Dal 1° gennaio tutte a casa. Le commesse fanno sciopero

22/12/2014   (La Repubblica - Roma)

Bologna. Tutte precarie, tutte aiuto-commesse, e nessun responsabile. Così sei ragazze che lavorano al negozio di abbigliamento Alcott in via Ugo Bassi hanno cominciato ieri uno sciopero a oltranza che andrà avanti fino alla scadenza del contratto, il 31. Contratto che peraltro hanno già impugnato. «C`è un abuso della precarietà sconvolgente, devono essere tutte assunte a tempo indeterminato», attacca la Cgil, i cui funzionari ieri erano con loro a distribuire volantini per invitare le persone a non entrare nel negozio. «Ci sfruttano, fanno soldi sulla povera gente. Vergogna», urlavano le commesse al megafono proprio nei giorni di massimo shopping natalizio. Qualcuno prende un volantino, altri entrano tra i fischi, altri ancora se ne vanno tra gli applausi. All`interno lavorano dipendenti arrivati da altri negozi. «Siamo tutte aiuto-commesse, non ci pagano gli straordinari e spesso riceviamolo stipendio in ritardo», spiega Caterina, 34 anni, una delle cinque assunte con contratto a termine cui si aggiunge un`altra con un apprendistato che, denuncia il sindacato, è «chiaramente fasullo». Stipendi sui mille euro. «Io dovrei finire alle otto, ma finisco spesso alle nove perché ci chiedono di fare straordinari e anche foto al negozio per vedere come lo manteniamo», racconta Margherita, 22 anni, che qui ha un contratto da quattro mesi. «Se non tornano i conti in cassa dobbiamo mettere i soldi noi – racconta un`altra una volta hanno trovato 50 euro falsi e li abbiamo pagati noi». «Qui hanno avuto coraggio e si sono fatte avanti, ma probabilmente anche altrove funziona allo stesso modo – spiega Stefania Pisani, della Filcams Cgil -. L`uso del precariato di quest`azienda viola tutte le leggi, che prevederebbe una quota di contratti a termine del 20% sul totale dei dipendenti e un massimo di 4 persone se sono meno di 15. I contratti sono illegittimi». La proprietà, la Capri srl di Napoli, ha incontrato le commesse solo quando è stato dichiarato lo stato di agitazione. «Hanno mandato un consulente, ma per farci star buone sotto Natale», continua Caterina. Desiderio non esaudito.