo fronte con il sindacato. In questo quadro le nuove norme sperimentali sull’articolo 18 saranno affidate al Parlamento: il Governo sarà infatti impegnato a raggiungere il nuovo obiettivo-previdenza anche se dal ministero del Welfare fanno sapere che sui licenziamenti si andrà avanti. Subito dopo l’approvazione della riforma del mercato del lavoro, Roberto Maroni presenterà alla commissione Lavoro del Senato l’emendamento che recepisce l’intesa del Patto per l’Italia, cioè risarcimento invece del reintegro per le imprese che superino la soglia dei 15 addetti e indennità di disoccupazione più robusta. Presentato l’emendamento, il Governo lascerà la parola alle Camere senza forzare né spingere per un’approvazione certa o in tempi brevi. La primavera, del resto, sarà segnata dalla vicenda Fiat e, soprattutto, dalla piega che prenderà il dibattito sulle pensioni. L’era pre-Treu. Il 19 marzo dello scorso anno, giorno dell’assassinio di Marco Biagi e il 20 maggio del ’99, quando fu ucciso Massimo D’Antona, segnano il nuovo assalto del terrorismo sul mondo del lavoro. Un mondo profondamente cambiato nel giro di pochissimo tempo. Cinque anni fa, nell’era pre-legge Treu lo scenario era pressappoco questo. Chi cercava lavoro non aveva che una scelta: andare all’ufficio di collocamento pubblico. Non c’erano servizi all’impiego privati, non esisteva un mercato della domanda e dell’offerta di lavoro, non c’era concorrenza. E il collocamento pubblico riusciva (e ancora oggi riesce) a trovare un’occupazione solo al 4% dei disoccupati. Non esisteva il lavoro temporaneo: le imprese che avevano bisogno di manodopera per i picchi produttivi avevano l’unica opzione degli straordinari spesso pagati "fuori busta", cioè in nero. Il part-time era fuori mercato: costava più di un lavoro a tempo pieno, dunque disincentivava le imprese bloccando l’occupazione femminile. Il contratto a tempo determinato dettava regole e vincoli stretti: nascono e si moltiplicano i collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.). Quasi due milioni di lavoratori senza tutele e garanzie, con salari bassissimi e un’aliquota previdenziale assolutamente insufficiente a garantire una copertura pensionistica dignitosa. Le promesse mantenute. La legge Treu del ’97 che ha tradotto in norma il Patto per il lavoro fatto tra il Governo Prodi e i sindacati cambia lo scenario. Arriva il lavoro interinale, viene rivisto e corretto il part-time e anche il tempo determinato, si arriva alla fine del monopolio pubblico del collocamento. Misure che non sono solo nuove ma efficaci: dal ’97 fino al 2001 sono stati creati più di un milione di posti di lavoro. C’è stato poi un lavoro di manutenzione: il primo atto del Governo Berlusconi è stata la direttiva sui contratti a tempo determinato. E poi la delega lavoro nata dal Libro Bianco di Biagi. Un’evoluzione della legge Treu che liberalizza davvero il collocamento privato, riforma quello pubblico, introduce nuove flessibilità, incentiva il part-time, prevede prime tutele ai co.co.co. La sfida delle nuove misure. Insomma, nel giro di pochi anni, si capovolge un sistema di regole, di rapporti, di relazioni industriali. La politica dei redditi del ’93 dà un ruolo diverso al sindacato, il Governo Berlusconi lo rimette in discussione. Prima del ’97 non esisteva altra flessibilità al di fuori del tempo determinato, ora con la delega lavoro sentiremo parlare di job on call (lavoro a chiamata). Se il lavoro interinale ha scandalizzato molti, ora arriva lo staff leasing, cioè l’affitto di manodopera anche a tempo indeterminato. Se non esisteva altro ufficio di collocamento al di fuori di quello pubblico, con le nuove norme potremmo avere un sistema concorrenziale anche nella domanda/offerta di lavoro. Poi, come per la legge Treu, non basterà misurare il tasso di modernità della nuova riforma. Ma anche quello di efficacia contando, se ci saranno, i nuovi posti di lavoro.
LINA PALMERINI