Dai supermercati no a Siniscalco

20/09/2004


            lunedì 20 settembre 2004

            Pagina 26 – Economia
            Cobolli Gigli (grande distribuzione): i centri commerciali hanno già fatto il massimo per contrastare la crisi
            Dai supermercati no a Siniscalco
            "Non abbasseremo i prezzi". I consumatori: in tre mesi solo rialzi

            ROMA – Congelare sì, tagliare no. I centri commerciali, quelli grandi e i medi, sposano la linea del ministro Marzano e deludono invece le speranze del ministro Siniscalco. I prezzi, nel loro schema, potranno anche restare fermi fino a dicembre, ma difficilmente andranno giù come Siniscalco vorrebbe. «Non siamo né ciechi né egoisti», spiega Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Faid, «I centri commerciali che rappresento, aziende che generano un fatturato di 44 miliardi di euro, hanno già dato». Della serie: i tagli ci sono già stati. «Quando ci siamo accorti che gli italiani avevano il fiato corto e non spendevano più, abbiamo fatto sacrifici regolari per venire loro incontro». Nel 2003, i prezzi sarebbero saliti dell´1,3%, quindi meno dell´inflazione (il dato si riferisce solo ai prodotti confezionati, e non a quelli freschi che hanno registrato invece aumenti da gioielleria). Tra maggio e luglio 2004, poi, i prezzi sarebbero addirittura scesi (dello 0,2%), per rispondere al calo dei consumi. Ora non sarebbe possibile fare di più.

            E Siniscalco, allora? E il modello Torino? In Piemonte il ministro dell´Economia ha promosso un patto con i commercianti (aperto alla grande e media distribuzione, ma anche alle botteghe), che può portare a nuovi tagli. Perché mai la Faid lo boicotta, nel resto d´Italia? «Nessun boicottaggio», assicura Cobolli Gigli, «il patto di Torino ci piace perché immagina tagli a tutta la filiera, già all´origine dei giochi: rinuncerà a qualcosa chi produce un bene, chi gestisce i servizi, ed anche lo Stato. A quel punto, se il commerciante potrà risparmiare sulle sue voci di costo, potrà avvantaggiare il cliente moltiplicando gli sconti». Il vero problema, quindi, non sarebbe tanto nella strategia, semmai nei tempi: se il patto di Torino può subito funzionare su scala locale, difficilmente potrà applicarsi così com´è, da qui a Natale, a livello nazionale.
            Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, scuote la testa. Lui non si è accorto di tutti questi tagli ai prezzi nei supermarket , «né nel 2003 e neanche quest´estate». Anzi: «I nostri studi – aggiunge – dimostrano che le grandi marche hanno ritoccato verso l´alto i listini, soprattutto a luglio», dalla pasta ai pomodori. E ora Trefiletti teme la beffa. L´accordo che Marzano promuove dovrebbe congelare solo il 15 o il 20 per cento dei beni, mentre gli altri sarebbero liberi di salire, da oggi a fine anno.


            Su una cosa i consumatori e la Faid sono d´accordo. Tra gli scaffali, gli italiani si sono fatti molto scaltri: cercano offerte e promozioni, soprattutto s´accontentano. «Mentre prima erano disposti a spendere una lira di più pur di assicuarsi prodotti di qualità», dice Trefiletti, «adesso puntano sulle marche più sconosciute, pur di risparmiare 10 centesimi. E questo è un grande problema: rischia di mettere in crisi il fior fiore delle ditte italiane, quelle di maggiore pregio, incalzate dalle ditte low cost, che praticano prezzi stracciati».


            Il contrasto tra Marzano (che si accorda per congelare i prezzi) e Siniscalco (che a Torino ha lavorato per tagliarli) non è sfuggito ad An. Che si schiera. Maurizio Saia di An è con Siniscalco: «Il modello torinese è ottimo, perché coinvolge tutti gli attori, perché vuole interpellare anche le banche – dice – perché ha obiettivi ambiziosi. L´accordo nazionale di Marzano, invece, rischia di essere una cosa solo declaratoria». Commenta Trefiletti: «Anche il vicepremier Fini, negli incontri con noi consumatori, ci aveva detto di lavorare al taglio dei listini, e non al semplice congelamento. Noi speriamo ancora che questa linea possa avere il sopravvento».


            (a.fon.)