Dagli statali il rischio di una corsa al rialzo

12/01/2004


      Sabato 10 Gennaio 2004

      Una sessantina le vertenze ai nastri di partenza
      Dagli statali il rischio di una corsa al rialzo

      Dopo aver ottenuto incrementi superiori rispetto ai privati il pubblico impiego si prepara alla nuova tornata di rinnovi


      MILANO – Trattative complicate, caratterizzate da ripetute rotture. Minacce di mobilitazioni generali. Sindacati spaccati. Per i rinnovi contrattuali il 2003 è stato un anno attraversato da profonde tensioni, a cominciare dal tormentato confronto che ha portato alla firma di alcuni contratti del pubblico impiego, come la scuola, gli enti locali, la sanità. Intese, queste, sottoscritte dopo un lungo braccio di ferro tra sindacati e Governo. Sul fronte privato, accanto ad alcuni rinnovi chiusi in modo decisamente "indolore" – l’ultimo caso è quello dei chimici – la cronaca sindacale ha fatto registrare anche confronti più articolati, come quello dei metalmeccanici che ha visto consumarsi la spaccatura tra Cisl e Uil, da una parte, e la Cgil dall’altra. Il sindacato, guidato da Guglielmo Epifani, non ha firmato infatti l’accordo chiuso con Federmeccanica respingendo i 90 euro di aumento e avviando una «battaglia» sul campo, soprattutto nelle aziende emiliane. Dinamiche che inevitabilmente avranno una ripercussione nel 2004. Sono, infatti, circa una sessantina, esattamente 58, i contratti che, dall’agricoltura ai servizi, scadranno entro quest’anno e per i quali si apriranno le trattative per il rinnovo. Ma la mina pronta ad esplodere nel 2004 sarà ancora una volta il pubblico impiego. I contratti sottoscritti nel 2003 sono arrivati con un ritardo di due anni dalla scadenza del 2001, e così chiuso il rinnovo quadriennale si ricomincia subito con un nuovo confronto per rivedere la parte economica. E come nel 2003 anche questa volta centrale sarà il tema delle risorse. Di cifre ancora non ne circolano, un quadro più chiaro si avrà solo dopo la presentazione delle piattaforme, attese per le prossime settimane, ma i sindacati hanno già fatto sapere di essere pronti a una nuova stagione di mobilitazione (i sindacati della dirigenza medica ad esempio hanno già proclamato uno sciopero per il 20 gennaio). Perché, dicono, «accanto a questi tavoli in attesa di essere aperti, ci sono quelli per i quali deve essere chiusa la prima parte del contratto». Acque agitate, dunque, nella pubblica amministrazione. Mentre sullo sfondo monta il dibattito sulla necessità o meno di rivedere l’accordo del ’93: di rivedere cioè i meccanismi che attualmente agganciano l’ammontare degli aumenti al tasso di inflazione programmata. Prima ancora dei numeri pertanto, la grande incognita potrebbe essere quella delle regole. Per il momento i punti di riferimento restano gli aumenti portati a casi dai lavoratori lo scorso anno: dai 110 degli assicurativi e dagli elettrici agli 81 euro del trasporto pubblico locale. Vertenza questa che continua, nonostante l’intesa del 20 dicembre, con le proteste degli ultimi giorni. Anche in questo caso dietro l’intesa c’è una spaccatura tra i sindacati, che stavolta non coinvolge i confederali ma che oppone quest’ultimi agli autonomi. I sindacati di base non riconoscono l’accordo del 20 a Palazzo Chigi e giudicano la cifra di 81 euro «inaccettabile» rispetto ai 106 inizialmente richiesti. Più pesanti le buste paga per i dipendenti pubblici: dalla scuola ai ministeri gli aumenti hanno tutti superato la soglia dei 100 euro, mantenendosi in linea con il 5,66% di incrementi fissato dai sindacati e frutto di un 1,7% di inflazione per il 2002 e di un 1,3% per il 2003, poi portato all’1,4% nel Dpef, compresi due punti di recupero del biennio precedente e una quota di produttività. E nell’attesa che riparta la macchina dei rinnovi che scadono nel 2004, a complicare il confronto tra imprese e sindacati restano le trattative avviate l’anno scorso ma che ancora non hanno trovato una soluzione. Ancora una volta la situazione più complicata è quella della pubblica amministrazione. Dopo una prima fase di incontri si è bloccato il confronto per il contratto delle agenzie fiscali, e della presidenza del Consiglio. Mentre non sono neanche state avviate le trattative per la ricerca e l’università.

      SERENA UCCELLO