Da Coop a Carrefour è scoppiata la nuova battaglia dei festivi

07/01/2015   (Il Tirreno)

Torre del Lago i dipendenti in sciopero rinunciano a 90 euro. A Lucca il colosso francese vuole tagliare il maxi-gettone.

Hanno rinunciato ad un mega straordinario, quasi 90 euro per una domenica pagata al doppio perché «natalizia». Ma i 25 dipendenti della Coop del paese di Puccini non l`hanno data vinta ai vertici fiorentini del colosso della distribuzione
«rossa». Che con un ordine di servizio affisso in bacheca avevano spostato di mezz`ora l`orario di apertura domenicale del supermercato di Torre del Lago. Ma il caso sembra tutt`altro che locale. La guerra sulle aperture domenicali sta dilagando. Venerdì a Lucca è in programma un`assemblea dei dipendenti del Carrefour, colosso francese della grande distribuzione, pronti ad entrare in agitazione perché vogliono tagliare il gettone domenicale. Cos`è lo spiega Umberto Marchi, segretario provinciale della Filcams-Cgil. «Al Carrefour di Lucca vogliono togliere quel gettone da 50 euro che viene dato ai dipendenti che fanno più di 4 festività. Gettone che passa a 70 euro quando le festività lavorate aumentano. Al Carrefour ci dicono che non ci rientrano come costo del lavoro e allora in cambio del mancato gettone parlano
di concedere una giornata di riposo in più. Ma i dipendenti non ci stanno a questo scambio». Il gettone lo prendono anche i dipendenti del Carrefour di Massa, dove fra part-time e tempo pieno siamo a 300 dipendenti. «E la prima azienda privata di Massa» conferma il sindacalista apuano Stefano Nicoli, anche lui Filcams-Cgil. Che aggiunge: «Noi parliamo con i vertici della grande distribuzione. Potessero la domenica chiuderebbero, ma è un gatto che si morde la coda. Se apre Esselunga, Carrefour non può essere da meno. Perché c`è sempre il rischio che il cliente si fidelizzi dove trova aperto la domenica». E allora che si fa? Molto facile il primo passo. «Intanto servirebbe quella legge ferma in Parlamento che sancisce una serie di chiusure festive obbligatorie. Sarebbe un buon inizio per bloccare questa spirale».
Ma anche Nicolì non nasconde l`evidenza. «Purtroppo è un mondo cambiato. C`è gente che programma la sua domenica, passando il pomeriggio al centro commerciale». Magari spendendo poco e questo crea problemi ai centri commerciali, aperti e affollati ma con medie scontrini da fame o quasi. Lo sciopero di Torre del Lago ha colpito. In tanto i residenti erano arrabbiati perché hanno trovato tutto chiuso e molti hanno commentato con poca comprensione: «Mezz`ora di lavoro in più significa andare a mangiare tardi. Uno sciopero per il pranzo della domenica, col pollo e le paste». Marchi è uomo di mondo e sa che queste sono le reazioni. «Allora mettiamola in un altro modo. Il punto vendita di Torre del Lago non ha mai scioperato, anche per questioni forse più importanti. Non è gente facile alla protesta. In più ieri ha perso all`incirca 90 euro perché era l`ultimo festivo pagato al 200% della paga ordinaria che è circa 9 euro l`ora. La maggiorazione era dovuta al periodo natalizio. Non sono pochi soldi, ma nessuno si presentato. È proprio il metodo che non è piaciuto. Siamo in una cooperativa che ci dice che il personale è al centro di tutto, che si annuncia attenta ai problemi della società. Poi con due righe ci fa cambiare anche il modo di vivere la famiglia. I dipendenti si sono sentiti come cose, usati. Detto questo, nessuno si tira indietro quando c`è da lavorare la domenica perché gli stipendi sono quelli che sono e la vita costa». Marchi fa capire che nel paese dove visse Puccini un accordo si troverà, ma la battaglia delle domeniche è solo all`ìnizio. «Ai lavoratori disturba una cosa- ricorda Marchi – che prima ti chiedono una mezz`ora in più, sperando in maggiori incassi. Poi questi non arrivano e allora si presentano, come sta succedendo a Carrefour, dicendo che il costo del lavoro è troppo alto e va tagliato in qualche modo, partendo dallo straordinario. Insomma si va avanti a strappi, sballottando i dipendenti. Che certo hanno necessità di lavorare, di guadagnare, ma non sono cose. Forse se ci spiegassero le strategie sarebbe meglio». Intanto i magri risultati 2014 della grande distribuzione, esclusi gli exploit di Bernardo Caprotti (89 anni) e della sua Esselunga, confermano che anche fra gli scaffali si naviga a vista.