Da Caruso ai leghisti, la larga difesa dei ragazzi offesi

05/10/2007
    venerdì 5 ottobre 2007

      Pagina 14 – Economia & Lavoro

        PAROLA PAROLE – Tutti, ma proprio tutti, sono intervenuti per commentare il passaggio del ministro sui giovani e non più giovani che non se ne vanno di casa

          Da Caruso ai leghisti, la larga
          difesa dei ragazzi offesi

            Roma
            Stavolta a Tommaso Padoa-Schioppa servirà tutta la potenza dei suoi reiterati richiami letterari per superare l’impasse causato da quel «bamboccioni» rivolto ai giovani italiani. Rilanciata la parola sulle agenzie, è stata subito polemica aperta. Sono intervenuti tutti, ma proprio tutti: dall’ala estrema di Caruso ai leghisti, fino ad arrivare ad una impagabile Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. La loquace onorevole azzurra (non manca mai quando si tratta di diramare un commento) chiede che scenda in campo il premier a redarguire il titolare dell’Economia per quell’«insulto ai ragazzi italiani». A questo punto ci si aspetterebbe anche l’intervento di Giuliano Amato, che allerti i prefetti e i questori d’Italia per quella parola poco consona agli «under 40» (in Italia si è giovani fino a quell’età oggi). E magari, chissà, ci si potrebbe mettere anche Beppe Grillo con una requisitoria contro la «politica dei bamboccioni».

            Stavolta non basterà al ministro cavarsela zig-zagando tra le interpretazioni etimologiche. Del tipo: volevo dire «bimbi paffutelli» e non «immaturi, che si lasciano manovrare da altri», come indicano le definizioni dei linguisti. Anche perché quello che voleva dire è chiarissimo a tutti: una generazione di tanti piccoli «Tanguy», il protagonista del film francese il cui protagonista a 28 anni restava rintanato nella casa dei genitori, ripetendo come un mantra: «Ti voglio bene mamma, ti voglio bene papà». Insomma, non proprio un bell’esempio. E il «parterre» della politica comincia ad agitarsi. Giovanna Melandri replica con imbarazzo: «L’epiteto è infelice, ma gli aiuti ai giovani restano». La sinistra cosiddetta radicale si piazza alla testa delle generazioni offese, e rampogna seriamente (ripetiamo: seriamente) il ministro. «Quando il ministro dell’Economia sarà riuscito a trasformare l’Italia in un Paese dove le banche concedono mutui anche ai lavoratori precari – dichiara Emanuela Palermi (Pdci) – e dove gli stessi lavoratori precari possano, rateizzare gli acquisti, allora forse cercheremo di capire se dietro quel suo “bamboccioni” ci sia una fine analisi sociologica». Per la sinistra la parola esatta sarebbe stata precari, non «bamboccioni». Stessa linea del forum giovani, che parla di «carenze strutturali del Paese», ecce, ecc, ecc.

            Vanno all’attacco i giovani di An e di FI, i parlamentari vicini al governo replicano con imbarazzo, tentando di dare importanza alle misure previste dalla manovra. Per Francesco Caruso il ministro frequenta troppi salotti dell’alta finanza, dell’Fmi e della Bce, dove notoriamente (per Caruso) i giovani vengono definiti così: maltrattati e offesi. A dire tutta la verità, proprio la finanza ha la «nomenklatura» più giovane persino nel nostro Paese (basti pensare a Mario Draghi), ma questo è un altro discorso. Per loro il ministro ha offeso i precari, e quindi deve pagare. Che ci pensi Romano Prodi, o magari intervenga il capo dell’opposizione con qualche slogan a effetto. Chissà cosa dovrà accadere per quel «bamboccioni». Alle analisi classiste di Caruso fanno seguito quelle storico-sociologiche dei giovani di FI. «Se i bamboccioni rimangono a casa – replicano – è perchè la generazione dei sessantottini al governo ha sostenuto una politica che sapeva solo guardare all’oggi scaricando sui giovani il peso economico di misure acchiappa-consensi». Proprio una faccia da bamboccioni, verrebbe da dire, a sentir parlare giovani di FI di misure acchiappa-consensi. Ma tant’è: la gogna stavolta spetta a Padoa-Schioppa. A questo punto gli servirebbe un’uscita creativa, che scavalchi i dizionari etimologici e i film «macchiettistici». Magari una citazione dotta, del tipo: «intendevo riferirmi a Pieter Jakobsz van Laer, detto il Bamboccio, pittore olandese del ‘600». Tutto vero: controllare su wikipedia.

            b. di g.