Da industriali e sindacati critiche alla manovra

22/09/2003




20 Settembre 2003

REGIONI E COMUNI GIA’ IN ALLARME PER LA RIDUZIONE DEI FONDI. LA LOGGIA: SONO PREOCCUPAZIONI PREMATURE
Da industriali e sindacati critiche alla manovra
Billè: l’Italia è in recessione. Guidi: l’unica strada è il taglio delle tasse

Raffaello Masci

ROMA
Martedì prossimo alle 12 la nuova finanziaria sarà illustrata alle regioni, alle 17 dello stesso giorno ci sarà l’incontro con le parti sociali. Venerdì, il principale documento di bilancio verrà votato dal consiglio dei ministri. Ma la tabella di marcia è spedita solo nell’agenda del governo, perché ieri, proprio i soggetti che l’esecutivo si appresta ad incontrare hanno cominciato a storcere il naso, da Confcommercio a Confindustria, passando per i sindacati e arrivando agli enti locali.
«L’economia italiana è quasi in recessione, il problema numero uno da affrontare è il rilancio dei consumi», ha detto il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, sottolineando che «dai consumi si ricava il 70 per cento della ricchezza prodotta dal paese». E il governo «deve smetterla di comportarsi come Ponzio Pilato – ha detto – finora ha fatto lo gnorri sui problemi riguardanti il mercato». Il problema dell’Italia, ha detto ancora Billè, «non è l’inflazione, ma la bassa crescita». Confcommercio si è lamentata anche per i tentennamenti del governo in materia previdenziale: «Il continuo rinvio della riforma delle pensioni è una follia: se c’è una vittima di questo tira e molla è il consumo»..
Non meno critica Confindustria. «Non potrà essere una finanziaria entusiasmante. Non credo che possa dare un segnale di svolta – ha detto il vicepresidente Guidalberto Guidi – il condono, poi, è assolutamente diseducativo da tutti i punti di vista e mette in luce la drammatica incapacità di mettere a freno l’illegalità». I consumi – ha detto ancora Guidi – «riprendono o si deprimono a seconda delle aspettative e la crescita del Pil quest’anno è una cosa da prefisso telefonico: 0,3-0,4 per cento. Non vedo altre strade: per fare ripartire l’economia bisogna ridurre le tasse, per ridurre le tasse bisogna ridurre la spesa pubblica corrente».
Anche i sindacati si avvicinano con molte riserve all’incontro con il governo. Guglielmo Epifani, leader della cgil, ritiene la prossima manovra «non in grado di dare una svolta sul terreno dello sviluppo» e con lui sostanzialmente concorda il suo collega Luigi Angeletti. Mentre per il segretario confederale dell Cisl, Pier Paolo Baretta, «le risposte che emergono dalla finanziaria sono quelle sbagliate: abolizione delle pensioni di anzianità, nessun confronto sulla politica dei redditi mentre prezzi e tariffe tagliano i salari e i contratti non si chiudono, le risorse mancano per lo sviluppo. Il tutto in assenza con un confronto preventivo col sindacato».
«Servono precisi impegni per la competitività e lo sviluppo delle imprese a partire dal contenimento della fiscalità – ha detto il leader di Coldiretti Paolo Bedoni – dove occorre dare continuità sul piano fiscale alle innovazioni introdotte con la legge di orientamento, stabilizzare il regime agricolo per Iva e Irap e garantire adeguate risorse al credito di imposta».
Anche gli enti locali guardano con perplessità agli aspetti della finanziaria già annunciati. Walter Veltroni, sindaco di Roma, per esempio, ha detto che la possibilità che la prossima manovra preveda una nuova stretta sugli enti locali, metterebbe gli amministratori davanti ad una scelta obbligata: quella cioè di tagliare i servizi ai cittadini.
Quanto all’ipotesi secondo le quali il Governo intenderebbe inserire in Finanziaria provvedimenti nei quali viene previsto un cofinanziamento al 50% da parte delle Regioni, il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha stigmatizzato il fatto che il ministro Maroni promuova simili iniziative prima ancora «di qualunque confronto o anche solo informazione alle Regioni medesime».
Il ministro delle regioni, Enrico la Loggia cerca però di ridurre la controversia, assicurando che «le preoccupazioni espresse da alcune Regioni sul rischio di eventuali tagli ai finanziamenti con la prossima finanziaria sono premature».
La diffidenza espressa – tra gli altri – da Guidalberto Guidi riguardo alla logica dei condoni, è assai ricorrente nelle critiche anche delle opposizioni politiche. «In questo Paese abbiamo oramai avvelenato i pozzi della fedeltà fiscale – ha detto il responsabile economico dei Ds Pier Luigi Bersani – La gente non ha più l’attitudine a pagare le tasse e 30 mila miliardi in meno di entrate fiscali ordinarie, al netto dei condoni, sono una cifra impressionante».
«Tra condoni e sanatorie Berlusconi ha promosso solo la diffusione dell’illegalità – ha aggiunto l’ex viceministro Mauro Fabris (Udeur) – e così il 18,7% del Pil sfugge ad ogni tassazione».