Da Epifani un richiamo a Cisl e Uil

23/09/2002




22 settembre 2002


TALIA-POLITICA
Da Epifani un richiamo a Cisl e Uil

Ieri a Roma il passaggio di testimone ai vertici della Cgil – Ribadita la dura opposizione alla politica del Governo


ROMA – «Solo a osservatori distratti questo può apparire un rito. L’affetto è parte delle nostra cultura». È questo, per Sergio Cofferati, il senso della giornata di ieri. Al segretario generale che lascia e a Guglielmo Epifani che arriva, i delegati cigiellini che ieri si sono ritrovati a Roma al Palazzetto dello sport, dedicano attenzione, lunghi applausi, commozione. E anche se non è stato un «rito», di certo si è ritrovata tutta la liturgia di stampo cofferatiano: la metafora del viaggio, le citazioni del poeta Giorgio Caproni, il richiamo forte all’identità e, quindi, all’impossibilità di essere neutrali. I saluti. Per il saluto al suo ex-segretario generale, Epifani non usa i versi ma le parole di Fernando Santi (sindacalista socialista, come il nuovo segretario) e, soprattutto, il tono non è quello di un commiato. «Il viaggio di Sergio non si ferma – ha detto – è un cammino che riprende. Nella speranza, nell’ansia di cambiamento, Sergio rappresenta una persona straordinaria come Luciano Lama, il suo maestro, di cui ha esattamente il gusto della forza e del rischio del vero riformista». E per salutarlo non ci sono poesie «per Sergio userò le parole di Fernando Santi: caro compagno davvero di te ci possiamo fidare». L’attacco al Governo: indietro di 10 anni. I saluti sono la fine del discorso di Epifani. L’inizio invece è la descrizione della traversata che attende la Cgil. «Questo Governo ha fatto tornare il Paese indietro di 10 anni» e, rivolgendosi, direttamente a Cisl e Uil «possibile che non ve ne accorgiate?». Il nuovo leader ricorda il contributo dato da tutto il sindacato al risanamento del Paese e di nuovo si rivolge alle altre due confederazioni: «Dobbiamo dire, insieme, al Governo "basta, fermati". Noi, che siamo stati protagonisti della storia del risanamento. Ora come fate a non vedere che quei sacrifici chiesti ai lavoratori vengono messi in discussione da questo Governo?». La scelta «miope» di Confindustria. Epifani si rivolge direttamente anche a Confindustria accusandola di essersi schierata «con una scelta miope» accanto all’Esecutivo. «Dov’è ora la politica fiscale a favore delle imprese e della competitività? Qual è il bilancio per le imprese di questi 16 mesi? Vedo che il presidente di Confindustria comincia a pentirsi. Ma dovrebbe dire con onestà che è stato uno sbaglio scegliere l’attacco ai diritti perché ora le aziende cominciano a fare i conti con i veri problemi. Ed è stato uno sbaglio anche puntare alla divisione del sindacato che, in questo modo, diventa fatalmente competitivo». Il Patto sta allo sviluppo come Tremonti al risanamento. Al Governo un consiglio. «Se l’Esecutivo ha un problema di reperimento di risorse gli suggerisco di moltiplicare per tre la multa dello scudo fiscale, avrebbero 7mila miliardi da destinare al Mezzogiorno, allo sviluppo, all’occupazione». E sul Patto per l’Italia la critica è la solita, questa volta condita con una battuta: «Quell’accordo è solo una riduzione dei diritti, non c’entra con lo sviluppo. Diciamo che il Patto sta al Sud e allo sviluppo come Tremonti sta al risanamento». In questo scenario si farà lo sciopero generale separato del 18 ottobre che sarà contro una Finanziaria «iniqua, che ci porterà fuori dall’Europa, che con i condoni premia i furbi. La Cgil non solo non la condivide ma intende combatterla nell’interesse del Paese». Torna, dunque, lo schema concertativo che affida al sindacato un ruolo allargato di responsabilità e rappresentanza. E di nuovo una stoccata ai Ds sullo sciopero: «Saranno i lavoratori a dire se è intempestivo». Non manca il ricordo del 23 marzo «una giornata di luce» così come è costante il riferimento ai giovani e al Sud. I girotondi? Non lamentiamoci. Epifani comincia il suo discorso e la sua giornata, con la condanna dura al terrorismo e con il ricordo di Massimo D’Antona e Marco Biagi. In serata, invece, è a Modena, alla Festa dell’Unità. «Se il premier ci chiederà una mano, la Cgil dirà di no perché deve togliere l’attacco ai diritti, cambiare la politica fiscale, per la scuola e la sanità». L’appuntamento a Modena smonta anche la polemica di chi aveva visto nuovi geli con i Ds per l’assenza di esponenti della Quercia alla giornata di Roma. «Non avevamo invitato i partiti» è la risposta secca della confederazione. Da Modena, però, Epifani ha difeso i girotondi criticando i partiti: «Se un partito politico, accanto alla linea di opposizione in Parlamento, non prepara anche un’iniziativa visibile tra la gente, ci sarà sempre qualcuno che questo campo lo occupa. Non possiamo lamentarci se quello che germina nella società, lasciato a se stesso, poi si auto-organizza». L’attacco finale è ai «toni razzisti» della Lega e del ministro del Welfare.
Lina Palmerini