D.Lgs. 4 agosto 1999 n.345 “Attuazione della direttiva 94/33/CE relativa alla protezione dei giovani sul lavoro”

DECRETO LEGISLATIVO 4 agosto 1999, n.345
Attuazione della direttiva 94/33/CE relativa alla protezione dei giovani sul lavoro.
Gazzetta Ufficiale n. 237 del 08-10-1999

in vigore dal: 23-10-1999

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva 94/33/CE del Consiglio, del 22 giugno 1994,
relativa alla protezione dei giovani sul lavoro;
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128, recante "Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunita’ europee" (legge comunitaria 1995-1997) ed in
particolare l’articolo 50 che fissa i criteri di delega al Governo
per il recepimento della direttiva 94/33/CE;
Vista la legge 17 ottobre 1967, n. 977, recante "Tutela del lavoro
dei fanciulli e degli adolescenti" e successive modifiche e
integrazioni;
Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e
successive modifiche ed integrazioni, recante "Attuazione delle
direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE,
90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento
della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;
Visto il decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, recante
"Recepimento della direttiva 92/85/CEE concernente il miglioramento
della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti,
puerpere e in periodo di allattamento";
Vista la legge 20 gennaio 1999, n. 9, recante "Disposizioni urgenti
per l’elevamento dell’obbligo di istruzione";
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 21 maggio 1999;
Sentita la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni permanenti della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella
riunione del 29 luglio 1999;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i
Ministri della sanita’, della pubblica istruzione, per i beni e le
attivita’ culturali, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, degli affari esteri, di grazia e giustizia, del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, per la
solidarieta’ sociale, per la funzione pubblica e per le pari
opportunita’;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
1. Il presente decreto reca modifiche e integrazioni alla legge 17
ottobre 1967, n. 977, al fine di adeguarla ai principi e alle
prescrizioni della direttiva 94/33/CE del Consiglio, del 22 giugno
1994.
2. Per quanto non diversamente stabilito dal presente decreto si
applicano le disposizioni del decreto legislativo 19 settembre 1994,
n. 626, e successive modifiche.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (G.U.C.E.).
Nota al titolo:
- La direttiva 94/33/CE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 216
del 20 agosto 1994.
Note alle premesse:
- L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio
della funzione legislativa non puo’ essere delegato al
Governo se non con determinazione di principi e criteri
direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti
definiti.
- L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro, al
Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
- Per quanto concerne la direttiva 94/33/CE v. in nota al
titolo.
- L’art. 50 della legge 24 aprile 1998, n. 128
(Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dalla
appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee – Legge
comunitaria 1995-1997), cosi’ recita:
"Art. 50 (Protezione dei giovani sul lavoro: criteri di
delega). – 1. L’attuazione della direttiva 94/33/CE del
Consiglio si informa all’obiettivo di adeguare la vigente
disciplina sul lavoro minorile alle prescrizioni recate
dalla direttiva stessa, secondo i seguenti principi e
criteri direttivi:
a) prevedere misure adeguate per la valutazione dei rischi
per la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori
minorenni;
b) prevedere che l’autorizzazione all’impiego di minori
nel settore dello spettacolo, prevista dalla normativa
vigente, sia estesa ad attivita’ di carattere culturale,
artistico, sportivo e pubblicitario;
c) prevedere in ogni caso l’obbligo di adeguamento alle
misure di tutela fisica e psichica del minore, nonche’
l’introduzione di un idoneo sistema di controlli diretto a
prevenire eventuali fenomeni di sfruttamento dei minori,
nel caso di loro impiego reiterato nel settore dello
spettacolo;
d) prevedere, ai sensi dell’art. 14 della direttiva
stessa, sanzioni penali o amministrative modulate in
conformita’ ai principi contenuti nell’art. 1, comma 1,
lettera c), della legge 6 dicembre 1993, n. 499, per le
relative violazioni.
- Il decreto legislativo 19 settembre 1996, n. 626, reca:
"Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE,
89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE
e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e
della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro".
- La direttiva 89/391/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 183
del 29 giugno 1989.
- La direttiva 89/654/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 393
del 30 dicembre 1989.
- La direttiva 89/655/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 393
del 30 dicembre 1989.
- La direttiva 89/656/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 393
del 30 dicembre 1989.
- La direttiva 90/269/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 156
del 21 giugno 1990.
- La direttiva 90/270/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 156
del 21 giugno 1990.
- La direttiva 90/394/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 196
del 26 luglio 1990.
- La direttiva 90/679/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 374
del 31 dicembre 1990.
- La direttiva 92/85/CEE e’ pubblicata in G.U.C.E. L 348
del 28 novembre 1992.
Note all’art. 1:
- Per quanto concerne la legge 17 ottobre 1967, n. 977, la
direttiva 94/33/CE e il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, si veda nelle note alle premesse.
- Per quanto concerne il decreto legislativo n. 626/1999
v. nelle note alle premesse.
Art. 2.
1. Nel titolo e nelle disposizioni recate dalla legge 17 ottobre
1967, n. 977, la parola "fanciullo" e’ sostituita dalla seguente:
"bambino".
2. In tutto il testo della legge n. 977 del 1967 le parole
"Ispettorato provinciale del lavoro" sono sostituite dalle seguenti:
"Direzione provinciale del lavoro.".
Nota all’art. 2:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
Art. 3.
1. L’articolo 1 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 1. – 1. La presente legge si applica ai minori dei diciotto
anni, di seguito indicati ”minori”, che hanno un contratto o un
rapporto di lavoro, anche speciale, disciplinato dalle norme vigenti.
2. Ai fini della presente legge si intende per:
a) bambino: il minore che non ha ancora compiuto 15 anni di eta’ o
che e’ ancora soggetto all’obbligo scolastico;
b) adolescente: il minore di eta’ compresa tra i 15 e i 18 anni di
eta’ e che non e’ piu’ soggetto all’obbligo scolastico;
c) orario di lavoro: qualsiasi periodo in cui il minore e’ al
lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della
sua attivita’ o delle sue funzioni;
d) periodo di riposo: qualsiasi periodo che non rientra nell’orario
di lavoro.".
Nota all’art. 3:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.

Art. 4.
1. L’articolo 2 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 2. – 1. Le norme della presente legge non si applicano agli
adolescenti addetti a lavori occasionali o di breve durata
concernenti:
a) servizi domestici prestati in ambito familiare;
b) prestazioni di lavoro non nocivo, ne’ pregiudizievole, ne’
pericoloso, nelle imprese a conduzione familiare;
2. Alle lavoratrici minori gestanti, puerpere o in allattamento si
applicano le disposizioni del decreto legislativo 25 novembre 1996,
n. 645, ove assicurino un trattamento piu’ favorevole di quello
previsto dalla presente legge.
3. Per gli adolescenti occupati a bordo delle navi sono fatte salve
le specifiche disposizioni legislative o regolamentari in materia di
sorveglianza sanitaria, lavoro notturno e riposo settimanale.".
Note all’art. 4:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Il decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, reca:
"Recepimento della direttiva 92/85/CEE concernente il
miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro
delle lavoratrici gestanti, puerpere e in periodo di
allattamento".
Art. 5.
1. L’articolo 3 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 3. – 1. L’eta’ minima per l’ammissione al lavoro e’ fissata
al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione
obbligatoria e comunque non puo’ essere inferiore ai 15 anni
compiuti.".
Nota all’art. 5:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
Art. 6.
1. L’articolo 4 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 4. – 1. E’ vietato adibire al lavoro i bambini, salvo quanto
disposto dal comma 2.
2. La direzione provinciale del lavoro puo’ autorizzare, previo
assenso scritto dei titolari della potesta’ genitoriale, l’impiego
dei minori in attivita’ lavorative di carattere culturale, artistico,
sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purche’ si
tratti di attivita’ che non pregiudicano la sicurezza, l’integrita’
psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la
partecipazione a programmi di orientamento o di formazione
professionale.
3. Al rilascio dell’autorizzazione si applicano le disposizioni del
decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 365.".
Note all’art. 6:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile
1994, n. 365, concerne: "Regolamento recante
semplificazione dei procedimenti amministrativi di
autorizzazione all’impiego di minori in lavori nel settore
dello spettacolo".
Art. 7.
1. L’articolo 6 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 6. – 1. E’ vietato adibire gli adolescenti alle lavorazioni,
ai processi e ai lavori indicati nell’allegato I.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, le lavorazioni, i
processi e i lavori indicati nell’allegato I possono essere svolti
dagli adolescenti per motivi didattici o di formazione professionale
e per il tempo necessario alla formazione stessa, purche’ siano
svolti sotto la sorveglianza di formatori competenti anche in materia
di prevenzione e di protezione e nel rispetto di tutte le condizioni
di sicurezza e di salute previste dalla vigente legislazione.
3. Fatta eccezione per gli istituti di istruzione e di formazione
professionale, l’attivita’ di formazione di cui al comma 2 deve
essere preventivamente autorizzata dalla direzione provinciale del
lavoro.
4. Per i lavori comportanti esposizione a radiazioni ionizzanti si
applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 17 marzo
1995, n. 230.
5. L’allegato I e’ adeguato al progresso tecnico e all’evoluzione
della normativa comunitaria con decreto del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della
sanita’.".
Note all’art. 7:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, reca:
"Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466,
89/618, 90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti".

Art. 8.
1. L’articolo 7 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 7. – 1. Il datore di lavoro, prima di adibire i minori al
lavoro e a ogni modifica rilevante delle condizioni di lavoro,
effettua la valutazione dei rischi prevista dall’articolo 4 del
decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, con particolare
riguardo a:
a) sviluppo non ancora completo, mancanza di esperienza e di
consapevolezza nei riguardi dei rischi lavorativi, esistenti o
possibili, in relazione all’eta’;
b) attrezzature e sistemazione del luogo e del posto di lavoro;
c) natura, grado e durata di esposizione agli agenti chimici,
biologici e fisici;
d) movimentazione manuale dei carichi;
e) sistemazione, scelta, utilizzazione e manipolazione delle
attrezzature di lavoro, specificatamente di agenti, macchine,
apparecchi e strumenti;
f) pianificazione dei processi di lavoro e dello svolgimento del
lavoro e della loro interazione sull’organizzazione generale del
lavoro;
g) situazione della formazione e dell’informazione dei minori.
2. Nei riguardi dei minori, le informazioni di cui all’articolo 21
del decreto legislativo n. 626 del 1994 sono fornite anche ai
titolari della potesta’ genitoriale.".
Note all’art. 8:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Per quanto concerne il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, si veda nelle note alle premesse. Gli
articoli 4 e 21 cosi’ stabiliscono:
"Art. 4 (Obblighi del datore di lavoro, del dirigente e
del preposto). – 1. Il datore di lavoro, in relazione alla
natura dell’attivita’ dell’azienda ovvero dell’unita’
produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di
lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati,
nonche’ nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi
per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi
compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a
rischi particolari.
2. All’esito della valutazione di cui al comma 1, il
datore di lavoro elabora un documento contenente:
a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la
sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale sono
specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
b) l’individuazione delle misure di prevenzione e di
protezione e dei dispositivi di protezione individuale,
conseguente alla valutazione di cui alla lettera a);
c) il programma delle misure ritenute opportune per
garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di
sicurezza.
3. Il documento e’ custodito presso l’azienda ovvero
l’unita’ produttiva.
4. Il datore di lavoro:
a) designa il responsabile del servizio di prevenzione e
protezione interno o esterno all’azienda secondo le regole
di cui all’art. 8;
b) designa gli addetti al servizio di prevenzione e
protezione interno o esterno all’azienda secondo le regole
di cui all’art. 8;
c) nomina, nei casi previsti dall’art. 16, il medico
competente.
5. Il datore di lavoro adotta le misure necessarie per la
sicurezza e la salute dei lavoratori, e in particolare:
a) designa preventivamente i lavoratori incaricati
dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta
antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di
pericolo grave e immediato, di salvataggio, di pronto
soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
b) aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai
mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai
fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in
relazione al grado di evoluzione della tecnica della
prevenzione e della protezione;
c) nell’affidare i compiti ai lavoratori tiene conto delle
capacita’ e delle condizioni degli stessi in rapporto alla
loro salute e alla sicurezza;
d) fornisce ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi
di protezione individuale, sentito il responsabile del
servizio di prevenzione e protezione;
e) prende le misure appropriate affinche’ soltanto i
lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano
alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
f) richiede l’osservanza da parte dei singoli lavoratori
delle norme vigenti, nonche’ delle disposizioni aziendali
in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei
mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di
protezione individuali messi a loro disposizione;
g) richiede l’osservanza da parte del medico competente
degli obblighi previsti dal presente decreto, informandolo
sui processi e sui rischi connessi all’attivita’
produttiva;
h) adotta le misure per il controllo delle situazioni di
rischio in caso di emergenza e da’ istruzioni affinche’ i
lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed
inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona
pericolosa;
i) informa il piu’ presto possibile i lavoratori esposti
al rischio di un pericolo grave e immediato circa il
rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in
materia di protezione;
l) si astiene, salvo eccezioni debitamente motivate, dal
richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attivita’ in
una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave
e immediato;
m) permette ai lavoratori di verificare, mediante il
rappresentante per la sicurezza, l’applicazione delle
misure di sicurezza e di protezione della salute e consente
al rappresentante per la sicurezza di accedere alle
informazioni ed alla documentazione aziendale di cui
all’art. 19, comma 1, lettera e);
n) prende appropriati provvedimenti per evitare che le
misure tecniche adottate possano causare rischi per la
salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno;
o) tiene un registro nel quale sono annotati
cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano
un’assenza dal lavoro di almeno un giorno. Nel registro
sono annotati il nome, il cognome, la qualifica
professionale dell’infortunato, le cause e le circostanze
dell’infortunio, nonche’ la data di abbandono e di ripresa
del lavoro. Il registro e’ redatto conformemente al modello
approvato con decreto del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale, sentita la commissione consultiva
permanente, di cui all’art. 393 del decreto del Presidente
della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, e successive
modifiche, ed e’ conservato sul luogo di lavoro, a
disposizione dell’organo di vigilanza. Fino all’emanazione
di tale decreto il registro e’ redatto in conformita’ ai
modelli gia’ disciplinati dalle leggi vigenti;
p) consulta il rappresentante per la sicurezza nei casi
previsti dall’art. 19, comma 1, lettere b) , c) e d);
q) adotta le misure necessarie ai fini della prevenzione
incendi e dell’evacuazione dei lavoratori, nonche’ per il
caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono
essere adeguate alla natura dell’attivita’, alle dimensioni
dell’azienda, ovvero dell’unita’ produttiva, e al numero
delle persone presenti.
6. Il datore di lavoro effettua la valutazione di cui al
comma 1 ed elabora il documento di cui al comma 2 in
collaborazione con il responsabile del servizio di
prevenzione e protezione e con il medico competente nei
casi in cui sia obbligatoria la sorveglianza sanitaria,
previa consultazione del rappresentante per la sicurezza.
7. La valutazione di cui al comma 1 e il documento di cui
al comma 2 sono rielaborati in occasione di modifiche del
processo produttivo significative ai fini della sicurezza e
della salute dei lavoratori.
8. Il datore di lavoro custodisce, presso l’azienda ovvero
l’unita’ produttiva, la cartella sanitaria e di rischio del
lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, con
salvaguardia del segreto professionale, e ne consegna copia
al lavoratore stesso al momento della risoluzione del
rapporto di lavoro, ovvero quando lo stesso ne fa
richiesta.
9. Per le piccole e medie aziende, con uno o piu’ decreti
da emanarsi entro il 31 marzo 1996 da parte dei Ministri
del lavoro e della previdenza sociale, dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e della sanita’, sentita la
commissione consultiva permanente per la prevenzione degli
infortuni e per l’igiene del lavoro, in relazione alla
natura dei rischi e alle dimensioni dell’azienda, sono
definite procedure standardizzate per gli adempimenti
documentali di cui al presente articolo. Tali disposizioni
non si applicano alle attivita’ industriali di cui all’art.
1 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio
1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all’obbligo
di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6
del decreto stesso, alle centrali termoelettriche, agli
impianti e laboratori nucleari, alle aziende estrattive ed
altre attivita’ minerarie, alle aziende per la
fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri
e munizioni, e alle strutture di ricovero e cura sia
pubbliche sia private.
10. Per le medesime aziende di cui al comma 9, primo
periodo, con uno o piu’ decreti dei Ministri del lavoro e
della previdenza sociale, dell’industria, del commercio e
dell’artigianato e della sanita’, sentita la commissione
consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e
per l’igiene del lavoro, possono essere altresi’ definiti:
a) i casi relativi a ipotesi di scarsa pericolosita’, nei
quali e’ possibile lo svolgimento diretto dei compiti di
prevenzione e protezione in aziende ovvero unita’
produttive che impiegano un numero di addetti superiore a
quello indicato nell’allegato I;
b) i casi in cui e’ possibile la riduzione a una sola
volta all’anno della visita di cui all’art. 17, lettera h),
degli ambienti di lavoro da parte del medico competente,
ferma restando l’obbligatorieta’ di visite ulteriori,
allorche’ si modificano le situazioni di rischio.
11. Fatta eccezione per le aziende indicate nella nota (1)
dell’allegato I, il datore di lavoro delle aziende
familiari, nonche’ delle aziende che occupano fino a dieci
addetti non e’ soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e
3, ma e’ tenuto comunque ad autocertificare per iscritto
l’avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi e
l’adempimento degli obblighi ad essa collegati.
L’autocertificazione deve essere inviata al rappresentante
per la sicurezza. Sono in ogni caso soggette agli obblighi
di cui ai commi 2 e 3 le aziende familiari nonche’ le
aziende che occupano fino a dieci addetti, soggette a
particolari fattori di rischio, individuate nell’ambito di
specifici settori produttivi con uno o piu’ decreti del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto
con i Ministri della sanita’, dell’industria, del commercio
e dell’artigianato, delle risorse agricole alimentari e
forestali e dell’interno, per quanto di rispettiva
competenza.
12. Gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di
manutenzione necessari per assicurare, ai sensi del
presente decreto, la sicurezza dei locali e degli edifici
assegnati in uso a pubbliche amministrazioni o a pubblici
uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed
educative, restano a carico dell’amministrazione tenuta,
per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e
manutenzione. In tal caso gli obblighi previsti dal
presente decreto, relativamente ai predetti interventi, si
intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari
preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro
adempimento all’amministrazione competente o al soggetto
che ne ha l’obbligo giuridico".
"Art. 21 (Informazione dei lavoratori). – 1. Il datore di
lavoro provvede affinche’ ciascun lavoratore riceva
un’adeguata informazione su:
a) i rischi per la sicurezza e la salute connessi
all’attivita’ dell’impresa in generale;
b) le misure e le attivita’ di protezione e prevenzione
adottate;
c) i rischi specifici cui e’ esposto in relazione
all’attivita’ svolta, le normative di sicurezza e le
disposizioni aziendali in materia;
d) i pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei
preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di
sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di
buona tecnica;
e) le procedure che riguardano il pronto soccorso, la
lotta antincendio, l’evacuazione dei lavoratori;
f) il responsabile del servizio di prevenzione e
protezione ed il medico competente;
g) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le
misure di cui agli articoli 12 e 15.
2. Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui al
comma 1, lettere a) , b) , c), anche ai lavoratori di cui
all’art. 1, comma 3".
Art. 9.
1. L’articolo 8 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 8. – 1. I bambini nei casi di cui all’articolo 4, comma 2, e
gli adolescenti, possono essere ammessi al lavoro purche’ siano
riconosciuti idonei all’attivita’ lavorativa cui saranno adibiti a
seguito di visita medica.
2. L’idoneita’ dei minori indicati al comma 1 all’attivita’
lavorativa cui sono addetti deve essere accertata mediante visite
periodiche da effettuare ad intervalli non superiori ad un anno.
3. Le visite mediche di cui al presente articolo sono effettuate, a
cura e spese del datore di lavoro, presso l’azienda unita’ sanitaria
locale territorialmente competente.
4. L’esito delle visite mediche di cui ai commi 1 e 2 deve essere
comprovato da apposito certificato.
5. Qualora il medico ritenga che un adolescente non sia idoneo a
tutti o ad alcuni dei lavori di cui all’articolo 6, comma 2, deve
specificare nel certificato i lavori ai quali lo stesso non puo’
essere adibito.
6. Il giudizio sull’idoneita’ o sull’inidoneita’ parziale o
temporanea o totale del minore al lavoro deve essere comunicato per
iscritto al datore di lavoro, al lavoratore e ai titolari della
potesta’ genitoriale. Questi ultimi hanno facolta’ di richiedere
copia della documentazione sanitaria.
7. I minori che, a seguito di visita medica, risultano non idonei
ad un determinato lavoro non possono essere ulteriormente adibiti
allo stesso.
8. Agli adolescenti adibiti alle attivita’ lavorative soggette alle
norme sulla sorveglianza sanitaria dei lavoratori di cui al titolo I,
capo IV, del decreto legislativo n. 626 del 1994, non si applicano le
disposizioni dei commi precedenti.".
Note all’art. 9:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Per quanto concerne il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, si veda nelle note alle premesse. Il titolo
I, capo IV, concerne la sorveglianza sanitaria.

Art. 10.
1. L’articolo 15 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 15. – 1. E’ vietato adibire i minori al lavoro notturno,
salvo quanto disposto dall’articolo 17.
2. Con il termine ”notte” si intende un periodo di almeno 12 ore
consecutive comprendente l’intervallo tra le ore 22 e le ore 6, o tra
le ore 23 e le ore 7. Tali periodi possono essere interrotti nei casi
di attivita’ caratterizzate da periodi di lavoro frazionati o di
breve durata nella giornata.".
Nota all’art. 10:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
Art. 11.
1. L’articolo 17 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 17 – 1. In deroga a quanto stabilito dall’articolo 15, la
prestazione lavorativa del minore impiegato nelle attivita’ di cui
all’articolo 4, comma 2, puo’ protrarsi non oltre le ore 24. In tale
caso il minore deve godere, a prestazione compiuta, di un periodo di
riposo di almeno 14 ore consecutive.
2. Gli adolescenti che hanno compiuto 16 anni possono essere,
eccezionalmente e per il tempo strettamente necessario, adibiti al
lavoro notturno quando si verifica un caso di forza maggiore che
ostacola il funzionamento dell’azienda, purche’ tale lavoro sia
temporaneo e non ammetta ritardi, non siano disponibili lavoratori
adulti e siano concessi periodi equivalenti di riposo compensativo
entro tre settimane. Il datore di lavoro deve dare immediata
comunicazione alla direzione provinciale del lavoro indicando i
nominativi dei lavoratori, le condizioni costituenti la forza
maggiore, le ore di lavoro.".
Nota all’art. 11:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
Art. 12.
1. All’articolo 19, primo e secondo comma, della legge 17 ottobre
1967, n. 977, le parole "I fanciulli e" sono soppresse.
Nota all’art. 12:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse. L’art. 19 commi primo e
secondo, come modificato dal presente decreto, cosi’
dispone:
"Art. 19. – Gli adolescenti non possono essere adibiti al
trasporto di pesi per piu’ di 4 ore durante la giornata,
compresi i ritorni a vuoto.
Gli adolescenti non possono essere adibiti a lavorazioni
effettuate con il sistema dei turni a scacchi; ove questo
sistema di lavorazione sia consentito dai contratti
collettivi di lavoro, la partecipazione dei fanciulli e
degli adolescenti puo’ essere autorizzata dall’ispettorato
provinciale del lavoro".
Art. 13.
1. All’articolo 22 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, il secondo
e il terzo comma sono sostituiti dai seguenti:
"Ai minori deve essere assicurato un periodo di riposo settimanale
di almeno due giorni, se possibile consecutivi, e comprendente la
domenica. Per comprovate ragioni di ordine tecnico e organizzativo,
il periodo minimo di riposo puo’ essere ridotto, ma non puo’ comunque
essere inferiore a 36 ore consecutive. Tali periodi possono essere
interrotti nei casi di attivita’ caratterizzate da periodi di lavoro
frazionati o di breve durata nella giornata.
Ai minori impiegati in attivita’ lavorative di carattere culturale,
artistico, sportivo o pubblicitario o nel settore dello spettacolo,
nonche’, con esclusivo riferimento agli adolescenti, nei settori
turistico, alberghiero o della ristorazione, il riposo settimanale
puo’ essere concesso anche in un giorno diverso dalla domenica.".
Note all’art. 13:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse. L’art. 22, come modificato
dal presente decreto, cosi’ dispone:
"Art. 22. – Il riposo domenicale e settimanale dei minori
e’ disciplinato dalle disposizioni vigenti in materia.
Ai minori deve essere assicurato un periodo di riposo
settimanale di almeno due giorni, se possibile consecutivi,
e comprendente la domenica. Per comprovate ragioni di
ordine tecnico o organizzativo, il periodo minimo di riposo
puo’ essere ridotto, ma non puo’ comunque essere inferiore
a 36 ore consecutive. Tali periodi possono essere
interrotti nei casi di attivita’ caratterizzate da periodi
di lavoro frazionati o di breve durata nella giornata.
Ai minori impiegati in attivita’ lavorative di carattere
culturale, artistico, sportivo o pubblicitario o nel
settore dello spettacolo, nonche’, con esclusivo
riferimento agli adolescenti, nei settori turistico,
alberghiero o della ristorazione, il riposo settimanale
puo’ essere concesso anche in un giorno diverso dalla
domenica.
- Il decreto legislativo n. 758 del 19 dicembre 1994,
reca: "Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in
materia di lavoro". Il capo II del decreto (articoli
19-25) concerne: "Estinzione delle contravvenzioni in
materia di lavoro".
Art. 14.
1. L’articolo 26 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ sostituito
dal seguente:
"Art. 26. – 1. L’inosservanza delle disposizioni contenute negli
articoli 4, comma 1; 6, comma 1; 8, comma 7, e’ punita con l’arresto
fino a sei mesi.
2. L’inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 3; 6,
comma 2; 7, comma 2; 8, commi 1, 2, 4, 5; 15, comma 1; 17, comma 1;
18; 21; 22 e’ punita con l’arresto non superiore a sei mesi o con
l’ammenda fino a lire dieci milioni.
3. L’inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 8,
comma 6; 17, comma 2; 19; 20, primo e secondo comma e’ punita con la
sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire cinque
milioni.
4. Chiunque adibisce al lavoro i minori nei casi previsti
dall’articolo 4, comma 2, senza l’autorizzazione della direzione
provinciale del lavoro, e’ punito con la sanzione amministrativa fino
a lire cinque milioni.
5. Chiunque adibisce al lavoro gli adolescenti nei casi previsti
dall’articolo 6, comma 3, senza l’autorizzazione della direzione
provinciale del lavoro, e’ punito con la sanzione amministrativa fino
a lire cinque milioni.
6. Le sanzioni previste per l’inosservanza delle disposizioni di
cui agli articoli 3; 4, comma 1; 6, comma 1, si applicano in misura
non inferiore alla meta’ del massimo a chi, rivestito di autorita’ o
incaricato della vigilanza sopra un minore, ne consente l’avvio al
lavoro in violazione delle disposizioni contenute nei medesimi
articoli.
7. L’autorita’ competente a ricevere il rapporto con le violazioni
amministrative previste dal presente articolo e ad emettere
l’ordinanzaingiunzione e’ la direzione provinciale del lavoro.
8. Alle contravvenzioni di cui al comma 2 si applicano le
disposizioni del capo II del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n.
758.".

Art. 15.
1. Alla legge 17 ottobre 1967, n. 977, e’ aggiunto il seguente
allegato:
"Allegato I.
I. Lavorazioni che espongono ai seguenti agenti:
1. Agenti fisici:
a) atmosfera a pressione superiore a quella naturale, ad esempio in
contenitori sotto pressione, immersione sottomarina, fermo restando
le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20
marzo 1956, n. 321;
b) rumori con esposizione superiore al valore previsto dall’art.
42, comma 1, del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277.
2. Agenti biologici:
a) agenti biologici dei gruppi 3 e 4, ai sensi del titolo VIII del
decreto legislativo n. 626 del 1994 e di quelli geneticamente
modificati del gruppo II di cui ai decreti legislativi 3 marzo 1993,
n. 91 e n. 92.
3. Agenti chimici:
a) sostanze e preparati classificati tossici (T), molto tossici
(T+), corrosivi (C), esplosivi (E) o estremamente infiammabili (F+)
ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, e successive
modificazioni e integrazioni e del decreto legislativo 16 luglio
1998, n. 285;
b) sostanze e preparati classificati nocivi (Xn) ai sensi dei
decreti legislativi di cui al punto 3 a) e comportanti uno o piu’
rischi descritti dalle seguenti frasi:
1) pericolo di effetti irreversibili molto gravi (R39);
2) possibilita’ di effetti irreversibili (R40);
3) puo’ provocare sensibilizzazione mediante inalazione (R42);
4) puo’ provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle
(R43);
5) puo’ provocare alterazioni genetiche ereditarie (R46);
6) pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione
prolungata (R48);
7) puo’ ridurre la fertilita’ (R60);
8) puo’ danneggiare i bambini non ancora nati (R61);
c) sostanze e preparati classificati irritanti (Xi) e comportanti
uno o piu’ rischi descritti dalle seguenti frasi:
1) puo’ provocare sensibilizzazione mediante inalazione (R42);
2) puo’ provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle
(R43);
d) sostanze e preparati di cui al titolo VII del decreto
legislativo n. 626 del 1994;
e) piombo e composti;
f) amianto.
II. Processi e lavori:
1) Processi e lavori di cui all’allegato VIII del decreto
legislativo n. 626 del 1994.
2) Lavori di fabbricazione e di manipolazione di dispositivi,
ordigni ed oggetti diversi contenenti esplosivi, fermo restando le
disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19
marzo 1956, n. 302.
3) Lavori in serragli contenenti animali feroci o velenosi nonche’
condotta e governo di tori e stalloni.
4) Lavori di mattatoio.
5) Lavori comportanti la manipolazione di apparecchiature di
produzione, di immagazzinamento o di impiego di gas compressi,
liquidi o in soluzione.
6) Lavori su tini, bacini, serbatoi, damigiane o bombole contenenti
agenti chimici di cui al punto I.3.
7) Lavori edili di demolizione, allestimento e smontaggio delle
armature esterne ed interne delle costruzioni.
8) Lavori comportanti rischi elettrici da alta tensione come
definita dall’art. 268 del decreto del Presidente della Repubblica 27
aprile 1955, n. 547.
9) Lavori il cui ritmo e’ determinato dalla macchina e che sono
pagati a cottimo.
10) Esercizio dei forni a temperatura superiore a 500 C come ad
esempio quelli per la produzione di ghisa, ferroleghe, ferro o
acciaio; operazioni di demolizione, ricostruzione e riparazione degli
stessi; lavoro ai laminatoi.
11) Lavorazioni nelle fonderie.
12) Processi elettrolitici.
13) Produzione di gomma sintetica; lavorazione della gomma naturale
e sintetica.
14) Produzione dei metalli ferrosi e non ferrosi e loro leghe.
15) Produzione e lavorazione dello zolfo.
16) Lavorazioni di escavazione, comprese le operazioni di
estirpazione del materiale, di collocamento e smontaggio delle
armature, di conduzione e manovra dei mezzi meccanici, di taglio dei
massi.
17) Lavorazioni in gallerie, cave, miniere, torbiere e industria
estrattiva in genere.
18) Lavorazione meccanica dei minerali e delle rocce, limitatamente
alle fasi di taglio, frantumazione, polverizzazione, vagliatura a
secco dei prodotti polverulenti.
19) Lavorazione dei tabacchi.
20) Lavori di costruzione, trasformazione, riparazione,
manutenzione e demolizione delle navi, esclusi i lavori di officina
eseguiti nei reparti a terra.
21) Produzione di calce ventilata.
22) Lavorazioni che espongono a rischio silicotigeno.
23) Manovra degli apparecchi di sollevamento a trazione meccanica,
ad eccezione di ascensori e montacarichi.
24) Lavori in pozzi, cisterne ed ambienti assimilabili.
25) Lavori nei magazzini frigoriferi.
26) Lavorazione, produzione e manipolazione comportanti esposizione
a prodotti farmaceutici.
27) Condotta dei veicoli di trasporto e di macchine operatrici
semoventi con propulsione meccanica nonche’ lavori di pulizia e di
servizio dei motori e degli organi di trasmissione che sono in moto.
28) Operazioni di metallizzazione a spruzzo.
29) Legaggio ed abbattimento degli alberi.
30) Pulizia di camini e focolai negli impianti di combustione.
31) Apertura, battitura, cardatura e pulitura delle fibre tessili,
del crine vegetale ed animale, delle piume e dei peli.
32) Produzione e lavorazione di fibre minerali e artificiali.
33) Cernita e trituramento degli stracci e della carta usata.
34) Lavori con impieghi di martelli pneumatici, mole ad albero
flessibile e altri strumenti vibranti; uso di pistole fissachiodi.
35) Produzione di polveri metalliche.
36) Saldatura e taglio dei metalli con arco elettrico o con fiamma
ossidrica o ossiacetilenica.
37) Lavori nelle macellerie che comportano l’uso di utensili
taglienti, seghe e macchine per tritare.
Note all’art. 15:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo
1956, n. 321, concerne: "Norme per la prevenzione degli
infortuni e l’igiene del lavoro nei cassoni ad aria
compressa".
- Il decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, concerne:
"Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE,
n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia
di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da
esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante
il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990,
n. 212". Il comma 1 dell’art. 42, cosi’ dispone:
"1. Nelle attivita’ che comportano un valore
dell’esposizione quotidiana personale di un lavoratore al
rumore superiore a 80 dBA, il datore di lavoro provvede a
che i lavoratori ovvero i loro rappresentanti vengano
informati su:
a) i rischi derivanti all’udito dall’esposizione al
rumore;
b) le misure adottate in applicazione delle presenti
norme;
c) le misure di protezione cui i lavoratori debbono
conformarsi;
d) la funzione dei mezzi individuali di protezione, le
circostanze in cui ne e’ previsto l’uso e le modalita’ di
uso a norma dell’art. 43;
e) il significato ed il ruolo del controllo sanitario di
cui all’art. 44 per mezzo del medico competente;
f) i risultati ed il significato della valutazione di cui
all’art. 40".
- Per quanto concerne il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, si veda nelle note alle premesse. Il titolo
VIII (articoli 73-88), reca: "Protezione da agenti
biologici".
- I decreti legislativi 3 marzo 1993, numeri 91 e 92
concernono rispettivamente: "Attuazione della direttiva
90/219/CEE concernente l’impiego confinato di
microorganismi geneticamente modificati" e "Attuazione
della direttiva 90/220/CEE concernente l’emissione
deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente
modificati".
- Il decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, concerne:
"Attuazione della direttiva 92/32/CEE concernente
classificazione, imballaggio ed etichettatura delle
sostanze pericolose".
- Il decreto legislativo 16 luglio 1998, n. 285, riguarda:
"Attuazione di direttive comunitarie in materia di
classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati
pericolosi, a norma dell’art. 38 della legge 24 aprile
1998, n. 128".
- Per quanto concerne il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, si veda nelle note alle premesse. Il titolo
VII (articoli 60-72), reca: "Protezione da agenti
cancerogeni". L’allegato VIII del decreto concerne: "Elenco
di sistemi, preparati e procedimenti".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo
1956, n. 302, concerne: "Norme di prevenzione degli
infortuni sul lavoro integrative di quelle generali emanate
con decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955,
n. 547".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1955, n. 547, concerne: "Norme per la prevenzione degli
infortuni sul lavoro". L’art. 268 cosi’ dispone:
"Art. 268 (Definizione di ”alta” e ”bassa” tensione).
- Agli effetti del presente decreto, un impianto elettrico
e’ ritenuto a bassa tensione quando la tensione del sistema
e’ uguale o minore a 400 Volta efficaci per corrente
alternata e a 600 Volta per corrente continua.
Quando tali limiti sono superati, l’impianto elettrico e’
ritenuto ad alta tensione".
Art. 16.
1. Sono abrogati:
a) gli articoli 5, 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 16, della legge 17
ottobre 1967, n. 977;
b) il decreto del Presidente della Repubblica 4 gennaio 1971, n.
36;
c) il decreto del Presidente della Repubblica 20 gennaio 1976, n.
432.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 4 agosto 1999
CIAMPI
D’Alema, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Letta, Ministro per le politiche
comunitarie
Salvi, Ministro del lavoro e della
previdenza sociale
Bindi, Ministro della sanita’
Berlinguer, Ministro della pubblica
istruzione
Melandri, Ministro per i beni e le
attivita’ culturali
Bersani, Ministro dell’industria,
del commercio e dell’artigianato
Dini, Ministro degli affari esteri
Diliberto, Ministro di grazia e
giustizia
Amato, Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione
economica
Turco, Ministro per la solidarieta’
sociale
Piazza, Ministro per la funzione
pubblica
Balbo, Ministro per le pari
opportunita’
Visto, il Guardasigilli: Diliberto
Note all’art. 16:
- Per quanto riguarda la legge 17 ottobre 1967, n. 977, si
veda nelle note alle premesse.
- Il decreto del Presidente della Repubblica 4 gennaio
1971, n. 36, concerneva: "Determinazione dei lavori leggeri
nei quali possono essere occupati fanciulli di eta’ non
inferiore ai quattordici anni compiuti, ai sensi dell’art.
4 della legge 17 ottobre 1967, n. 977, sulla tutela del
lavoro dei fanciulli e degli adolescenti".
- Il decreto del Presidente della Repubblica 20 gennaio
1976, n. 432, riguardava: "Determinazione dei lavori
pericolosi, faticosi e insalubri ai sensi dell’art. 6 della
legge 17 ottobre 1967, n. 977, sulla tutela del lavoro dei
fanciulli e degli adolescenti".