D.P.R. 27 aprile 2004 “Parziale annullamento del D.P.C.M. 13 settembre 2002″

D.P.R. 27-4-2004
Parziale annullamento del D.P.C.M. 13 settembre 2002, concernente «Recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico».
Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 maggio 2004, n. 122.

Epigrafe
Premessa
Articolo unico
Allegato

D.P.R. 27 aprile 2004 (1).
Parziale annullamento del D.P.C.M. 13 settembre 2002, concernente «Recepimento
dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui princìpi per
l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico» (2).
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(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 maggio 2004, n. 122.
(2) Il presente provvedimento è anche citato, per coordinamento, in nota
all’art. 1 dell’allegato al D.P.C.M. 13 settembre 2002.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, pervenuto in data
12 febbraio 2003, con il quale l’A.N.G.T. – Associazione nazionale guide
turistiche, nella persona del legale rappresentante, chiede che venga annullato
il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, di
recepimento dell’accordo tra lo Stato, le regioni e le province autonome sui
princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema
turistico, nella parte relativa ai criteri per l’esercizio della attività di
guida turistica;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199;
Vista la legge 21 luglio 2000, n. 205;
Visto il parere espresso dalla Sezione prima del Consiglio di Stato nella
adunanza del 3 dicembre 2003, n. 3165/2003, il cui testo si allega al presente
decreto e le cui considerazioni si intendono qui integralmente riprodotte;
Considerato che il Consiglio di Stato, con il suddetto parere, ha ritenuto che
il ricorso straordinario debba essere accolto, con annullamento in parte qua
delle impugnate disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 13 settembre 2002;
Sulla proposta del Ministro per gli affari regionali;
Decreta:
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Nei sensi indicati nel parere del Consiglio di Stato, è annullato l’art. 1, n.
6, lettera g) e lettera n), dell’allegato al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
225 del 25 settembre 2002.
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CONSIGLIO DI STATO
ADUNANZA DELLA SEZIONE PRIMA – 3 DICEMBRE 2003
N. SEZIONE 3165/2003
Oggetto: Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ricorso straordinario al Capo
dello Stato presentato dall’Associazione nazionale guide turistiche, per
l’annullamento in parte qua del D.P.C.M in data 13 settembre 2002, recante
«Recepimento dell’accordo tra Stato, regioni e le province autonome sui princìpi
per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico».
La sezione
Vista la relazione trasmessa con nota 17 luglio 2003, n.
A.R./5337/83/1.5.2.4.9.4 con la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento per gli affari regionali – Ufficio I – Ufficio per gli affari
generali, il personale, la programmazione e il controllo, chiede il parere del
Consiglio di Stato in ordine al ricorso straordinario indicato in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore-estensore Consigliere Cesare Lamberti;
Premesso quanto esposto nella relazione dell’Amministrazione riferente e nel
ricorso straordinario;
Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2002, n. 225, sono stati
approvati i princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del
sistema turistico, definiti dall’accordo fra lo Stato e le regioni e province
autonome, preso in sede di conferenza Stato-regioni nella seduta del 14 febbraio
2002 ai fini dell’adozione del provvedimento attuativo dell’art. 2, comma 4
della legge 29 marzo 2001, n. 135.
Secondo la ricorrente, l’Associazione nazionale guide turistiche, l’art. 1,
comma 2, del decreto e l’art. 1, n. 6, lettera g) ed n) dell’accordo allegato,
in particolare, rinviano alle normative regionali di settore – e pertanto
semplicemente e in bianco – la definizione dei requisiti e delle modalità di
esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni turistiche e la
fissazione di criteri uniformi per l’espletamento degli esami di abilitazione
all’esercizio delle professioni turistiche. Le disposizioni abdicano in tale
modo alla potestà statale di fissazione degli indispensabili princìpi
fondamentali riaffermata dall’art. 2, comma 4, lettera g), della legge n. 135
del 2001, che demanda al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di
determinare i requisiti e le modalità di esercizio su tutto il territorio
nazionale delle professioni turistiche per le quali si ravvisa la necessità di
profili omogenei ed uniformi.
Sempre ad avviso dell’associazione ricorrente, il decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, nell’applicare alla professione di guida turistica il
nuovo disposto dell’art. 117 della Costituzione, avrebbe ritenuto assorbente il
carattere turistico rispetto al carattere professionale di tale attività. Sia
pur nel contesto del turismo quale oggetto della competenza regionale esclusiva
ai sensi dell’art. 117, comma 4, lo svolgimento delle attività connesse non è,
non è invece, separabile da aspetti professionali da sottoporre alla competenza
concorrente dello Stato ai sensi dell’art. 117, comma 3. Il permanere
dell’intervento statale è vieppiù giustificato dalla circostanza che non solo le
professioni, ma anche la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e
ambientali appartengono al novero della legislazione concorrente.
Ciò premesso, la ricorrente, l’Associazione nazionale guide turistiche, ha
addotto che l’impugnato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13
settembre 2002 concreterebbe la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2,
comma 4, lettera g), della legge n. 135 del 2001, (legge di riforma della
legislazione nazionale sul turismo) in quanto l’attribuzione a fissare princìpi
uniformi per la disciplina della professione di guida turistica sarebbe stata
dismessa dallo Stato malgrado la delega attribuitagli nel predetto articolo di
legge. In luogo di stabilire requisiti e modalità di esercizio nel territorio
nazionale delle professioni turistiche, il suddetto decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri ne avrebbe in realtà demandato la definizione ad una
successiva determinazione da emanare unicamente a seguito di accordo tra fra lo
Stato, le regioni e province autonome.
L’associazione ricorrente ha depositato il proprio statuto ed ha premesso
all’esposizione dei motivi di ricorso un excursus sulla professione di guida
turistica: annoverata fra i mestieri girovaghi dalla legge 23 dicembre 1988 (poi
confluita nel testo unico 30 giugno 1889, n. 6144 e nel regolamento di pubblica
sicurezza di cui al regio decreto 8 novembre 1889, n. 6517) è stata sempre
caratterizzata dalla garanzia per il turista alla corretta valorizzazione e
conoscenza del patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale del Paese.
Il ruolo della guida turistica è stato riformato a partire dal T.U.L.P.S. del
1926 (regio decreto 6 novembre 1926, n. 1848 e regio decreto 21 gennaio 1929, n.
62) che prevedeva l’espletamento di un giudizio di idoneità tecnica per
l’ottenimento della licenza allo svolgimento di attività di guida e degli altri
mestieri connessi al turismo.
L’assetto sopraddescritto è rimasto invariato nella successiva legislazione
(articoli 123 e 125 T.U.L.P.S. 18 giugno 1931, n. 77; articoli 234 e 241 regio
decreto 6 maggio 1940, n. 635) ed è rimasto immutato salvo il trasferimento al
sindaco del potere di rilasciare le licenze attribuito dal decreto del
Presidente della Repubblica n. 616 del 1977.
La legge 17 maggio 1983, n. 217 legge quadro sul turismo, ha disciplinato
all’art. 11 l’attività di guida turistica delineandola: a) come oggetto di vera
e propria professione i cui esercenti sono iscritti in albi o registri; b) come
attività il cui servizio richiede il passaggio di apposito esame di idoneità; c)
come attività in stretta connessione al patrimonio, storico, artistico,
culturale e ambientale. I princìpi fondamentali di libertà di stabilimento in
materia di professioni turistiche sono contenuti nella direttiva 75/368/CEE e
nella direttiva 75/369/CEE, attuate con la legge n. 428 del 1990 e con il
decreto legislativo n. 391 del 1991. Detti princìpi sono stati precisati nella
sentenza della Corte di giustizia 26 febbraio 1991, n. 198/89. Con decreto del
Presidente della Repubblica 13 dicembre 1995 è stato emanato un primo atto di
indirizzo e coordinamento alle regioni circa la possibilità di accomandare i
gruppi di turisti in visita ai musei e monumenti (Min. interno, circolari 24
ottobre 1996, n. 559/C.19551-10900(27)20 – Gazzetta Ufficiale n. 286/1996).
Entrata in vigore la disciplina di cui alla legge 29 marzo 2001, n. 135 (riforma
della legislazione nazionale del turismo), l’art. 2, comma 4, lettera g) ha
delegato al Presidente del Consiglio dei Ministri di definire con proprio
decreto ai sensi dell’art. 44 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, i
princìpi e gli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema
turistico, i requisiti e le modalità di esercizio su tutto il territorio
nazionale delle professioni turistiche per le quali si ravvisa la necessità di
profili omogenei ed uniformi.
La Presidenza del Consiglio ha richiamato l’istruttoria svolta e gli avvisi
espressi dal Ministero delle attività produttive nella nota 25 marzo 2003 e
dalla Segreteria della Conferenza Stato-regioni nella nota 8 maggio 2003. Ha poi
osservato come l’attività di guida turistica non può essere inserita tra le
professioni regolamentate ai sensi dell’art. 2229 cod. civ., che disciplina le
posizioni professionali c.d. protette: il decreto è quindi in linea con gli
orientamenti della Autorità garante della concorrenza e del mercato e con la
legislazione europea che hanno ritenuto inopportuno adottare ulteriori
regolamentazioni in materia di professioni non regolamentate che avrebbero avuto
la conseguenza sostanziale di estendere l’area delle professioni c.d. protette.
La Presidenza del Consiglio ha, inoltre, osservato come l’attività di guida
turistica presenti caratteri di stabilità consolidati e non ha certamente
carattere emergente ed è già in atto disciplinata anche da leggi regionali. In
luogo di stabilire in nuova disciplina generale delle professioni turistiche, il
legislatore ha inteso valorizzare il previo accordo delle regioni interessate
nell’adottare ulteriori requisiti e modalità di esercizio.
Considerato:
1. Vengono all’esame della Sezione l’art. 1, comma 2 del decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, in particolare, l’art. 1, n. 6,
lettera g) e lettera n) dell’allegato al predetto decreto nella parte in cui
rinviano alle normative regionali di settore la definizione dei requisiti e
delle modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni
turistiche (art. 1, n. 6, lettera g) dell’allegato) e la definizione di criteri
uniformi per l’espletamento degli esami di abilitazione all’esercizio delle
professioni turistiche (l’art. 1, n. 6, lettera n) dell’allegato).
Quale organismo maggiormente rappresentativo a livello nazionale dei
professionisti muniti di autorizzazione amministrativa allo svolgimento
dell’attività di guida turistica, l’Associazione nazionale guide turistiche ha
impugnato, per questa parte, il decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 13 settembre 2002 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre
2002, n. 225) di recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province
autonome sui princìpi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del
sistema turistico) con il presente ricorso straordinario al Presidente della
Repubblica.
1.1. L’associazione ricorrente ha sostenuto che la potestà attribuita alle
regioni e alle province autonome di definire concordemente i requisiti e le
modalità di esercizio su tutto i territorio nazionale delle professioni
turistiche e di definire i criteri autonomi per l’espletamento degli esami di
abilitazione all’esercizio delle professioni turistiche costituisce abdicazione
dalla competenza propria dello Stato di determinare uniformemente per tutto il
territorio nazionale i princìpi propri della professione di guida turistica.
La titolarità di siffatto compito era stata conferita allo Stato dall’art. 7,
comma 5 della legge 20 marzo 2001, n. 135, di riforma della legislazione
nazionale sul turismo e allo Stato sarebbe rimasta anche dopo la riforma del
titolo quinto della Costituzione, stante la collocazione della disciplina delle
professioni fra le materie di competenza concorrente di cui all’art. 117, comma
3 Cost. per le quali lo Stato mantiene ancora la potestà di determinare i
princìpi fondamentali.
Anche se il turismo è stato collocato fra gli oggetti di competenza esclusiva
delle regioni di cui all’art. 117, comma 4 Cost., la collocazione delle
professioni senza altra restrizione o limite fra le materie di cui lo Stato
mantiene la riserva a stabilire i princìpi fondamentali, secondo l’art. 117,
comma 3 Cost., giustifica la permanenza dell’intervento statale per quanto
concerne l’attività di guida turistica, dato il suo carattere di vera e propria
professione consolidatosi nel tempo.
2. La Sezione ritiene anzitutto che l’attività di guida turistica non possa
essere compresa dal novero delle professioni c.d. regolamentate o protette ai
sensi dell’art. 2229 cod. civ., così condividendo l’avviso della Presidenza del
Consiglio.
Quella di guida turistica non è infatti fra le attività per l’esercizio delle
quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi l’accertamento dei
cui requisiti è demandato, sotto la vigilanza dello Stato, alle associazioni
professionali titolari di potestà disciplinare e competenti a provvedere alla
tenuta dei relativi albi od elenchi, come previsto dall’art. 2229 cod. civ.
Lo stesso art. 7, comma 5 della legge 29 marzo 2001, n. 135, qualifica la guida
dei turisti fra i servizi che insieme all’assistenza, all’accoglienza e
all’accompagnamento compongono la categoria generale delle professioni
turistiche, intese come «quelle che organizzano e forniscono servizi di
promozione dell’attività turistica». La norma, pur qualificando la guida dei
turisti fra le attività connesse alle professioni turistiche, esclude, però, che
le regioni possano autorizzarne l’esercizio.
Alle regioni è, infatti, attribuito dal successivo comma 6 dell’art. 7 della
legge n. 135 del 2001, il potere di autorizzare l’esercizio allo svolgimento
delle attività tipiche delle professioni turistiche con validità sull’intero
territorio nazionale (in conformità ai criteri stabiliti dal decreto sui
princìpi e obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico),
ma con espressa eccezione per le guide turistiche.
2.1. L’esercizio dell’attività di guida turistica rimane pertanto sottoposta
dall’art. 123, regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (analogamente agli
interpreti, i corrieri alle guide, e i portatori alpini) alla licenza del
Questore, la cui concessione è subordinata all’accertamento della capacità
tecnica del richiedente.
Tale accertamento è di competenza delle regioni, secondo l’art. 11 della legge
17 maggio 1983, n. 217, che demanda loro di accertare i requisiti per
l’esercizio delle professioni di guida turistica e di tutte le altre attività o
professione attinente al turismo. E ciò conformemente all’art. 7, lettera i),
decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 6, che ha trasferito
alle regioni a statuto ordinario tutte le funzioni già esercitate dagli organi
centrali e periferici dello Stato in materia di guide, corrieri e interpreti,
ferme le attribuzioni degli organi statali relative alla pubblica sicurezza di
cui all’art. 5, decreto del Presidente della Repubblica n. 6 del 1972.
2.2. Ai fini dell’inquadramento fra le libere professioni in senso proprio, è
perciò irrilevante che l’art. 11 della legge n. 217 del 1983, nel definire
l’attività guida turistica ne ponga in evidenza il carattere professionale, sia
in relazione ai modi del suo esercizio, che in rapporto alle conoscenze che la
regione è tenuta ad accertare.
In disparte l’osservazione che identica terminologia ed analogo regime sono
stabiliti dall’art. 11 della legge n. 217 del 1983 per le altre attività
inerenti al turismo e lo stesso uso del termine professione sia stato fatto
dalla legge n. 217 del 1983 anche per queste altre attività, nessuna delle
disposizioni sopra riportate subordina l’esercizio dell’attività di guida
turistica al possesso di requisiti uniformi e all’iscrizione in appositi albi o
elenchi comunque soggetti alla vigilanza dello Stato, come l’art. 2229 cod. civ.
richiede per le professioni regolamentate.
3. Non è conclusivamente sostenibile che l’attività di guida turistica possa
essere definita professione ed inquadrata come tale fra le materie di
legislazione concorrente ai sensi dell’art. 117, comma terzo Cost. (nel testo
introdotto dall’art. 3, L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3), per le quali la
determinazione dei princìpi fondamentali è riservata alla legislazione dello
Stato, pur spettando alle regioni la potestà legislativa.
L’àmbito individuabile delle professioni è quello che si desume dall’art. 33,
comma quinto Cost., quando prevede un esame di Stato di abilitazione
all’esercizio della professione: la materia richiama il valore legale dei titoli
di studio e la disciplina dell’ordinamento civile delle professioni.
3.1. Anche volendo dare il massimo dello spazio all’interpretazione analogica,
con particolare attenzione all’eventuale prevalenza della componente
intellettuale e a criteri che si rifacciano alla tradizione storica della
professione di guida turistica, non appare alla Sezione superabile la
circostanza che, perché essa possa essere esercitata, non richieda il possesso
di un titolo di studio avente valore legale uniforme per tutto il territorio
nazionale né l’iscrizione in appositi albi, così come previsto dall’art. 2229
del codice civile, come la maggior parte delle professioni intellettuali.
Non trova, pertanto, spazio alcuno che il decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri 13 settembre 2002 demanderebbe la definizione dei requisiti e delle
modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni
turistiche e la fissazione di criteri uniformi per l’espletamento degli esami di
abilitazione all’esercizio delle professioni turistiche (art. 1, n. 6, lettere
g) e n) dell’allegato) alle normative regionali di settore senza considerare la
competenza concorrente dello Stato, riconosciuta dall’art. 117, comma terzo
Cost. in materia di professioni.
3.2. E, parimenti, non è sostenibile che l’esercizio, in forma concorrente della
potestà dello Stato in materia di professione di guida turistica trovi sostegno
nella valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e
organizzazione di attività culturali, anche oggetto del novellato art. 117,
comma terzo Cost.
Distinguendo la tutela dei beni culturali, oggetto di attribuzione
esclusivamente statale nel primo elenco, dalla loro valorizzazione, oggetto di
competenza ripartita nel secondo elenco, il novellato art. 117, comma terzo
Cost. ha inteso riferirsi a tutte le attività idonee a promuoverne la diffusione
e lo sviluppo, fra le quali non può essere inclusa – ancora ritenendo
applicabile e dilatando oltremodo lo strumento analogico – quella delle
professioni turistiche espressamente limitate dalla legge alla promozione
dell’attività turistica ed all’assistenza, accompagnamento e guida dei turisti.
4. Se pertanto l’impugnato decreto del Presidente del Consiglio del Ministri ha
correttamente ritenuto assorbente la connessione al turismo rispetto al
carattere professionale dell’attività di guida, diversa soluzione si impone,
però sotto altro profilo dell’attuazione dell’art. 2, comma 4 della legge 29
marzo 2001, n. 135, nel quadro delle competenze regionali così come riformulate
nell’art. 117 Cost. dopo la novella dell’art. 3 della L. Cost. 18 ottobre 2001,
n. 3.
È stato chiarito al proposito come limitare l’attività unificante dello Stato
alle sole materie attribuitegli in potestà esclusiva o alla determinazione di
princìpi nelle materie di potestà concorrente comporterebbe svalutare oltre
misura istanze unitarie che pure in assetti costituzionali fortemente pervasi da
pluralismo istituzionale giustificano a determinate condizioni, una deroga alla
normale ripartizione delle competenze (Corte cost. 1° ottobre 2002, n. 303). È
stata pertanto ravvisata la necessità di utilizzare «congegni volti a rendere
più flessibile un disegno che … rischierebbe di vanificare, per l’ampia
articolazione delle competenze, istanze di unificazione … le quali sul piano
dei princìpi giuridici trovano sostegno nella proclamazione dell’unità e
dell’indivisibilità della Repubblica». Elemento di flessibilità che la Corte
costituzionale ravvisa nell’art. 118, primo comma Cost. che si riferisce
esplicitamente alle funzioni amministrative ma introduce per queste un
meccanismo dinamico che finisce per rendere meno rigida la stessa distribuzione
delle competenze legislative. Dal congiunto disposto degli articoli 117 e 118
Cost. la Corte desume il principio dell’intesa conseguente alla peculiare
funzione attribuita alla sussidiarietà che, nel mutare delle situazioni
istituzionali di titolarità delle competenze, diviene fattore di flessibilità di
un ordine di attribuzioni stabilite e predeterminate in vista del
soddisfacimento di esigenze unitarie.
4.1. Sotto questo specifico profilo, è sicuramente ravvisabile l’aporia
denunciata dalla ricorrente, l’Associazione nazionale guide turistiche, fra
l’art. 2, comma 4, lettera g) della legge n. 135 del 2001 e l’art. 1, n. 6,
lettere g) ed n) dell’allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 13 settembre 2002.
L’esigenza di unitarietà che nell’art. 2 della legge n. 135 del 2001 veniva
soddisfatta dall’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le
associazioni di categoria degli operatori turistici e dei consumatori, viene
totalmente obliterata nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13
settembre 2002, laddove – in entrambi i casi con valenza ultraregionale – rinvia
alle normative delle regioni e delle province autonome di definire i requisiti e
le modalità di esercizio su tutto il territorio nazionale delle professioni
turistiche (art. 1, n. 6, lettera g) dell’allegato) nonché criteri uniformi per
l’espletamento degli esami di abilitazione all’esercizio delle professioni
turistiche (l’art. 1, n. 6, lettera n) dell’allegato).
La circostanza che l’operato delle regioni abbia valenza sull’intero territorio
nazionale quanto ai requisiti ed alle modalità di esercizio delle professioni
turistiche e debba essere ispirato ai criteri uniformi per tutte le regioni
stesse quanto all’espletamento degli esami di abilitazione all’esercizio di
siffatte professioni integra appieno la necessità evidenziata dalla Corte
costituzionale nella citata sentenza 1° ottobre 2002, n. 303 … «di una
disciplina che prefigura un iter in cui assumano il dovuto risalto le attività
concertative e di coordinamento orizzontale, ovverosia le intese, che devono
essere condotte in base al principio di lealtà».
4.2. Che i procedimenti previsti dalle lettere g) ed n) dell’art. 1, n. 6
dell’allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre
2002 abbiano demandato la disciplina delle attività ivi previste al solo
intervento delle regioni e delle province autonome, se pure astrattamente
ossequioso della lettera dell’art. 117, comma quarto Cost. non è sicuramente
conforme alla sua applicazione, come necessitata dalle esigenze radicate dalla
Corte. Esigenze che trovano giustificazione nell’intesa di cui all’art. 2, comma
4, lettera g) della legge n. 135 del 2001.
Intesa che, nonostante cristallizzata in una fonte anteriore nel tempo e
inferiore nel rango alla modifica costituzionale del titolo quinto Cost., assume
attualità e vigore con la lettura ad opera della Corte costituzionale dell’art.
117 Cost., nel cui comma quarto va collocata la materia di cui trattasi in
quanto inscindibilmente connessa al turismo.
5. Sotto questo aspetto e nei limiti suindicati il ricorso è conclusivamente da
accogliere, con annullamento in parte qua delle impugnate disposizioni del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002.
P. Q. M.
Esprime il parere che il ricorso venga accolto.
Per estratto dal verbale.
Il segretario dell’Adunanza
Piccini
Il presidente della sezione f.f.
Berlinguer
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