Da operaio a guardia, l’automa cambia lavoro

21/11/2000



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Da operaio a guardia
l’automa cambia lavoro

Renato Zaccaria, docente a Genova: "Il futuro è nei servizi e nell’assistenza"

di MARCO PREVE


GENOVA – Non stupitevi se uno di questi giorni in un albergo il cameriere che prenderà la vostra valigia e vi accompagnerà in camera, avrà al posto degli occhi delle spie lampeggianti e ruote gommate invece dei piedi. Con il robot-maggiordomo potrete comunque avere un dialogo, chiedendo informazioni e consigli, e risparmierete pure la mancia. Un prototipo lo hanno presentato nei giorni scorsi i ricercatori di ingegneria robotica dell’Università di Genova alla fiera Tecnhotel.
E non è l’unico tipo di "automa di servizio" in fase di studio o realizzazione, come dimostrano anche gli auspici della Honda per il loro neonato Asimo. Renato Zaccaria e Giuseppe Casalino, docenti di robotica a Genova, tracciano il percorso futuro dei nuovi robot.
In quale era di robotica siamo?
"Ormai siamo passati alla fase postindustriale. Se fino a qualche tempo fa la richiesta di prodotti arrivava soprattutto dalle fabbriche, oggi si punta molto sui servizi o su, come viene chiamato tecnicamente "l’entertainment", divertimento, anche se il termine qui ha un significato più ampio. Oggi la filosofia è quella del robot fra la gente, con molteplici applicazioni".
Ci può fare qualche esempio?
"Un filone molto battuto è quello della robotica della sorveglianza. Immaginate un automa che svolge le funzioni del vigilantes. Lo stesso robot all’interno di uffici o di un’azienda sarà in grado di segnalare un incendio, l’intrusione di un ladro oppure un guasto a qualche apparato.
Una macchina che non rileva soltanto ma interviene, ad esempio, attivando meccanismi di chiusura oppure di antincendio".
Una sorta di perfetto cane da guardia insomma?
"Questo è solo uno degli aspetti dell’impiego civile. Ci sono applicazioni molto diverse, come quella in campo sanitario. Dove i robot avranno il compito, all’interno di un ospedale, di trasportare medicinali o attrezzature da un reparto all’altro o nei reparti di degenza.
Anche in questo campo, come in quello alberghiero c’è molto interesse da parte dei privati".
Ma il robot cameriere sarà solo un facchino con tanta forza e poco cervello?
"No, assolutamente. Si sta lavorando molto sull’intelligenza di queste macchine. La ricerca è già a buon punto e basterà un ordine vocale, oppure sarà sufficiente toccarle in un punto, per farsi seguire, oppure per indirizzarle in un luogo preciso o ancora per far loro eseguire un compito, come accendere o spegnere le luci, aprire o chiudere delle porte, fornire indicazioni sul tipo di camera".
Ci sono anche risvolti umanitari, i robot saranno utilizzati ad esempio anche nel campo della pace, dell’assistenza?
"A Brescia alcuni colleghi stanno lavorando su un robot anti-mina. L’idea è la stessa dell’"intel

ligenzadistribuita" utilizzata per i progetti delle macchine spaziali. Ossia, tanti robot anche non troppo intelligenti singolarmente, e quindi sacrificabili, ma che comunicano fra di loro e hanno quindi la forza del gruppo.
Ecco, allora, che potranno, anche con sensori in grado di fiutare l’odore dei componenti chimici, individuare i milioni di mine sepolte in Kosovo come nel deserto del Kuwait. Ma per disinnescare le bombe, almeno per ora, ci vorranno ancora l’abilità e il coraggio dell’uomo".