Dal 2008 in pensione a 60 anni

28/07/2004


          mercoledì 28 luglio 2004

          LA NUOVA PREVIDENZA

          Dal 2008 in pensione a 60 anni Bonus del 32,7% per chi rinvia
          Dal Tfr ai fondi integrativi, così cambierà la previdenza

          ROMA – Dal 2008 l’età minima per la pensione d’anzianità sale da 57 a 60 anni (con 35 di contributi). E fino al 31 dicembre 2007 ci sarà un bonus in busta paga (il 32,7% della retribuzione lorda esentasse) per i lavoratori dipendenti privati che ritarderanno il pensionamento. Inoltre, i lavoratori dovranno scegliere entro sei mesi se tenersi l’istituto della liquidazione o destinare il Tfr maturando ai fondi di previdenza integrativa. Queste le tre novità della riforma, che, se oggi verrà approvata dalla Camera, diventerà legge dopo due anni e sette mesi dalla presentazione.

          Dal dicembre 2001 a oggi il provvedimento ha subito numerosi rimaneggiamenti su iniziativa dello stesso governo. Il 29 dicembre 2003 fu il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ad annunciare, con un discorso televisivo a reti unificate, che la riforma sarebbe stata fatta perché «la situazione è insostenibile». La delega stima risparmi fra il 2012 e il 2018 di 8.800 miliardi di euro all’anno, pari allo 0,7% del prodotto interno lordo. La versione finale prevede due fasi. La prima fino a tutto il 2007 e la seconda dal primo gennaio 2008.

          Nella prima fase scatta il meccanismo del silenzio-assenso sul Tfr (se non si dice nulla va nel fondo) e parte il bonus. Non cambiano gli attuali requisiti per la pensione d’anzianità (57 anni d’età e 35 di contributi). Ma i lavoratori che, pur avendo raggiunto questi limiti, decideranno di restare in attività godranno dell’esenzione dal pagamento dei contributi all’Inps. Il 32,7% entrerà così in busta paga esentasse e quindi il beneficio netto potrà essere superiore. Fino al 45,5% in più. Infatti, secondo una simulazione dell’istituto di previdenza Inpdap, un lavoratore che guadagna 18 mila euro l’anno netti, arriverà a prendere 8 mila euro in più. Nonostante ciò, lo stesso Inpdap, ma anche la Corte dei Conti, avvertono che il bonus potrebbe non essere conveniente. Per due motivi. 1) Il mancato pagamento dei contributi fa sì che l’importo delle pensione non aumenti nonostante si lavori più a lungo. 2) Si potrebbe guadagnare di più mettendosi in pensione e svolgendo poi un lavoro, compatibilmente con le norme sul cumulo. Il bonus è previsto dalla riforma solo per i dipendenti privati. Per i pubblici è rimandato a future normative e non vale per le casse professionali privatizzate. Per diventare operativo il bonus richiede un decreto interministeriale (Lavoro ed Economia).


          Nella seconda fase, che scatta il primo gennaio 2008, aumentano i requisiti per la pensione d’anzianità. 60 anni, 61 dal 2010 e 62 dal 2013 (un anno in più per i lavoratori autonomi). Le donne potranno continuare ad andare in pensione a 57 anni, ma con l’assegno più leggero (calcolato col contributivo). I nuovi limiti non valgono per le casse professionali.

          Enrico Marro

          ANZIANITA’

          Dopo il 2007 ritiro possibile
          a 60 anni e 35 di contributi

          Sino al 2007 la pensione di anzianità si ha combinando 57 anni di età e 35 di contribuzione, oppure con 40 di contributi (ridotti a 38 nel biennio 2004-2005 e 39 nel 2006-2007), a prescindere dall’età anagrafica. Dal 2008 si potrà invece andare in pensione di anzianità con 60 anni (61 per gli autonomi) più 35 di contributi, oppure con 40 di contributi indipendentemente dall’età compiuta. L’età salirà a 61 anni (62 per gli autonomi) dal 2010; dopo la verifica dei conti, nel 2013 si vedrà se portarla a 63 anni (64 per gli autonomi).

          REGOLE

          Donne, nessuna modifica
          L’addio resta fermo a 57 anni

          Dal 2008 solo le donne potranno continuare ad andare in pensione con 57 anni più 35 di contributi. Con una penalizzazione: il calcolo della pensione interamente col metodo contributivo. Per chi sceglierà le vecchie regole anche dopo il 2007, il calcolo sarà effettuato soltanto con il nuovo criterio contributivo, comprendendo anche l’anzianità maturata prima del 1° gennaio 1996. Un disincentivo che porta a un trattamento mutilato del 20-25% e dovrebbe quindi scoraggiare le interessate e convincerle a raggiungere i 40 anni.

          CERTIFICATI

          Anzianità, arriva la patente per i diritti finora acquisiti
          Il lavoratore che matura i requisiti utili per la pensione di anzianità entro il 31 dicembre 2007, potrà chiedere al proprio ente di previdenza il rilascio di una apposita certificazione. Questa sorta di "patente" gli consentirà di esercitare il diritto acquisito (per chiedere l’anzianità) in ogni momento. L’obiettivo è rassicurare i lavoratori, molti dei quali oggi chiedono la pensione di anzianità più che per libera convinzione, per timore di eventuali modifiche delle disposizioni in senso negativo.

          REQUISITI

          Con il riassetto, due uscite l’anno
          Chi matura il requisito utile per l’anzianità deve aspettare l’apertura della cosiddetta finestra. La decorrenza del trattamento pensionistico parte dall’inizio del trimestre solare successivo a quello in cui si matura il requisito, per i lavoratori dipendenti, e dall’inizio del semestre successivo per gli artigiani e commercianti. Attualmente le finestre sono quattro: gennaio, aprile, luglio e ottobre. Con la riforma le finestre saranno ridotte a due con la conseguenza che il lavoratore dovrà aspettare almeno 3 mesi in più: con requisiti maturati entro il secondo trimestre dell’anno (30 giugno), accesso al pensionamento dal 1° gennaio dell’anno successivo, se si sono compiuti anche i 57 anni di età entro il 30 giugno (altrimenti 1° luglio dell’anno successivo); con requisiti maturati entro il quarto trimestre dell’anno (31 dicembre), accesso al pensionamento con decorrenza 1° luglio dell’anno successivo

          GIOVANI

          Via al contributivo, non per tutti
          La riforma investirà anche i giovani ossia, in base alla normativa previdenziale, coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1996 in poi. Al termine della carriera lavorativa, il loro trattamento previdenziale verrà calcolato esclusivamente con il metodo contributivo. Ma vediamo gli altri requisiti: l’età minima, oggi stabilita in 57 anni, sia per gli uomini sia per le donne, sarà portata a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini.
          Restano comunque alcune eccezioni: in alternativa sarà infatti possibile ottenere la pensione con 40 anni di versamenti contributivi, a prescindere quindi dall’età anagrafica, oppure con gli stessi requisiti previsti dal 2008 per la «vecchia» pensione di anzianità (che consistono nei 35 anni di contributi e nell’età minima di 60 anni).

          PROFESSIONI

          Casse private, non si varia
          Ricongiungimento gratuito

          Le casse professionali sono escluse dall’aumento dell’età per l’accesso alla pensione di anzianità. Nemmeno il taglio da quattro a due all’anno delle «finestre» di pensionamento riguarda gli istituti previdenziali dei professionisti. È previsto invece un ampliamento della totalizzazione (da attuare con un successivo decreto), la possibilità di ricongiungere gratuitamente i contributi versati in enti diversi.

          LIQUIDAZIONI

          Un semestre per scegliere tra le opzioni della riforma
          Il dipendente avrà 6 mesi, dall’entrata in vigore dei decreti attuativi della riforma (6 mesi dall’assunzione per i nuovi) per decidere se dire no all’uso del proprio Tfr per la previdenza complementare. Altrimenti la quota di Tfr maturando andrà direttamente ai fondi pensione (si applicherà il cosiddetto criterio del silenzio-assenso). Regole e controlli saranno comuni a tutte le forme di previdenza complementare, dai fondi chiusi e aperti, alle polizze individuali di assicurazione.

          INCENTIVI

          A chi rimane, un premio sullo stipendio lordo
          Nel quadriennio 2004-2007, per frenare le uscite dal mondo del lavoro è previsto che chi raggiunge il requisito utile per l’anzianità, possa chiedere di rinunciare all’ulteriore versamento dei contributi. In questi casi la relativa somma che l’azienda avrebbe dovuto pagare all’Inps, il 32,7% della retribuzione lorda, andrebbe nelle tasche del lavoratore. Il bonus sarebbe esente da Irpef, consentendo così al lavoratore di mettere in tasca una somma superiore al 32,7% dello stipendio.