Da Scajola bandiera bianca su Termini

09/02/2010

Il governo ha esplicitamente dichiarato che a Termini non sarà più la Fiat a produrre: se l’aria si era già avvertita la scorsa settimana, ieri il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, ha confermato che la linea è ormai quella di cercare (e sperabilmente trovare) nuovi acquirenti, accettando l’addio definitivo annunciato dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. «Con la Fiat – ha spiegato il ministro, intervistato da Mattino 5 – il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa».
Ma per non creare troppo panico e cercare di smorzare le eventuali proteste, Scajola persiste nel dichiarare che ci sono altre offerte, e che anzi sono aumentate rispetto alle «6-7» indicate la settimana scorsa: «Abbiamo 8-9-10 offerte – ha sempre spiegato alla trasmissione di Canale 5 – Le stiamo valutando e le presenteremo il 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo».
«Fiat – ha proseguito il ministro – ha dichiarato di voler chiudere Termini nella riorganizzazione che sta facendo in Italia. Noi riteniamo che ci sia ancora spazio, ma prendiamo atto della decisione di ridurre la produzione su 4 stabilimenti. Abbiamo chiesto però che aumentasse la produzione auto in Italia e aumenterà da 650 mila a 900 mila pezzi». Quanto a Pomigliano, Scajola ha osservato che lo stabilimento «soffre della crisi di produzione dell’Alfa Romeo, che è debole in questa fase: ma in accordo con Fiat si prevede lo sviluppo producendo lì la Panda, che oggi è prodotta in Polonia e che è il modello di punta delle vendite Fiat».
Il ministro è poi passato al nodo incentivi. Si deve ricordare che la settimana scorsa, in una telefonata tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente Fiat Luca Cordero di Montezemolo, quest’ultimo avrebbe ribadito che è il governo a dover decidere se concedere gli incentivi o meno, e che insomma la Fiat avrebbe fatto i suoi calcoli e potrebbe rinunciarvi: insomma, come dire, non vogliamo necessariamente i soldi pubblici, e dall’altro lato però non potete chiederci di avere le mani legate sul destino di Termini. Scajola, ieri in tv, si è dunque riferito ai 270 milioni ricevuti dal gruppo auto per la ricerca e gli investimenti (negli ultimi 3 anni, secondo i calcoli della Cgia di Mestre): «Certo è – ha sottolineato – che questi incentivi sono quelli che hanno permesso di avere prodotti innovativi e quindi di vincere la battaglia per la Chrysler. Non vanno restituiti, ma sono un grande impegno perché la Fiat sviluppi l’italianità e la presenza in Italia. Nel passato la Fiat ha dato diverse prove di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne ha investito molto sul settore, che è diventato il suo core business. E allora, la Fiat si ricordi che l’Italia ha dato alla Fiat come la Fiat ha dato all’Italia».
Intanto ieri alla Fiat e in tutto l’indotto di Termini si sono tenute assemblee. I lavoratori non sembrano intenzionati ad aspettare la data del 5 marzo per avere risposte. E infatti ieri il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, chiedeva in un’intervista al Corriere, di non aspettare il tavolo del 5 su Termini, ma «aprire subito un tavolo a Palazzo Chigi su tutta la Fiat»: «Al suo arrivo al Lingotto Marchionne – ha ricordato Rinaldini – disse che il problema della Fiat non era Termini e poi presentò un piano per il raddoppio dello stabilimento. Bisogna ripartire da lì».