«Dal governo una dichiarazione di guerra»

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      «Dal governo una dichiarazione di guerra»
      I sindacati accusano il premier: cifre false sul contratto degli statali. Senza intesa sarà lotta dura

        Laura Matteucci

          MILANO Dopo la retromarcia del governo, Cgil, Cisl e Uil attendono giovedì prossimo, il 19, come il giorno della risoluzione. E si preparano, tra riunioni di vertice e infuocate assemblee di lavoratori, ad una lotta dura: se il governo non rispetterà l’intesa, sarà sciopero generale, affiancato da proteste articolate per categoria.

            Perchè per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, dopo sedici mesi di attese e faticosi tira-e-molla, manca solo la firma: fissato l’appuntamento col governo, già raggiunta la mediazione sugli aumenti, che nel complesso pesano in Finanziaria meno di 600 milioni di euro (e non 1 miliardo come qualcuno ha «erroneamente» dichiarato).

              I sindacati infatti respingono al mittente (Berlusconi) come false le cifre giudicate «troppo onerose» per lo Stato: l’aumento medio sul quale è stata raggiunta l’intesa non è affatto di 111 euro, ma di 97,75 euro.
              Una mediazione raggiunta con il ministro all’Economia Siniscalco, beninteso, solo il giorno prima della diffusione dei dati dell’Istat, quelli disastrosi sul pil che arretra invece di crescere e della produzione industriale che crolla un altro po’. Il fatto che adesso Berlusconi si accorga che non ci sono più soldi in cassa e cerchi di farla pagare ai lavoratori è semplicemente surreale.

                Come dice Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil: «Si presuppone che il ministro abbia considerato la mediazione compatibile con la situazione economica. E si presuppone anche che di questa situazione fosse a conoscenza. O aveva bisogno dei dati dell’Istat per avere il quadro economico italiano?». Altra ipotesi, per dirla con il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta: «Se il presidente del Consiglio non sa che cosa fa il ministro dell’Economia allora c’è da preoccuparsi».

                  Ma la realtà supera la fantasia: «Con i sindacati ci sono state delle trattative, ma nessun accordo». Così il ministro al Welfare Roberto Maroni fa piazza pulita delle proteste di Cgil, Cisl e Uil. Di più: «Chiedere al governo quel genere di aumenti e di aumentare la spesa corrente oltre quanto stabilito – continua Maroni – è da irresponsabili, perchè significherebbe aggravare ulteriormente i conti dello Stato».

                    Morale: le parti sociali – parole di Maroni – apprezzino che il governo chieda loro aiuto e accettino l’appello di Berlusconi, perchè questo è un momento che richiede uno sforzo straordinario da parte di tutti. Anche perchè, in tutto questo raschiare il fondo del barile, c’è da accontentare Confindustria, con la riduzione dell’Irap, anzi l’eliminazione entro il 2006, come va dicendo adesso Berlusconi.

                      Chiaro il dilemma di basso profilo del governo: quello 0,25% del pil già stanziato lo usiamo per poter ridurre l’Irap alle imprese o per rinnovare i contratti?

                        Riassumendo: in quattro anni, il governo ha mandato il Paese in rovina continuando peraltro a sostenere che andava tutto bene, e adesso gli irresponsabili sono i lavoratori che non tirano la fine del mese e che, per il bene della patria, devono continuare così. «Fa meraviglia la richiesta di aiuto da parte del governo – dice Pezzotta – Così come che ci si accorga solo ora che le cose vanno male, come da tempo diceva il sindacato, che invitava ad una maggiore concertazione, al confronto. Sembra di capire che non abbiano la consapevolezza della situazione reale dell’Italia». E Podda riprende: «È sempre di moda la vocazione naturale delle organizzazioni sindacali a salvare la patria. Noi ci faremo carico degli interessi generali del paese, come sempre. Ma questo non può ledere il diritto dei lavoratori ad avere il rinnovo».

                          Non che il governo sia compatto, chiaro. Se la Lega non smette di remare contro (con Maroni, ma anche con il ministro alla Giustizia Castelli, che in sostanza dice le stesse cose), in compenso An continua a tirare dalla parte esattamente opposta: «Spero che Berlusconi chieda alle forze sociali un patto sul rilancio dell’economia, assicurando il rispetto della proposta Baccini (ministro alla Funzione pubblica, ndr). I dipendenti pubblici vanno rispettati», dice il ministro della Salute Francesco Storace. E Mario Baccini, il ministro direttamente interessato, che dice? «Tra le priorità del governo c’è anche il rinnovo dei contratti pubblici, così come ha detto Berlusconi in Parlamento». Bontà sua.