Dai Nobel all’Ocse: riforme

12/03/2002



Dai Nobel all’Ocse: riforme, riforme, riforme

Nobel a confronto

Gary S. Becker

Solo così l’Italia potrà superare il lavoro sommerso
Le proposte avanzate dal Governo italiano in materia di liberalizzazione del mercato del lavoro sono mosse incoraggianti, anche se hanno generato proteste sindacali. Sono parole parole del premio Nobel per l’economia del ’92, Gary S. Becker. Gli ostacoli creati dalle rigidità nell’economia, secondo il Nobel, spingono spesso verso attività sommerse e tra gli esempi c’è anche la Germania oltre all’Italia. In Italia le agenzie di collocamento dovrebbero essere private e un maggiore utilizzo di forme contrattuali più flessibili, inoltre, potrebbe aiutare a sua volta ad aggirare troppa rigidità. L’Europa ha tassi di disoccupazione vicini al 9%: non ci sono ragioni in termini di economia moderna per tassi così elevati. L’unica spiegazione può essere cercata nella rigidità del mercato del lavoro e nelle difficoltà di creazione di nuove imprese



Franco Modigliani
Quel tabù inutile ha bloccato per anni le nuove assunzioni
Ho sempre pensato che l’articolo 18 creasse un grave danno per il Paese e che abbia contribuito a tenere alta la disoccupazione. Il Premio Nobel italiano per l’economia, Franco Modigliani, non è mai stato avvezzo a usare mezzi termini. Dovrebbe essere un problema facile da capire: quando le imprese non possono licenziare, incalza la linearità del professore, non hanno alcun incentivo ad assumere. Questo spiega la disoccupazione giovanile così alta, in particolare al Sud. Era un problema diffuso in altri Paesi, ma è stato risolto. In Italia si è fatto qualcosa con l’impiego dell’interinale, ma non basta. Datore di lavoro e lavoratore devono essere in sintonia: se questa manca, dev’essere prevista la possibilità che il lavoratore venga compensato, ma non rimesso dov’era. É importante, invece, incoraggiare contratti più flessibili per creare occupazione.




Robert Mundell
La «deregulation» inevitabile corollario della moneta unica
Ai mercati del lavoro e a quello dei capitali dovrebbe essere assicurato il massimo di libertà possibile e non dovrebbero esistere vincoli alle possibilità di movimento dei lavoratori e dei capitali. Favorevole all’abolizione di ogni ostacolo a una crescita multiregionale dell’economia nell’area dell’euro è Robert Mundell, premiato con il Nobel nel ’99 per la sua teoria sulle "convergenze monetarie". Tra le priorità per l’Italia nell’era della moneta unica, secondo Mundell, c’è sicuramente la deregulation del mercato del lavoro. Ma il premio Nobel è convinto che sia necessario anche accelerare al massimo la realizzazione delle raccomandazioni del Vertice di Lisbona per combattere la disoccupazione e diffondere l’Information technology. E ancora: è urgente la riforma delle pensioni, con la quale l’età del ritiro dal lavoro dovrebbe essere collegata alla longevità media.



Istituzioni

Da Via Nazionale monito a seguire la «via flessibile»
«Le trasformazioni oggi rendono necessario superare rigidità insostenibili e introdurre forme di flessibilità». Secondo il Governatore Fazio, adeguamenti dell’attuale normativa sul lavoro «favoriranno la diffusione di forme di assunzione stabili, con effetti positivi sulla qualificazione dei prestatori d’opera, sulla produttività e, di riflesso, sugli investimenti». «La sostanza dei nuovi indirizzi» proposti dal Governo «appare coerente».





Già nell’85 Lama al Cnel chiese di superare le soglie
«L’esperienza applicativa dell’articolo 18 non suggerisce un giudizio positivo della reintegrazione, che nei termini generali in cui è previsto nel nostro diritto non trova riscontro in alcun altro ordinamento» (…). In un documento della commissione Lavoro del Cnel del 1985, alla quale partecipava anche Luciano Lama, si afferma che è preferibile «una radicale revisione della disciplina dei licenziamenti individuali


Organismi internazionali



Da Bruxelles molte pagelle con voti insufficienti Gli inviti a cambiare spesso sono caduti nel nulla
La riforma del mercato del lavoro è «di importanza fondamentale»: è quanto ha ripetuto a più riprese negli ultimi mesi la Ue. «Governi e parti sociali devono raddoppiare gli sforzi per intraprendere riforme che incidano sul mercato del lavoro». In Italia «vari problemi strutturali del mercato del lavoro restano irrisolti. L’organizzazione del lavoro deve essere modernizzata». Cinque le raccomandazioni formulate già a novembre 2001: ridurre squilibri regionali e lavoro nero; aumentare la flessibilità del mercato del lavoro; attuare la riforma del sistema di collocamento; migliorare le politiche attive per il lavoro; adottare una strategia coerente con obiettivi nazionali nel campo della formazione continua.





Il Fondo monetario: il tasso di attività è basso Servono interventi per superare i divari territoriali
Da un recente dossier del Fondo monetario internazionale emerge che su 21 Paesi considerati l’Italia è al diciannovesimo posto per dinamicità del mercato del lavoro. Fin dal novembre scorso l’Fmi ha fatto notare che «un sostanziale aumento della crescita a lungo termine dell’Italia è inesorabilmente legato al miglioramento delle performance del mercato del lavoro». Recentemente i membri del Fondo monetario internazionale hanno più volte ripetuto che «servono riforme strutturali e questo è il giusto momento per essere flessibili». L’Italia soprattutto, secondo i tecnici del Fondo monetario, deve procedere a interventi sia per quel che riguarda la flessibilità del mercato del lavoro sia nella determinazione dei salari, tenendo conto anche delle differenziazioni territoriali.




E l’Ocse assegna la palma d’oro delle rigidità: in Italia va superata la normativa protezionista
L’Ocse ha assegnato all’Italia il primato della rigidità in tema di lavoro e ha "invitato" il nostro Paese ad adottare una maggiore flessibilità, soprattutto in uscita. «Le recenti riforme hanno semplificato l’ingresso nel mercato del lavoro, ma non l’uscita e questo potrebbe aver contribuito a creare un doppio mercato del lavoro», ha affermato l’Ocse già nel settembre scorso sottolineando gli «effetti deleteri sulla domanda di lavoro» che derivano dal «protezionismo» garantito dall’attuale legislazione. Di qui la necessità di rivedere le norme sui licenziamenti, oltre a mettere in campo politiche per innalzare il tasso di occupazione (attualmente al 53,5%) assai lontano dall’obiettivo del 67% fissato dalla Ue per il 2005: «Sarebbe fondamentale allentare le rigide norme a protezione dell’occupazione attualmente in vigore».

Martedí 12 Marzo 2002