Dai militari ai farmacisti: più di 50 progetti lobby per lobby

15/09/2003

      Domenica 14 Settembre 2003

      Previdenza


      Dai militari ai farmacisti: più di 50 progetti lobby per lobby
      Attenzione puntata su casse e fondi integrativi


      ROMA – Veterinari, ingegneri, militari, farmacisti, cancellieri e segretari giudiziari: sono solo alcuni dei possibili beneficiari dei vari progetti di modifica del sistema previdenziale italiano. Le proposte di legge depositate in Parlamento sono una cinquantina. Rare quelle di riforma strutturale; molteplici, invece, quelle rivolte a specifiche categorie, con una particolare attenzione per le Casse professionali e i fondi integrativi. La previdenza integrativa delle Forze armate e di polizia sta a cuore alla maggioranza, che nel 2002 ha presentato nel giro di pochi mesi due progetti di legge. Diversi i firmatari: da un lato 15 deputati di An, dall’altro 12 esponenti di Lega, Fi e Udc. Unica la sostanza: estendere ai militari i meccanismi dei fondi pensione previsti per gli altri pubblici dipendenti e la soppressione delle Casse attualmente esistenti. Eliminare le Casse è l’obiettivo anche di un’altra proposta di legge, presentata alla Camera da Roberto Lavagnini (Fi). Sempre ai militari, anche se limitamente a quelli invalidi per ragioni di servizio, è legata l’iniziativa legislativa del senatore Maurizio Ronconi (Udc): l’esponente centrista chiede la defiscalizzazione dei trattamenti previdenziali ottenuti dagli ex militari in funzione dell’invalidità. Simile gli intenti di Publio Fiori (An) che a Montecitorio ha presentato un progetto per defiscalizzare le pensioni privilegiate ordinarie di ex dipendenti civili e militari dello Stato. I parlamentari italiani, questa volta di entrambi gli schieramenti, dimostrano di avere un occhio di riguardo anche per i lavoratori del settore sanitario. La commissione Lavoro della Camera ha iniziato a luglio l’esame di due progetti di legge concorrenti. Uno dei Ds, l’altro di Fi. Identico l’oggetto: l’attribuzione agli oltre 1.500 medici fiduciari dell’Inps lo stesso trattamento di quelli del servizio sanitario nazionale, anche ai fini pensionistici. Con una sola differenza: per i 15 deputati della Quercia il cambiamento di regime deve essere obbligatorio, per gli azzurri discrezionale. Al personale degli enti ospedalieri autonomi (tra gli altri Inps, Inail, Cri) è indirizzata un’altra proposta di legge targata Ulivo. Carla Mazzuca (Margherita) rivendica la restituzione dei contributi previdenziali versati dai dipendenti degli enti ospedalieri autonomi ai fondi integrativi gestiti dagli istituti di appartenenza. Tra le professioni giudicate meritevoli di tutela rientrano anche veterinari e farmacisti. Ai primi si è interessata Laura Cima (Verdi). Ai secondi il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè. L’obiettivo di entrambi è rendere facoltativa l’iscrizione all’ente nazionale di assistenza e previdenza di categoria. Corteggiati anche gli operatori della giustizia. Innanzitutto i giudici. Il magistrato di Cassazione e senatore Mario Greco (Fi) vorrebbe che ai suoi ex colleghi, sia ordinari che amministrativi, venisse riconosciuta la riliquidazione del trattamento pensionistico, come previsto per tutti gli alti dirigenti dello Stato. Alla sorte della Cassa professionale degli avvocati è interessato un altro forzista, Giancarlo Pittelli. Ma nelle menti dei parlamentari di casa nostra c’è spazio pure per il personale degli uffici giudiziari. Oltre 40 senatori, quasi esclusivamente di Fi e Udc, hanno proposto di trasformare la Cassa mutua nazionale in un fondo di previdenza complementare e permetterne l’accesso a tutto il personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie e al personale amministrativo del ministero della Giustizia. Non più quindi solo a cancellieri e segretari.

      LU.B.
      EU.B.