Dal Dpef un vincolo: inflazione all’1,4%

08/07/2002



Sabato 06 Luglio 2002

Il Governo vara il Documento: l’anno prossimo tagli per un punto, riduzione dello 0,4% della pressione fiscale e maggiori investimenti
Dal Dpef un vincolo: inflazione all’1,4%
Crescita rivista all’1,3%, ma grazie alle riforme l’Esecutivo punta al 2,9% il prossimo anno
ROMA – Saranno le riforme – annuncia il Governo – a spingere la crescita del 2003 verso il 3 per cento. Per l’inflazione programmata, il target del prossimo anno è l’1,4%, contro l’1,7% di quest’anno. La pressione fiscale è indicata in discesa dall’attuale 42,3 al 39,8% nel 2006 (-0,4% il prossimo anno), con il debito pubblico che toccherà il 100% nel 2004. Lo scenario macroeconomico del Dpef 2002-2006, approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, vede confermate nella bozza provvisoria le indicazioni di questi giorni. In primo luogo la crescita. Il Governo riduce formalmente all’1,3%, contro il precedente 2,3%, la stima per l’anno in corso. Sale di conseguenza anche il deficit, ma non oltre l’1,1% (contro il precedente 0,5%). Dunque il Governo conferma che dalla decisione di Eurostat sulle cartolarizzazioni, che ha provocato un appesantimento del deficit 2001 dall’1,6 al 2,2%, deriverà un beneficio per l’anno in corso e per il prossimo. Il livello di indebitamento netto all’1,1% sconta il peggioramento congiunturale, cui va ad aggiungersi il maggior deficit ereditato dal 2001 per quel che riguarda la spesa sanitaria (lo 0,2% nell’ultima revisione Istat). L’effetto riforme sulla crescita. Per quel che riguarda il 2003, il Governo scommette sulle riforme, da quella del fisco al mercato del lavoro. «Senza di esse, l’andamento tendenziale della nostra economia permarrebbe insoddisfacente». Mettendo in conto l’effetto propulsivo delle riforme si può ipotizzare per il prossimo anno un tasso di crescita del 2,9 per cento. «Il Governo – si legge nel documento – intende avviare un processo di riforme per incidere in maniera radicale sui meccanismi di sviluppo del sistema economico, così da realizzare in via permanente il sentiero di crescita potenziale dell’economia su valori prossimi al 3 per cento». Quanto all’indebitamento netto, la nuova stima è dello 0,8 per cento: lo 0,5% equivale al margine di flessibilità ottenuto all’ultimo Ecofin di Madrid in virtù della formula del «close to balance»; lo 0,3% è da attribuire agli stabilizzatori automatici (è l’effetto «output gap» che deriva dalla minore crescita del 2002). Deficit e pressione fiscale. Nella proiezione pluriennale, il surplus di bilancio dovrebbe essere raggiunto nel 2005. Secondo la tabella del quadro macro inserita nel Dpef, la progressione vede il deficit scendere allo 0,5% nel 2004, per raggiungere l’attivo dal 2005 (0,1%) e passare allo 0,2% nel 2006. Quanto alla pressione fiscale, nel 2003 si toccherà quota 41,9%, mentre il 2004 dovrebbe vedere il peso del fisco e dei contributi sull’economia scendere al 41,4 per cento. Un punto in meno poi nel 2005 (40,4%) e infine quota 39,8% l’anno successivo. Per il prossimo anno è in programma una manovra correttiva pari all’1,4% del Pil (18,5 miliardi di euro). La spesa corrente verrà ridotta dell’1% l’anno. L’occupazione. Il Governo prevede di ridurre la percentuale dei senza lavoro dall’attuale 9,1 al 6,8% nel 2006. Il tasso di occupazione crescerebbe dal 54,6 al 60 per cento. I pilastri del Dpef. «Stabilità, riforme, sviluppo, equità»: questi i quattro obiettivi strategici sui quali il Governo intende basare la sua strategia di politica economica. La stabilità sarà garantita dal rispetto degli obiettivi europei, «da un sentiero che raggiunge già nel 2003 un saldo strutturale di bilancio prossimo al pareggio, e prosegue il cammino nei tre anni successivi». Per il capitolo delle riforme, si cita oltre al fisco e al mercato del lavoro, il mercato dei capitali e dei prodotti. L’equità è affidata alla revisione del sistema fiscale e del Welfare. Meno Irpef e Irpeg. Nel corso della conferenza stampa pomeridiana, che ha fatto seguito alla sigla dell’intesa con le parti sociali sul «Patto per l’Italia», Tremonti ha ribadito che il Governo non ridurrà la spesa sociale, ma «taglierà gli sprechi». Quanto al primo modulo dell’Irpef, quella in arrivo è per il ministro dell’Economia, «la più grande riduzione dell’Irpef che ci risulti sia mai stata fatta». Un’affermazione duramente contestata dal suo predecessore Vincenzo Visco: «Per restare solo agli ultimi anni, i Governi di centro-sinistra hanno ridotto le tasse di oltre 11mila miliardi di vecchie lire per il 2000 e di circa 23mila miliardi per il 2001». Il dettaglio della distribuzione sarà discusso, da qui alla messa a punto della prossima Finanziaria, d’intesa con le parti. L’importo (5,5 miliardi di euro) equivale più o meno al margine di flessibilità, concordato dall’Ecofin di Madrid, sull’obiettivo del pareggio di bilancio. Vi si aggiungono i 500 milioni di euro necessari a tagliare una parte del costo del lavoro nel calcolo della base imponibile Irap, mentre la riduzione di due punti dell’Irpeg (dal 36 al 34%) comporterà una riduzione di gettito pari a 1,6 miliardi di euro. In particolare per l’Irpef, il ministero dell’Economia fa sapere che le aliquote attualmente in vigore continueranno a essere applicate nel 2003 «solo per i redditi sopra i 25mila euro». Il che vuol dire, in sostanza, che lo sgravio andrà a beneficio esclusivo della fascia di reddito fino a 25mila euro (circa 50milioni delle vecchie lire).

Dino Pesole