Da zero a 2 mila euro, ecco quanto guadagnano i praticanti d’Italia

08/01/2010

Stipendi e prospettive degli aspiranti commercialisti, avvocati e notai. La proposta di anticipare l’inizio del «tirocinio»
Non sono stagisti, non sono dipendenti. E neanche professionisti affermati. Ma sperano di diventarlo. Non per tutti, però, i sogni si realizzeranno. Sono i praticanti che lavorano negli studi professionali, dai commercialisti, agli avvocati fino ai notai. I commercialisti offrono generalmente rimborsi di 500/600 euro al mese (ma a volte non è prevista alcuna remunerazione o rimborso spese), con una progressione scalare lungo la durata della pratica che è di tre anni. In qualche caso, in zone geografiche specifiche e per curricula brillanti, si arriva ai 1.000/1.500 euro al mese, racconta Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dottori commercialisti.
Ai praticanti commercialisti sono offerti generalmente rimborsi di 500/600 euro al mese. In zone geografiche specifiche e per curricula brillanti, si arriva ai 1.000/1.500 euro al mese
E gli aspiranti avvocati? Secondo l’avvocato-scrittore Federico Baccomo, anche se nel codice deontologico della categoria si parla di un compenso commisurato al reale apporto dei «giovani di bottega», in realtà la situazione è a macchia di leopardo. «Si va — spiega — dai praticanti dei grandi studi di affari, generalmente collocati a Milano, che arrivano a prendere anche 1.500/2.000 euro al mese, ai 400/200 euro di uno studio medio e piccolo. Purtroppo però, troppo spesso, il compenso è totalmente nullo».
La pratica notarile, magari anche senza nessun compenso (situazione possibile, ci dice chi ci è passato), porta però poi, una volta diventati professionisti affermati, a importi medi indicati dal Consiglio nazionale di 250.000 euro all’anno (400 prima della crisi). Un ottimo investimento, ma vanno considerate le lungaggini del «sistema». Infatti, anche se sulla carta la pratica notarile è di «soli» 18 mesi, si rimane in un «limbo» che si prolunga in attesa del primo bando di concorso, che oltre ad essere particolarmente selettivo (fra iscritti e promossi il rapporto è dello 0,5%) non è a cadenza determinata. Ma non è finita qui: i risultati del concorso fra scritti e orali possono arrivare anche dopo due anni.
Per gli avvocati la pratica non è foriera dopo l’esame di Stato di una sicura carriera in salita, tanto che non sono pochi i neoavvocati che, «titolo in tasca», di fronte a prospettive economiche limitate, decidono di cambiare mestiere. Purtroppo però lo fanno ormai tardi, sulla soglia dei 28/30anni. Giuseppe Sileci — presidente di Aiga, l’Associazione giovani avvocati — ritiene infatti che sia necessario abbreviare il percorso e chiede di anticipare l’inizio della pratica ad almeno 6 mesi prima della laurea, per aiutare chi si avvia verso questa professione a orientarsi e valutare se si tratta davvero di un’ipotesi da percorrere fino in fondo.
Per i commercialisti invece la possibilità di anticipare la pratica abbinandola al biennio di specializzazione del percorso di laurea 3+2 è già prevista e da due anni esiste una precisa convenzione fra Miur (ministero dell’Università) e il Consiglio nazionale. Peccato però, spiega Siciliotti, che questa norma non sia ancora operativa