Da Monti via libera agli sgravi al Sud

03/10/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Il commissario Ue apre sugli aiuti al sommerso: «Sono orientato positivamente visto che si tratta di una misura a carattere generale»

    Da Monti via libera agli sgravi al Sud
    «Compatibile» anche la fiscalizzazione per i neoassunti nel Mezzogiorno – In Finanziaria più fondi per la legge 488
    ROMA – Una prima gobba nei conti previdenziali sarà visibile già prima del 2005. Nei prossimi quattro anni la spesa pensionistica pura crescerà, in media, a un passo superiore del 4%, con un punta del 5,84% (2,84% al netto dell’indicizzazione) alla fine del 2002. La corsa delle uscite sarà dunque superiore a quella del Pil. Per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale occorrerebbe che il prodotto interno lordo crescesse almeno del 2,5% l’anno, ma l’ultima previsione elaborata dal Governo parla di un 2,3. E il dossier della Commissione Brambilla, che sarà presentato oggi dal ministro del Welfare, Roberto Maroni insieme al "Libro bianco" sul mercato del lavoro, non lascia spazio a eccessivi ottimismi anche per il medio-lungo periodo: le uscite incideranno sul Pil per una quota superiore al 15% nel 2015 e di poco inferiore al 16% nel 2030. E da questi dati partirà il confronto con le parti sociali, che oggi si concentrerà soprattutto sui temi del lavori per poi indirizzarsi domani più specificamente sulle pensioni. Il rapporto del pool di esperti, incaricato di verificare lo stato di salute del sistema previdenziale, parla chiaro: «Gli squilibri finanziari appaiono destinati, almeno per i prossimi decenni, a un progressivo aggravamento». Una evidente «criticità» nonostante il buon funzionamento mostrato fin qui dalle riforme Dini e Prodi, per le quali fino al 2005 è atteso, tra minori spese e maggiori entrate, una raffreddamento delle uscite di oltre 52 miliardi euro (100.700 miliardi di lire). Quindi, sostanzialmente in linea con le previsioni. Di qui la necessità di intervenire per sostenere l’occupazione e garantire la necessaria competitività al Paese (v. Il Sole-24 Ore del 29 settembre). Il dossier non contiene proposte d’intervento operative, considerate di competenza del Governo. Ma dalla relazione del sottosegretario, Alberto Brambilla, allegata al rapporto, emergono almeno tre direttrici su cui incanalare gli eventuali correttivi: rapida estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori; accelerazione della fase transitoria della «Dini» innalzando l’età pensionabile (troppi i "pensionati-giovani") ed eliminando le residue sacche di privilegio; sviluppo della previdenza complementare, che dovrebbe essere finanziata non tanto con il Tfr quanto da tagli alle aliquote contributive, per le quali dovrebbe scattare un riallineamento (diminuzione sui lavoratori dipendenti neoassunti; aumento per "autonomi" e parasubordinati). Non a caso nella relazione si evidenza che il fallito decollo dei fondi pensione è, in parte, da imputare all’elevato peso contributivo (33% per i lavoratori dipendenti): «Il nostro sistema è caratterizzato da una disomogeneità delle aliquote». I risparmi della «Dini». Oltre 52 miliardi euro attesi dalle riforma Dini dal ’96 al 2005 di cui quasi la metà (oltre 25 miliardi euro pari a circa 50mila miliardi) già conseguiti. A contribuire al risultato sono stati però i 3,9 miliardi di euro che rischiano di restare in cassa per il mancato decollo della previdenza integrativa. Buono il risultato conseguito sul fronte delle "anzianità" con risparmi leggermente superiori alle previsioni, anche se le uscite restano elevate. Le "reversibilità", invece, sono risultate più costose del previsto (1,03 miliardi di euro in più all’anno). Impennata della spesa nel 2002. Sotto la spinta dei trattamenti di vecchiaia nel 2002 la spesa crescerà del 5,84% con un punta del 7,22% per artigiani e commercianti. Allarme "autonomi". Fino al 2008 il tasso di crescita delle uscite per artigiani e commercianti sarà vicino al 7% (circa il 5% al netto dell’indicizzazione). Dal 2010 via ai baby boomers. Nel 2010 sarà dirompente l’effetto relativo al pensionamento dei baby boomers. Nel 2032 aliquote di equilibrio "insostenibili". Nel 2032 ci sarà una quasi parità tra pensionati e lavoratori: l’aliquota di equilibrio raggiungerà quota 46,8% (42,1% nel 2000). Marco Rogari
    Mercoledí 03 Ottobre 2001
 
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