Da Treu al Libro Bianco, con l’assillo del dialogo

20/03/2002





Da Treu al Libro Bianco, con l’assillo del dialogo

di 
Bruno Ugolini


 Sono arrivati, puntuali, gli assassini. Hanno sacrificato un’altra volta un eminente studioso del lavoro. Il ricordo va subito ad Ezio Tarantelli, l’inventore della predeterminazione della scala mobile, negli anni Ottanta, freddato durante il governo di centrosinistra guidato da Bettino Craxi. Va a Massimo D’Antona, il consulente di Antonio Bassolino che si batteva per trasformare il conflitto selvaggio, specie nei pubblici servizi, in conflitto civile. Ma non si può non ricordare, in questa scarna e lugubre classifica, anche i colpi d’arma da fuoco che avevano colpito, ferendolo gravemente, Gino Giugni, uno dei massimi studiosi del diritto del lavoro in Italia, padre dello Statuto dei lavoratori.
Una sorte tremenda, eseguita da qualche belva criminale he evidentemente conserva accuratamente, in Italia, un accurato schedario di tutti coloro che si occupano dei delicati problemi della realtà sociale e che la studiano prospettando soluzioni. Ora tocca a Marco Biagi, Ordinario di diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, già a fianco di Tiziano Treu, nel governi di centrosinistra, con Prodi e D’Alema.
Qui aveva seguito con puntigliosa tenacia le varie esperienze di flessibilità inserite nei contratti d’area, nei contratti territoriali, le lunghe trattative per la realizzazione delle prime forme del lavoro interinale, il lavoro in affitto. La sua opera non era interrotta con l’avvento del governo di centrodestra.
Roberto Maroni, neoministro del lavoro, riconoscendogli le indubbie capacità, lo aveva confermato come consulente e così Marco Biagi era diventato, l’autore più impegnato nella stesura del libro bianco sul lavoro che tante polemiche aveva sollevato tra i sindacati. Soprattutto da parte della Cgil.
Il maggior sindacato italiano vedeva in quel testo che però, è bene ricordarlo, non conteneva il provvedimento relativo ai licenziamenti facili, presentato più tardi un tentativo di riformare l’intero diritto del lavoro, senza nemmeno accompagnare le tante scelte proposte, ai necessari ammortizzatori sociali.
Marco Biagi, dalla collaborazione con Treu a quella con Maroni, aveva sempre conservato, però, una perfetta coerenza.
La sua ultima uscita in pubblico risale forse allo scorso 23 febbraio, allorché a Torino, ad un convegno della Confindustria, aveva illustrato il rapporto del cosiddetto “gruppo di alto livello” sul tema delle relazioni industriali in Europa.
Era un gruppo di lavoro creato dalla Commissione europea. Aveva l’incarico di proporre ai politici e alle parti sociali dell’Unione «raccomandazioni tese a modernizzare le relazioni industriali». Il nucleo essenziale del rapporto era costituito dalla scelta «di cambiare le relazioni industriali per aumentarne la qualità».
Nel testo si diceva come l’Agenda Sociale adottata al Vertice di Nizza del dicembre 2000 aveva sottolineato l’importanza delle relazioni industriali per portare a compimento con successo l’obiettivo strategico del vertice di Lisbona del marzo 2000.
L’intento era quello di fare dell’Unione Europea «l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica al mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con maggiori posti di lavoro di migliore qualità ed un maggior livello di coesione sociale».
Le parti sociali, in altri termini, «venivano chiamate a svolgere un ruolo guida nel processo di gestione del cambiamento e di adattamento al nuovo contesto».