Dai traduttori agli archeologi, la carica delle partite Iva

06/04/2010

Sono oltre tre milioni gli aderenti alle associazioni che non hanno ancora un proprio Ordine. Il rischio degli abusivi
MILANO — All’appuntamento del 15 aprile con il ministro Angelino Alfano sono in tanti a voler partecipare, anche se non sono stati invitati (almeno per il momento). Il mondo delle professioni èmolto cambiato negli anni e sono cresciute nuove figure, molte delle quali non inquadrate all’interno di ordini. E proprio questa nuova galassia ha fatto sentire la sua protesta per la mancata convocazione da parte del ministero della Giustizia.
Se infatti il mondo delle professioni classiche fa registrare due milioni di iscritti e un milione di dipendenti addetti agli studi, quello dei liberi professionisti che non hanno un proprio ordine vanta un popolo di circa tre milioni di persone. Tributaristi, professionisti della sanità, giuristi d’impresa, amministratori condominiali, archeologi, traduttori e interpreti sono solo alcune delle centinaia di figure che non risultano all’interno di un ordine. Inevitabile quindi la levata di scudi di chi da tempo vive nel limbo di una professionalità non riconosciuta malgrado anni studi e una laurea conseguita. Da anni a chiedere attenzione per questi lavoratori è il Colap (Coordinamento delle libere associazioni professionali) ma complessivamente sono più di 50 le associazioni che hanno già dichiarato di aver interesse a partecipare a un dibattito su un progetto di riforma delle professioni.
«Limitare la discussione solo ai presidenti degli ordini professionali sarebbe come guardare al futuro con gli occhi del passato — avverte Angelo Deiana, presidente del comitato scientifico del Colap —. La realtà professionale in Italia è variegata e piena di nuove figure che vanno riconosciute e tutelate. Noi non chiediamo nuovi ordini ma un riconoscimento delle associazioni professionali come soggetti di garanzia degli iscritti nei confronti di terzi. E poi ci attendiamo un titolo che ci accrediti anche in Europa, considerato che attualmente noi non siamo riconosciuti all’interno dell’Unione europea mentre i nostri colleghi comunitari possono venire ad aprire il loro studio in Italia. E gli stati generali convocati da Alfano sarebbero l’occasione giusta per fornire finalmente risposte concrete». Eppure è già da qualche tempo che i liberi professionisti bussano alle porte del ministero. E anche Giorgio Berloffa, presidente di Assoprofessioni, ricorda la lettera inviata già due settimane fa al Ministro della Giustizia in cui si legge: «Siamo certi che non vorrà limitare il confronto alla sole professioni ordinistiche, che rappresentano una parte certamente decisiva del mondo professionale, ma non sono più, ormai da diversi anni, l’unica e neppure la più numerosa espressione di questa attività».
Lo sanno bene i «cugini» dei medici, gli operatori della sanità che dal ’99 sono in attesa di una regolamentazione. Si tratta di 550 mila specialisti della salute, raggruppati in 22 associazioni, di cui solo tre (infermieri, ostetriche e tecnici di radiologia) organizzate in collegi e con un minimo di disciplina dell’attività professionale. Il resto si barcamena nel vuoto legislativo cercando di parare i colpi che arrivano dal fenomeno degli abusivi (il mondo della riabilitazione ne è pieno). Che mettono a repentaglio la salute dei clienti. A tariffe nella maggior parte bassissime. Tutti insieme guardano alla riforma, nella speranza che la coperta sia lunga abbastanza.