«Da sindacalista a invalido diciotto mesi per dimostrarlo»

01/03/2011

L’odissea di un ex leader della Cgil: un sistema assurdo
ROMA — «Le campagne contro i falsi invalidi vanno benissimo, per carità. Basta però che non diventino l’alibi per altre cose, per raggiungere obiettivi di risparmio semplicemente sospendendo o rinviando la spesa. Attenzione perché di mezzo ci vanno tanti malati indifesi» . A parlare, per esperienza diretta purtroppo, è Beppe Casadio. Già tra i leader Cgil e, nel 2002, indicato come possibile successore di Sergio Cofferati, Casadio è stato improvvisamente colpito nell’agosto del 2009, mentre era in vacanza in Sicilia, da una grave infiammazione neurologica che gli è costata un ricovero in ospedale di 13 mesi e lo ha costretto, a 63 anni, sulla sedia a rotelle. «È come se ti venisse addosso una montagna» , racconta. La vita cambia di colpo e si entra in un labirinto burocratico dal quale spesso è impossibile uscire con le proprie forze. È andata così anche a Casadio e a sua moglie Milena, che lo assiste 24 ore su 24. «Fin dall’inizio, in ospedale, ci hanno consigliato di presentare domanda di invalidità per ottenere una serie di ausili altrimenti a pagamento. Noi abbiamo deciso di muoverci come normali cittadini, senza chiedere l’interessamento di nessuno, ma è cominciata un’odissea» . La domanda è caduta nella fase di passaggio dal vecchio regime delle invalidità, gestito dalle Asl, a quello nuovo di competenza Inps. E alla pratica Casadio è successo di tutto. L’Asl e Inps si sono rimpallate la domanda per un anno, fino al settembre del 2010 quando la commissione medica della Asl finalmente visita Casadio. Ma non è ancora finita. Il 23 dicembre scorso, due giorni prima di Natale, l’Inps si fa viva con una lettera: «In seguito all’esame del verbale di visita emesso dalla Commissione medica nella seduta del 14 settembre 2010 si sono ravvisati i presupposti per la sospensione della procedura per visita diretta. Si prega pertanto la S. V. di volersi presentare presso questo Centro medico legale (…) il giorno 20 gennaio 2011 alle ore 9.30» . Incredibile: si ricomincia da capo. Nonostante tutta la documentazione medica accumulata in un anno di ricovero e la visita dell’Asl conclusa col riconoscimento del 100%di invalidità, ci vuole anche l’ok dell’Inps. Il 20 gennaio, racconta Casadio, «ci troviamo di fronte una dottoressa Inps con una cartellina nella quale c’è solamente l’iniziale domanda di invalidità, corredata dalla diagnosi del San Camillo risalente al novembre 2009. Niente altro» . Per fortuna i coniugi Casadio hanno portato con loro le copie di tutta la documentazione medica. Poi c’è la visita. Dovrebbe essere tutto finalmente risolto. «Allora ho chiesto quanto dovevo aspettare per il verdetto, ma la risposta è stata che non lo sapevano perché tutto il processo andava informatizzato, come dice la legge, ma l’Asl non aveva trasmesso nulla. Quindi, chissà» . A questo punto Milena scrive un diario, «La storia di Beppe» , che comincia a circolare tra gli amici, in rete. Finisce sulla rivista dei disabili Cgil ed evidentemente ai piani alti dell’Inps. «Ai primi di febbraio un dirigente medico dell’Inps mi telefona. All’inizio penso a uno scherzo, poi gli racconto tutto. Mi dice che ritiene siano stati calpestati diritti essenziali e che l’unica cosa da fare è chiudere la pratica per via cartacea, in deroga all’iter telematico» . Il 22 febbraio la vicenda si conclude col rilascio del verbale di invalidità al 100%e la relativa indennità di accompagnamento. «A me è andata così. Io e mia moglie, per fortuna, abbiamo delle buone pensioni e gli strumenti per capire e fronteggiare situazioni così assurde. Ma ci sono migliaia di anziani da soli e indifesi davanti a questo sistema che non funziona. Noi, nell’attesa abbiamo speso migliaia di euro in visite e cure, ma ce lo possiamo permettere. Ma se uno vive con una pensione normale come fa? Ecco, quando leggo della diminuzione delle pensioni d’invalidità e dei risparmi vantati dal presidente dell’Inps Mastrapasqua, mi chiedo se tutte queste inefficienze e ritardi nella concessione dell’invalidità anche a chi ne ha palesemente diritto non servano a rivendicare questi presunti risultati, ottenuti a così caro prezzo» . Casadio potrebbe continuare per ore. La storia di Beppe è piena di episodi sconcertanti. Come quando, in una Asl, è rimasto un’ora e mezzo incastrato sulla piattaforma elettrica per oltrepassare le scale. «Nessuno sapeva farla funzionare. Poi è partita ma si è subito bloccata. La sbarra non si apriva più. È stato chiamato un tecnico, ma non c’è stato niente da fare e allora in tre mi hanno sfilato da sopra e poi hanno recuperato la carrozzella da sotto» . Casadio ha anche dovuto cambiar casa. «È stato difficile trovarne una senza barriere architettoniche» . Tutti i giorni, per andare a fare fisioterapia, viene accompagnato da tre volontari che si alternano. La macchina la mette a disposizione lui: «Per fortuna abbiamo un fiat Doblò, che per la carrozzella va bene» . Casadio non dispera di poter camminare di nuovo. Intanto, è tornato al Cnel, di cui è membro per la Cgil. L’Inps gli ha già fissato la visita di richiamo per il settembre del 2012. Auguri