«Dai commercianti non c’è più nulla da spremere»

21/06/2005
    martedì 21 giugno 2005

    «Dai commercianti non c’è più nulla da spremere»

    La Confesercenti contraria a un taglio dell’Irap che favorisce solo la grande industria. Nessuna revisione degli studi di settore

    di Bianca Di Giovanni / Roma

      BASTA SALASSI. Le piccole imprese non ci stanno a «pagare» per sgravi fiscali destinati alle grandi. L’altolà parte da Confesercenti, che ieri e oggi riunisce la assemblea annuale. «Non si pensi che le Pmi aprono i cordoni della borsa e gli altri incassano – dichiara dal palco il presidente Marco Venturi – Il nostro portafoglio è ormai vuoto e margini per nuovi prelievi fiscali non esistono più, né per lo Stato, né per le Regioni, né per gli enti locali». Zavorrati da costi più pesanti (affitti e carburanti), dalla malavita che ha «spremuto» 6 miliardi per il pizzo e 12 miliardi per l’usura, dallo Stato che dal 2001 ha chiesto 25 miliardi di tasse in più tra condoni e concordati, i commercianti rifiutano l’ipotesi di un taglio Irap destinato solo alla componente lavoro, che premierebbe solo la grande industria. L’alternativa avanzata da Confesercenti è lo sgravio legato agli investimenti in ricerca e innovazione. Ma se la prossima finanziaria manterrà il taglio sul costo del lavoro, si chiede in cambio l’innalzamento fino a 15mila euro della fascia già esente per le imprese con ricavi inferiori ai 500mila.

        «Il governo ha intenzione di abolire l’Irap dal prossimo anno senza discriminazioni tra grandi e piccole imprese», replica dallo stesso palco Claudio Scajola, con una comoda formula «ecumenica» (fa il paio con quel «azzereremo l’Irap» senza termini temporali annunciato in Confindustria pochi giorni prima la capitolazione sul «taglio» di quest’anno). Sta di fatto, controreplicano dallo staff Confesercenti, che sul tavolo c’è sempre stata l’ipotesi di uno sgravio sul lavoro. Insomma, Venturi mette le mani avanti e attacca all’unisono governo e Confindustria che «rema» per sé. Il primo è colpevole di voler trattare solo con pochi: anche Confesercenti (come gli artigiani) è stata esclusa dalla riunione che ha preceduto il tavolo a Palazzo Chigi sull’Irap. Inoltre va «stoppato» chi pensa ad una ulteriore revisione degli studi di settore, che per Venturi equivarrebbe ad un salasso. «Non c’è davvero più nulla da spremere – dichiara il presidente – Ora basta attacchi o si rompe il patto fiscale». Quello che serve è il ritorno alla normalità fiscale e una misura tampone da finanziare con risparmi di spesa, con nuove tasse sulle rendite e con la lotta all’evasione. Mai e poi mai toccando l’Iva, che andrebbe abbassata al 4% per il turismo. Proprio all’evasione fa un cenno Scajola, quando avvisa che «ciascuno deve pagare perché tutti paghino meno». Ma l’accusa per Confesercenti è irricevibile: se l’84% delle Pim aderisce agli studi di settore, gli evasori vanno cercati altrove. Insomma, anche in questo caso, ognuno punta il dito sugli altri e tutti contro il governo. Altro tema «caldo» quello dei prezzi. L’euro e l’Europa restano un’opportunità: semmai sono i costi e la struttura distributiva da rivedere. Quanto all’inchiesta Antitrust sulla filiera agroalimentare, c’è poco da indagare: è già tutto scritto. Basterebbe agire.