Dai Cup del Nord sì con riserva alla bozza Vietti

22/05/2003




              Giovedí 22 Maggio 2003
              NORME E TRIBUTI


              Ordini, dai Cup del Nord sì con riserva alla bozza Vietti


              MILANO – Un sì a denti stretti. Un compromesso ragionevole con alcuni distinguo, per un riordino complessivo della disciplina sulle professioni atteso da oltre 30 anni. È il battesimo riservato alla proposta di riforma del sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, dall’assemblea dei Cup del Nord Italia – in rappresentanza di Ordini e Collegi – riunita ieri a Milano. Salvo sorprese dell’ultima ora, il progetto sarà presentato domani in Consiglio dei ministri per essere trasformato, con ogni probabilità, in un maxiemendamento sostitutivo al testo unificato già sul tavolo della commissione Giustizia del Senato.
              A fronte delle bocciature poste da Colap (il Coordinamento delle libere professioni) e da Fita (la Federazione del terziario avanzato aderente a Confindustria), la posizione del Coordinamento dei Cup territoriali del nord Italia, cui aderisce gran parte degli Ordini, ha sostanzialmente ufficializzato il proprio sostegno al progetto. Finalmente, secondo gli Ordini, viene riconosciuto l’obbligo del titolo universitario per l’esercizio delle professioni e, per i professionisti dipendenti, di essere iscritti nei rispettivi Albi dopo aver ottenuto l’abilitazione. Eppure si affermano alcuni cortesi ma determinati distinguo. I Cup teritoriali hanno bocciato senza appello la parte del progetto, non del tutto chiara, che lascia aperta la possibilità ai professionisti di istituire anche società di capitali. Da un lato, infatti, si indirizzano i soggetti ad esercitare in forma di cooperativa o della nuova Stp, società tra professionisti equiparata alla Snc. Dall’altra, la disciplina fa salva l’adozione delle forme di organizzazione tradizionali, senza escludere le società commerciali, Srl e Spa.
              A premere sull’acceleratore per liberalizzare le società di capitali sono soprattutto le associazioni e le nuove professioni, che leggono come «un attentato alla libertà di impresa» l’esclusione del capitale dalle professioni regolamentate. Ma il presidente del coordinamento dei Cup territoriali del Nord Italia, Giuseppe Cappochin, ha chiesto di approfondire la discussione in sede parlamentare, con la possibilità di ammettere l’ingresso del capitale solo per le professioni non "protette", blindando tout court quelle che fanno capo agli Ordini. Forti perplessità sono emerse anche sulla creazione di un sistema duale tra Ordini e Associazioni che dia pari dignità a tutte le professioni. «Attenzione – hanno detto i rappresentanti dei Cup – a dare la patente di professionisti a coloro che non lo sono». Alle Associazioni che, per essere iscritte nel futuro registro presso il ministero di Giustizia, stabiliranno come requisiti di iscrizione il titolo di studio universitario, standard minimi di qualità e il rispetto del codice etico, i Cup chiedono chiarezza: su identità, composizione, anche quantitativa, e regole di trasparenza di gestione e accesso. Infine, tra le proposte emerse, quella di riuscire a portare all’ordine del giorno della discussione parlamentare la possibilità di riscattare ai fini previdenziali gli anni di tirocinio.
              Prossimo appuntamento, il 30 e 31 maggio a Lecce, per il forum nazionale dei Cup territoriali, in cui si discuterà anche dell’ipotesi di creazione di un’assemblea dei presidenti delle realtà provinciali e regionali. Obiettivo: dialogare di più e meglio con il Cup nazionale.

              LAURA CAVESTRI