Dal lavoro nero un buco di 17 miliardi

27/06/2005
    sabato 25 giugno 2005

      Dal lavoro nero
      un buco di 17 miliardi

        Allarme della Cgil: gli irregolari sono 5 milioni 700mila
        Il fallimento delle ricette del governo Berlusconi

          di Laura Matteucci / Bari

            MONDI SOMMERSI. Sono 5 milioni e 700mila tra autonomi e dipendenti i lavoratori irregolari, per circa il 17% di prodotto sommerso. In un convegno a Bari la Cgil lancia l’allarme sommerso, il più elevato d’Europa: il solo lavoro nero produce un valore minimo di
            170 miliardi di euro all’anno con un’omissione, solo di versamenti previdenziali e assicurativi, di 16,5 miliardi, e rappresenta 90 miliardi di euro almeno, solo come (impossibile), base imponibile Irap. Un danno in aumento costante: solo nell’ultimo anno, ci sono 200mila lavoratori in nerodi più. E la tendenza è ormai consolidata.

              La Cgil ribadisce il fallimento del governo Berlusconi e delle sue ricette «quelle dirette come la legge 383 o i diversi condoni fiscali e preventivi – dice Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil – come quelle indirette, a partire dalla legge 30». E chiede un piano di legislatura per l’emersione dal sommerso e per il contrasto al lavoro nero, che preveda innanzitutto la costituzione di un «Fondo nazionale per l’emersione e il consolidamento delle imprese emerse».

                L’obiettivo è ridurre lo zoccolo duro del sommerso tra il 15 e il 20%, con 5-700mila lavoratori da regolarizzare ad un media di 130mila l’anno. Occorre investire 1-2 miliardi di euro puntando ad un incremento del gettito per lo Stato tra i 15 e i 20 miliardi.

                  I numeri parlano chiaro: il conto economico del lavoro nero rappresenta il 16% del pil. Cifra che sale al 26% se si tiene conto dell’intera area dell’economia irregolare.

                    Secondo il rapporto 2005 dell’Istituto di ricerca Ires, illustrato dal suo presidente Agostino Megale, nel 2002 i lavoratori irregolari erano 3.437.000; dal 1993 sono aumentati di 300mila unità e il tasso di irregolarità è diventato del 14,2%. Il fenomeno si concentra per l’83% tra i dipendenti. Nel periodo 1992-2001, il tasso di irregolarità è cresciuto di due punti, salvo l’inversione del 2002 per effetto della regolarizzazione degli immigrati.

                      Se, come è accertato, il lavoro nero coinvolge quasi un quarto del totale dei lavoratori, ed interi sistemi imprenditoriali, per la Cgil oltre a quelle del governo sono evidenti anche le responsabilità a carico delle forze politiche, degli amministratori ed operatori economici, «per quel poco e male che si è fatto, ma soprattutto per ciò che, per mancanza di coraggio e di volontà politica, non si è fatto», come dice Fammoni.

                        Le proposte Cgil sono condivise anche da Cisl e Uil, che sottolineano come sia «importante rilanciare l’iniziativa unitaria sul tema dei temi, sulla madre di ogni problema del lavoro italiano».

                          E secondo il responsabile del Programma 2006 per i ds Pierluigi Bersani, la proposta «è la più completa degli ultimi anni». Fondamentale è che «venga collegato il tema dell’emersione a quello del consolidamento dell’impresa». Ma innanzitutto «deve tirare un’aria nuova», dice Bersani. «Bisogna riprendere il filo della serietà, dello spirito civico, della fedeltà fiscale. Deve venir fuori l’idea che, per salvarsi, il paese deve alzare l’asticella delle regole dei comportamenti. Da questo può venire lo stimolo a politiche che riguardino l’emersione».