Dal Fisco una spinta ai fondi pensione

03/04/2001

Il Sole 24 ORE.com


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    Previdenza complementare
    Con i correttivi al Dlgs 47/2000 e la circolare delle Finanze è possibile valutare la convenienza

    Dal Fisco una spinta ai fondi pensione
    Le nuove regole sulla tassazione hanno un duplice obiettivo: sviluppare gli strumenti di categoria e quelli a carattere individuale
    a cura di Benedetto Santacroce
    Dopo l’approvazione del correttivodel Dlgs 47/2000 e dopo l’emanazione della corposa circolare n. 29 del 20 marzo 2001, i contribuenti hanno tutti gli strumenti per valutare i vantaggi fiscali creati dalla nuova normativa in materia di fondi pensione.
    La riforma, che è entrata invigoredal1ºgennaio 2001, pur favorendo chiaramente i fondi chiusi di categoria ha sostanzialmente cercato di equiparare le regole applicabili a questa tipologia di fondi con quelle applicabili ai fondi aperti. Questo con lo scopo di sviluppare contestualmente degli strumenti previdenziali di categoria, basati su contratti collettivi, accordi aziendali e patti extraziendali,edeglistrumenti previdenziali di carattere individuale. Fornendo così al contribuente, sia esso lavoratore dipendente ovvero lavoratore autonomo o, più in generale, possessore di un reddito, una concreta scelta e una "formale" libertà nell’aderire a un fondo rispetto a un altro.
    Dal punto di vista più squisitamente fiscale la riforma è intervenuta sia sul piano dei contributi, che su quello delle prestazioni che su quello della gestione dei fondi pensionepropriamentedetti. Questenovità,combinate con un maggiore equilibrio dell’intero sistema normativo, modificando sostanzialmente rispetto al passato, determinano un nuovo assetto sia per i vecchi iscritti a vecchi fondi, sia per i nuovi iscritti a vecchi fondi, sia (e questo è l’aspetto più rilevante) per i nuovi iscritti a nuovi fondi.
    L’intera riforma si basa sull’applicazione di due principi di base. Il principio della correlazione tra i contributi versati al fondo e non tassati e le prestazioni erogate e tassate e il principio della non duplicazione dell’imposizione con detassazione delle rendite finanziarie già sottoposte, in seno al fondo pensione, ad autonoma fiscalizzazione.
    Questi due principi si traducono in pratica nel fatto che:
    il lavoratore dal 2001 potrà versare dei contributi, con limiti prestabiliti, che non concorreranno alla formazione della base imponibile tassabile nell’anno di contribuzione, ma concorreranno alla determinazione dell’imposta al momento dell’erogazione della prestazione. I limiti sono, in via generale, costituiti dal fatto che il lavoratore potrà versare al fondo complementare e dedurre dal proprio reddito imponibile delle somme che dovranno rispettare il limite assoluto dei dieci milioni e del 12% del reddito complessivo. Va sottolineato: in via generale. Perché ad esempio i lavoratori dipendenti (esclusi i lavoratori vecchi iscritti a vecchi fondi), oltre ai limiti predetti, dovranno destinare al fondo pensione una quota di Tfr almeno pari al 50% dell’intero contributo.
    Di segno opposto la deroga prevista per i vecchi iscritti a vecchi fondi che fino al 2005 potranno versare al fondo e dedurre dal proprio reddito imponibile una somma anche superiore a dieci milioni, non superiore, comunque, al 12% del proprio reddito complessivo, nei limiti degli importi versati al fondo nel corso del 1999;
    le rendite finanziarie degli accantonamenti effettuati al fondopensioneegestiti dall’ente fondo verranno tassati con l’aliquota del 11% in seno al fondo, ma, rispettando alcune condizioni, non verranno poi tassati al momento dell’erogazione della prestazione.
    Sul piano delle prestazioni la riforma, diretta a favorire l’erogazione delle rendite rispetto all’erogazione di capitale, impone rigide regole al fine di evitare che lo strumento previdenziale, attraverso l’accordo delle parti, divenga solo e unicamente uno strumento finanziario di investimento.
    Per questo, al momento dell’erogazione della prestazione, se si vuole ottenere la detassazione dei rendimenti finanziari già tassati all’interno del fondo, il soggetto beneficiario, a meno che non si trovi in particolari condizioni, potrà ottenere, sotto forma di capitale, solo una somma non superiore a un terzo dell’intera prestazione, mentre la restante parte dovrà essere erogata sotto forma di rendita. In materia di rendita si sottolinea che a decorrere dal 2001 le somme erogate subiranno, in base alla regola della correlazione, una tassazione al 100% al netto dei rendimenti finanziari già tassati e dei contributi versati e non dedotti dal reddito imponibile.
    Lunedì 2 Aprile 2001
 
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