Da Confinterim escono 11 società

08/09/2003



      Sabato 06 Settembre 2003

      ITALIA-LAVORO
      Da Confinterim escono 11 società

      Spaccatura nell’associazione imprenditoriale


      MILANO – Confinterim riparte senza Enzo Mattina. E con undici aziende in meno. Ieri sono state formalizzate le dimissioni del presidente dell’associazione di aziende interinali, annunciate da Mattina qualche mese fa. Nella stessa riunione si è consumato lo strappo dentro Confinterim, nell’aria da tempo. Undici società, quasi tutti big del settore, hanno dato le dimissioni, primo passo verso una nuova associazione nel mondo dell’interinale. Anzitutto è uscita Adecco, il più grande gruppo sul mercato italiano, insieme alla sua controllata Horecca (che opera nel turismo) e ad altri pezzi grossi dell’associazione: Obiettivo lavoro, la più grande azienda di proprietà italiana nel settore, Vedior, Italia lavora, Randstad, Kelly services, Tempor, E-work, Synergie e Creyf’s. Una bella fetta del mercato interinale, guidata dai giganti del mercato, quattro delle prime cinque aziende per volumi di fatturato. La secessione nasce dalle difficoltà di dialogo all’interno di Confinterim, dove da tempo nelle scelte politiche e operative si contrapponevano due fronti. Una divisione acuita dal fatto che le agenzie stanno vivendo una fase decisiva del loro sviluppo: con la legge Biagi amplieranno le loro funzioni sul mercato del lavoro, acquisiranno una posizione centrale come agenzie «polifunzionali». I due schieramenti si confronteranno per l’ultima volta nell’assemblea straordinaria di Confinterim, convocata il 22 settembre. Non è detto che tutte le aziende dimissionarie fondino la nuova associazione e allo stesso tempo è possibile che alla compagine si aggiunga qualche altra società. Così, il panorama italiano dell’interinale è diviso in tre: oltre a Confinterim e al nuovo soggetto, c’è Ailt, federata a Confindustria e partecipata da quattordici aziende, tra multinazionali, a cominciare da Manpower, e aziende italiane, come Metis e Worknet. Il rischio è che il settore sia indebolito da questa frammentazione. E lo stesso Mattina teme questo scenario. «Sono riuscito a ottenere un impegno da entrambe le parti sul futuro: il dialogo deve continuare e si può gestire l’attività comune attraverso una federazione, anche con Ailt. Sarebbe la cosa più ragionevole».

      A.BA.