Dagli studi un nuovo modello per le relazioni sindacali

11/08/2010

Il macigno buttato da Sergio Marchionne sull’assetto delle relazioni sindacali va ben oltre Pomigliano d’Arco. La questione posta dall’amminìstratore delegato della Fiat su produttività e globalizzazione appare certamente condivisibile per un gruppo industriale che compete ai massimi livelli sui mercati internazionali, pi problematica risulta la clamorosa ipotesi prima annunciata e poi congelata dalla Fiat di disdire il contratto collettivo nazionale che regola il rapporto di lavoro con i dipendenti del gruppo. Il braccio di ferro tra Marchionne e i sindacati apre inattesi scenari sul fronte della contrattazione collettiva e impone una seria riflessione sulle dinamiche sindacali che fino a oggi hanno «governajo» le relazioni tra le parti sociali.
L’attuale asse confederale-sindacale-governo, messo in discussione dall’ad della Fiat, poggia le sue basi su un modello concertativo, figlio degli accordi interconfederali del 1993, che non rispecchia pi le mutate esigenze del mercato e del lavoro. E appare datato persino nel sistema delle relazioni industriali, ancorato agli anacronistici schemi della coesione sociale che, in alcuni settori, come in quello degli studi professionali, si stanno ri-orientando sempre pi verso la sussidiarietà e la reciprocità sindacale. È la sfida controcorrente che si trovano di fronte oggi le organizzazioni dei datori di lavoro-professìonisti.e i sindacati di categoria, impegnati a gestire una profonda riorganizzazione del modo di lavorare negli studi professionali e, al tempo stesso, assicurare a tutto il comparto il corretto funzionamento della bilateralità, grazie anche a strutture pi snelle. Il punto di incontro di queste due direttrici ha portato al varo di un innovativo modello di governance che non risponde a logiche di poltrone, ma punta a bilanciare gli interessi dei datori di lavoro e dei dipendenti attraverso la piena condivisione degli obiettivi da raggiungere.
Nello studio diritti e doveri dei datori di lavoro e dei dipendenti vengono messi sullo stesso piano, in una risultanza positiva che valorizza le competenze e le professionalità di quanti operano per il suo successo. La filosofia che ispira il modello di governance si muove nel solco della consapevolezza che un ambiente di lavoro in grado di assicurare uua robusta rete di protezione sociale contribuisca a fidelizzare il rapporto tra datore di lavoro e dipendente e, quindi, a migliorarne la produttività. I vantaggi sono evidentemente reciproci. Tuttavia, il raggiungimento dello stadio di «studio ideale» non pu prescindere da una visione condivisa tra le parti, che fa perno su un Contratto collettivo sempre pi aperto alle sfide dell’innovazione e della competitività. Su questo punto, la questione sollevata da Marchionne si rispecchia fedelmente anche nel comparto degli studi. I professionisti, ai pari delle imprese produttive, per competere nell’affollato mercato dei servizi professionali hanno bisogno di maggior flessibilità e istituti contrattua li che sappiano dare risposte aderenti al nuovo perìmetro operativo degli studi e strumenti innovativi per fronteggiare i continui mutamenti imposti dalla concorrenza e dal mercato.
In tale contesto è maturato l’accordo sulle «Modifiche alla disciplina contrattuale per la Commissione paritetica nazionale e sul funzionamento delle relazioni sindacali», siglato il 16 luglio scorso da Confprofessioni e da Filcams-Cgil, FisascatCisl e Uiltucs-Uil, che rappresenta oggi uno dei modelli contrattuali pi avanzati e innovativi nel panorama della contrattazione collettiva italiana. L’intesa affida a un organismo paritetico composto da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori la definizione degli indirizzi strategici e gestionali della bilateralità e la relativa gestione delle problematiche e l’armonizzazione delle iniziative che puntano a favorire lo sviluppo qualitativo e quantitativo degli strumenti contrattuali, attraverso sinergie di sistema e razionalizzazione delle strutture. Non solo. Per rendere ancora pi aderente il contratto collettivo alle esigenze del territorio l’accordo prevede anche l’avvio di un riassetto organico che mira al completamento del decentramento organizzativo attraverso la contrattazione di secondo livello per favorire e potenziare la diffusione degli strumenti bilaterali in ogni angolo del paese.