D.L. 20 maggio 1993, n. 148 “Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione”

Decreto legge 20-05-1993, n. 148
Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione.
Convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 19 luglio 1993, n. 236. La Corte Costituzionale, con sentenza 1 giugno 1995, n. 218, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge di conversione, che fa salvi gli effetti prodotti da precedenti analoghe disposizioni di decreti legge non convertiti, nella parte in cui non prevede che all’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità possono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità nei modi e con gli effetti previsti dagli artt. 2, comma 5, e 12, comma 2, D.L. 16 maggio 1994, n. 299.
(G.U. 20-05-1993, n. 116 )



IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni a sostegno dell’occupazione, tenuto conto della difficile situazione economica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 13 maggio 1993;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri del tesoro e del bilancio e della programmazione economica;

Emana

il seguente decreto-legge:


Art. 1 – Fondo per l’occupazione


1. Per gli anni 1993-1995 il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, d’intesa con il Ministro del tesoro, attua, sentite le regioni, e tenuto conto delle proposte formulate dal Comitato per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, istituito ai sensi dell’articolo 29 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 settembre 1992, misure straordinarie di politica attiva del lavoro intese a sostenere i livelli occupazionali: a) nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento CEE n. 2052/88 o del regolamento CEE n. 328/88 così individuate ai sensi del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181 recante misure di sostegno e di reindustrializzazione in attuazione del piano di risanamento della siderurgia; b) nelle aree che presentano rilevante squilibrio locale tra domanda ed offerta di lavoro secondo quanto previsto dall’articolo 36, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, accertati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su proposta delle commissioni regionali per l’impiego, sulla base delle intese raggiunte con la commissione delle Comunità europee. [1]

1-bis. Ai fini della definizione degli interventi di cui al comma 1 si tiene altresì conto:

a) della presenza di crisi territoriali di particolare gravità o di crisi settoriali strutturali con notevole impatto sui livelli occupazionali, facendo riferimento ai criteri già definiti sulla base della legislazione vigente per particolari settori;

b) della sussistenza di situazioni di sviluppo ritardato o di depressione economica;

c) della sussistenza di processi di ristrutturazione, di riconversione industriale o di deindustrializzazione;

d) della presenza di gravi fenomeni di degrado sociale, economico o ambientale e di mancata valorizzazione e difesa del patrimonio storico e artistico. [2]

2. Le misure di cui al comma 1, riservate alla promozione di iniziative per il sostegno dell’occupazione con caratteri di economicità e stabilità nel tempo, comprese le dotazioni di opere di pubblica utilità, di servizi terziari e di edilizia abitativa economico-popolare, prevedono l’erogazione di incentivi ai datori di lavoro, ovvero imprenditori, per ogni unità lavorativa occupata a tempo pieno, secondo modulazioni crescenti che non possono comunque superare complessivamente una annualità del costo medio del lavoro [3].

3. Le risorse di cui al comma 7 preordinate alle finalità di cui al comma 1 sono ripartite tra le aree di cui al medesimo comma 1, e in tutte le regioni per le iniziative di cui al comma 5, in base alla entità del numero dei disoccupati in esse registrati. I benefici di cui al presente articolo sono attribuiti con provvedimento dell’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione, nei limiti delle risorse a ciascuno di essi assegnate alle imprese che presentino la domanda, nei termini stabiliti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, con priorità per le assunzioni collegate a nuovi insediamenti produttivi e secondo l’ordine di presentazione delle domande stesse. In fase di prima applicazione la domanda è presentata entro il 20 luglio 1995, per assunzioni da effettuarsi entro il 31 dicembre 1995. I benefici sono attribuiti nella misura massima consentita dalla disciplina comunitaria sugli aiuti alle imprese, in tre rate annuali pari al 25%, 35% e 40% rispettivamente, mediante conguaglio con i contributi previdenziali, ove possibile [4].

4. Nella domanda deve essere specificato, sotto la personale responsabilità del datore di lavoro ovvero imprenditore, che le assunzioni per le quali il beneficio viene richiesto sono collegate a nuovi insediamenti produttivi, ovvero avvengono ad incremento dell’organico calcolato sulla media dell’ultimo semestre e che, durante il predetto periodo non sono intervenute riduzioni o sospensioni di personale avente analoghe qualifiche professionali, nonché in quale misura le assunzioni riguardano i lavoratori di cui all’ articolo 25, comma 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223 [4].

5. Gli interventi previsti dal comma 2 sono estesi a tutto il territorio nazionale per le iniziative riguardanti l’occupazione di persone svantaggiate, promosse dai soggetti di cui all’ articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381 [4].

6. Per le finalità di cui al comma 1 il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sentite le commissioni regionali per l’impiego, stipula convenzioni con consorzi di comuni e con enti, società, cooperative o consorzi pubblici e privati, di comprovata esperienza e capacità tecnica nelle materie di cui al presente articolo, nonché con gli enti gestori dei fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui al comma 1 dell’ articolo 11 della legge 31 gennaio 1992, n. 59, diretti all’incremento dell’occupazione, per progettare modelli e strumenti di gestione attiva della mobilità e dello sviluppo di nuova occupazione, anche delineando metodi di valutazione della fattibilità dei progetti e dei risultati conseguiti. [5]

7. Per le finalità di cui al presente articolo è istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale il Fondo per l’occupazione, alimentato dalle risorse di cui all’autorizzazione di spesa stabilita al comma 8, nel quale confluiscono anche i contributi comunitari destinati al finanziamento delle iniziative di cui al presente articolo, su richiesta del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. A tale ultimo fine i contributi affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al predetto Fondo. [6]

7-bis. I contributi che verranno erogati dalla CEE per la realizzazione dei servizi di informazione sul mercato del lavoro comunitario e per gli scambi di domande e offerte di lavoro tra gli Stati membri, nonché per le attività di cooperazione tra i servizi per l’impiego comunitari, verranno versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnati ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, salvo che il Ministero del lavoro e della previdenza sociale si avvalga di agenzie specializzate ed appositamente autorizzate a tal fine [7].

8. Per il finanziamento del Fondo di cui al comma 7 è autorizzata la spesa di lire 550 miliardi per l’anno 1993 e di lire 400 miliardi per ciascuno degli anni 1994 e 1995. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Le somme non impegnate in ciascun esercizio finanziario possono esserlo in quello successivo [8].

Note:

1 Comma modificato dalla legge di conversione.


2 Comma inserito dalla legge di conversione.


3 Comma sostituito dalla legge di conversione, e successivamente, sostituito dall’art. 28, comma 1, D.L. 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341.


4 Comma sostituito dall’art. 28, comma 1, D.L. 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341.


5 Comma sostituito dalla legge di conversione.


6 Per la proroga degli interventi e per l’incremento e la riduzione delle dotazioni del Fondo di cui al presente comma, vedi l’art. 12, comma 4, D.L. 16 maggio 1994, n. 299; l’art. 1, comma 1, D.L. 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla L. 20 marzo 1998, n. 52, come modificato dall’art. 19, comma 13, D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2; l’ art. 44, comma 9-quater, D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 novembre 2003, n. 326; l’ art. 13, comma 3, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80; l’ art. 1, comma 430, L. 23 dicembre 2005, n. 266, a decorrere dal 1° gennaio 2006; l’ art. 1, commi 34 e 68, L. 24 dicembre 2007, n. 247, a decorrere dal 1° gennaio 2008; l’art. 2, comma 519, L. 24 dicembre 2007, n. 244, come modificato dall’art. 5, comma 9, lett. b), n. 12), D.L. 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 luglio 2008, n. 126, e l’art. 63, comma 6, D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133.


7 Comma inserito dalla legge di conversione, e, successivamente, modificato dall’ art. 9, comma 17, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608.


8 Per l’autorizzazione di spesa di cui al presente comma vedi:

- per gli anni 1999 e 2000, l’art. 66, comma 1, L. 17 maggio 1999, n. 144;

- per gli anni 2001 e 2002, l’art. 73, comma 2, e l’art. 78, comma 21, L. 23 dicembre 2000, n. 388.


Art. 1 bis – Promozione di nuove imprese giovanili nel settore dei servizi [1] [2]


1. Una quota del Fondo per l’occupazione di cui all’ articolo 1, comma 7, non superiore al 10 per cento, è riservata allo sviluppo di nuove imprese giovanili nei settori della innovazione tecnologica, della tutela ambientale, della fruizione dei beni culturali, del turismo, della manutenzione di opere civili ed industriali nelle aree depresse di cui agli obiettivi nn. 1, 2 e 5-b del regolamento (Cee) 2052/88 del Consiglio del 24 giugno 1988, relativo ai fondi strutturali dell’Unione europea, e successive modificazioni, nonché nel settore dei servizi socio-assistenziali domiciliari e di aiuto personale alle persone handicappate in situazioni di gravità di cui all’ articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e agli anziani non autosufficienti. [3]

2. Le finalità di cui al comma 1, ad eccezione di quelle relative alle imprese che operano nel settore dei servizi socio-assistenziali domiciliari e di aiuto personale alle persone handicappate in situazione di gravità di cui all’ articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e agli anziani non autosufficienti, sono realizzate tramite il Comitato per lo sviluppo di nuova imprenditorialità giovanile, di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto legge 30 dicembre 1985, n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1986, n. 44, come modificato dall’articolo 1 della legge 11 agosto 1991, n. 275, che opera con i propri criteri e le proprie procedure.

3. I soggetti destinatari dei benefici devono avere le caratteristiche delle società o delle cooperative di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto legge 30 dicembre 1985, n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1986, n. 44, e successive modificazioni. Con decreto del Ministro del bilancio e della programmazione economica, d’intesa con i Ministri del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale, sono definiti i criteri e le modalità di concessione delle agevolazioni.

3-bis. Le risorse di cui al comma 1 sono altresì destinate alla promozione di nuove cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, sulla base di un programma definito dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentite le organizzazioni nazionali operanti nel settore. I benefici sono concessi, nella misura di cui all’ articolo 1, comma 3, per ogni lavoratore dipendente o socio lavoratore, che non goda dei benefici di cui all’ articolo 4, comma 3, della predetta legge. Le domande per la concessione del beneficio sono presentate all’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, competente per territorio [4].

Note:

1 A norma dell’art. 27, comma 2, lett. b), D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 185, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui al comma 1, del medesimo art. 27, il presente articolo è abrogato.


2 Articolo inserito dalla legge di conversione.


3 Comma modificato dall’art. 3 bis, D.L. 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341 e, successivamente, dall’art. 8, comma 7, L. 7 agosto 1997, n. 266.


4 Comma aggiunto dall’ art. 9, comma 16, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608.


Art. 1 ter – Fondo per lo sviluppo [1]


1. Per consentire la realizzazione nelle aree di intervento e nelle situazioni individuate ai sensi dell’ articolo 1 di nuovi programmi di reindustrializzazione, di interventi per la creazione di nuove iniziative produttive e di riconversione dell’apparato produttivo esistente, con priorità per l’attuazione dei programmi di riordino delle partecipazioni statali, nonché per promuovere azioni di sviluppo a livello locale, ivi comprese quelle dirette alla promozione dell’efficienza complessiva dell’area anche attraverso interventi volti alla creazione di infrastrutture tecnologiche, in relazione ai connessi effetti occupazionali, è istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, un apposito Fondo per lo sviluppo con la dotazione finanziaria di lire 75 miliardi per l’anno 1993 e di lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 1994 e 1995. Per l’anno 2005 la dotazione finanziaria del predetto Fondo è stabilita in 10 milioni di euro. [2] [3]

2. I criteri e le modalità di utilizzo delle disponibilità del Fondo di cui al comma 1 sono stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del tesoro, e sentito il Comitato di cui all’ articolo 1, comma 1, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tenuto conto dei fenomeni di repentina crisi occupazionale in essere, sono indicati i criteri di priorità per l’attribuzione delle risorse e con riferimento alle aree territoriali ed ai settori industriali in crisi, nonché i criteri di selezione dei soggetti a cui è attribuita la gestione dei programmi di sviluppo locale connessi. [4] [5]

3. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, d’intesa con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, può avvalersi delle società di promozione industriale partecipate dalle società per azioni derivanti dalla trasformazione degli enti di gestione delle partecipazioni statali ai sensi dell’articolo 15 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, ovvero da enti di gestione disciolti, nonché della GEPI S.p.a.

4. Gli interventi a valere sul Fondo di cui al comma 1 sono determinati sulla base dei criteri di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488.

5. Le disponibilità del Fondo di cui al comma 1 possono essere utilizzate, nei limiti delle quote indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 2, per l’erogazione, alle amministrazioni pubbliche ed agli operatori pubblici e privati interessati, della quota di finanziamento a carico del bilancio dello Stato per l’attuazione di programmi di politica comunitaria, secondo le modalità stabilite dalla legge 16 aprile 1987, n. 183, e successive modificazioni.

6. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, pari a lire 75 miliardi per l’anno 1993 e a lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 1994 e 1995, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


2 Comma modificato dall’ art. 13, comma 4, lett. a), D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.


3 Per l’incremento della dotazione finanziaria relativa agli anni 1996-1997, vedi l’ art. 4, comma 37, D.L. 1 ottobre 1996, n. 510.


4 Comma modificato dall’ art. 13, comma 4, lett. b), D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80.


5 Il regolamento recante criteri e modalità di utilizzo del Fondo per lo sviluppo è stato emanato con il D.P.C.M. 3 novembre 1994, n. 773.


Art. 2 – Interventi di reindustrializzazione e di sviluppo dell’occupazione


1. Il periodo temporale di durata del Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione, istituito con l’articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, decorre dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di attuazione previsto nel comma 4 del predetto articolo. Al Fondo è conferita una ulteriore somma di lire 15 miliardi per l’anno 1993. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per il medesimo anno, all’uopo utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

2. I rientri per capitale ed interessi derivanti per i medesimi anni dalle anticipazioni concesse dal Mediocredito centrale ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 28 novembre 1980, n. 782, affluiscono nel limite di lire 15 miliardi per ciascuno degli anni 1993 e 1994 al Fondo di cui al comma 1 e nel limite di lire 25 miliardi per ciascuno dei medesimi anni al Fondo istituito dall’articolo 1 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, di cui 10 miliardi con relativi rientri costituiti dalle quote di ammortamento per capitali e degli interessi corrisposti dalle cooperative mutuatarie, destinati esclusivamente ad operazioni di finanziamento delle cooperative sociali e dei loro consorzi di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381. Per il solo anno 1993 i restanti 15 miliardi sono conferiti al Fondo di dotazione della Sezione speciale per il credito alla cooperazione presso la Banca nazionale del lavoro, istituita con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 15 dicembre 1947, n. 1421, ratificato con legge 5 gennaio 1953, n. 30, e successive modificazioni, congiuntamente ai rientri per capitale ed interessi, nel limite di lire 25 miliardi, relativi ai finanziamenti accordati a valere sul predetto Fondo istituito dall’articolo 1 della legge 27 febbraio 1985, n. 49. [1] [2]

3. I lavoratori dipendenti da aziende poste in vendita o in liquidazione dai proprietari che, a prescindere dallo stato di crisi dell’impresa o dalla cessazione della sua attività, intendano rilevare, in tutto o in parte, l’azienda da cui dipendono, sono compresi tra i soggetti di cui all’articolo 14, comma 1, lettera a), della legge 27 febbraio 1985, n. 49.

3-bis. Si applicano alle cooperative costituite ai sensi dell’articolo 14 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, le disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 della legge 31 gennaio 1992, n. 59. [3]

3-ter. Il comma 1 dell’articolo 16 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, è sostituito dal seguente: "1. In deroga alle vigenti norme possono partecipare alle cooperative di cui all’ articolo 14 le società finanziarie il cui capitale sia posseduto per almeno l’80 per cento da cooperative di produzione e lavoro e loro consorzi. Non rientra nel calcolo per la determinazione di tale percentuale il capitale sociale eventualmente sottoscritto dalle società e dalle associazioni che gestiscono i fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione ai sensi degli articoli 11 e 12 della legge 31 gennaio 1992, n. 59". [3]

4. [4].

5. [4].

6. Ai fini dell’applicazione delle agevolazioni di cui all’articolo 6 del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, è prorogato al 31 dicembre 1993 il termine per la presentazione delle domande relative al programma di promozione industriale della SPI ed al programma speciale di reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica di cui all’articolo 5, commi 1 e 2, del medesimo decreto-legge.

7. Al fine di mantenere e sviluppare l’occupazione, i compiti di intervento nel settore bieticolo-saccarifero svolti dalla RIBS S.p.a. in base alla legge 19 dicembre 1983, n. 700, e successive modificazioni e integrazioni, sono estesi ad altri settori della produzione agricola, nei limiti delle disponibilità finanziarie della stessa RIBS S.p.a., fatte salve le funzioni di programmazione nel settore agricolo-alimentare attribuite al CIPE dall’articolo 2, comma 2, della legge 8 novembre 1986, n. 752.

8. [5].

9. Ai fini della reindustrializzazione e dello sviluppo economico ed occupazionale dell’area torrese e stabiese e dell’area di Airola, la regione Campania, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, presenta al Ministro del lavoro e della previdenza sociale un programma di interventi nell’ambito degli obiettivi di cui agli articoli 1 e 9, nonché al Presidente del Consiglio dei ministri per gli obiettivi di cui al presente articolo. Per le finalità di cui al presente comma è riconosciuto un finanziamento non superiore a trenta miliardi, nell’ambito delle risorse di cui ai predetti articoli. [6]

9-bis. Un programma analogo a quello di cui al comma 9 è presentato dalle regioni Emilia Romagna e Toscana per i comprensori dell’Appennino interessati a gravi crisi aziendali nei settori della trasformazione dei prodotti zootecnici, della forestazione e dell’agricoltura. Per le finalità di cui al presente comma è riconosciuto un finanziamento non superiore a 3 miliardi di lire per ciascuna delle due regioni, nell’ambito delle risorse di cui agli articoli 1 e 9. [7]

Note:

1 Comma modificato dalla legge di conversione.


2 Comma modificato dall’ avviso di rettifica pubblicato nella G.U. 25 maggio 1993, n. 120.


3 Comma inserito dalla legge di conversione.


4 Comma soppresso dalla legge di conversione.


5 Comma modificato dall’ art. 12, comma 6, D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1994, n. 451 e, successivamente, abrogato dall’art. 23, comma 5, L. 7 agosto 1997, n. 266.


6 Per l’erogazione dei contributi di cui al presente comma vedi il D.M. 31 maggio 1999.


7 Comma aggiunto dalla legge di conversione.


Art. 2 bis – Attività di ricerca e sviluppo sui materiali ceramici avanzati [1]


1. In occasione del riaccorpamento totale all’interno della struttura dell’ENEA delle attività di ricerca e sviluppo sui materiali ceramici avanzati, condotte anche su incarico del medesimo ENEA presso il centro ricerche di Bologna della Società TEMAV, l’Ente predetto è autorizzato, per assicurare continuità alle ricerche impostate, a rilevare le attività e le attrezzatura della TEMAV, nonché ad assumere i 50 dipendenti del suddetto centro ricerche, anche in deroga ai limiti di età previsti dalla normativa vigente.

2. Le operazioni di cui al comma 1 devono essere compiute entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. All’inquadramento si provvederà, previa consultazione con le organizzazioni sindacali, sulla base dei titoli di studio e delle esperienze professionali di ciascun lavoratore. Il trattamento economico spettante è pari a quello iniziale della qualifica di inquadramento. I lavoratori conservano il trattamento previdenziale vigente presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.

3. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo si fa fronte con le ordinarie disponibilità di bilancio dell’Ente.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


Art. 3 – Interventi nei settori della manutenzione idraulica e forestale


1. E’ autorizzata l’esecuzione di interventi di manutenzione idraulica nell’ambito degli ecosistemi fluviali, da effettuarsi secondo programmi redatti per i bacini di rilievo nazionale dalle rispettive autorità, per i bacini di rilievo interregionale dalle rispettive autorità o d’intesa tra le regioni competenti per territorio, ove le autorità non siano costituite, e per i bacini di rilievo regionale dalle regioni. I programmi sono redatti sulla base di criteri e modalità adottati con decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera f), della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni e integrazioni. Il Comitato dei ministri di cui all’articolo 4, comma 2, della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni, è integrato con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale. [1]

2. Il decreto di cui al comma 1 definisce altresì i criteri per la ripartizione di cui al comma 7 e le modalità per l’esercizio del potere sostitutivo da parte del Presidente della giunta regionale o della provincia autonoma, in caso di inerzia degli enti pubblici incaricati della realizzazione dei singoli interventi.

3. I programmi sono presentati al Comitato dei Ministri di cui all’articolo 4, comma 2, della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni e integrazioni, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di cui al comma 1. L’inosservanza del predetto termine comporta l’esclusione dalla ripartizione di cui al comma 7. [1]

4. Le somme iscritte in conto residui per la parte capitale nello stato di previsione del Ministero dei lavori pubblici per l’anno 1992, non impegnate in tale anno e che non siano conservate in bilancio in forza di altre disposizioni legislative, possono essere impegnate nell’anno 1993 per le finalità di cui al comma 1. Entro il 31 dicembre 1994 possono, comunque, essere utilizzate, con le finalità orientate alla ricostruzione del Belice, le somme non impegnate di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 10 aprile 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9 maggio 1990, iscritte in conto residui per il 1992. [2]

4-bis. Tra gli istituti di credito speciali o sezioni autonome autorizzati di cui all’articolo 6 della legge 23 dicembre 1992, n. 505, deve intendersi ricompresa anche la Cassa depositi e prestiti. [3]

5. Le somme iscritte sul capitolo 7720 dello stato di previsione del Ministero dell’agricoltura e delle foreste per l’anno 1992, non impegnate in tale anno, possono essere impegnate nell’anno 1993 per le finalità di cui al comma 1.

6. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare con proprio decreto, su proposta del Ministro dei lavori pubblici per quanto riguarda il comma 4, le occorrenti variazioni di bilancio di carattere compensativo, anche nel conto dei residui.

7. Le somme di cui ai commi 4 e 5 sono ripartite tra i bacini idrografici, sulla base dei programmi presentati, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Comitato dei ministri di cui al comma 3.

8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e dei lavori pubblici, sono individuate le disponibilità nel conto residui del bilancio dello Stato del 1992 e precedenti, che possono essere impegnate negli anni 1993-1995 per la realizzazione di opere di pubblica utilità di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni ed integrazioni, anche mediante il cofinanziamento delle regioni e degli enti locali, finalizzati prioritariamente alla occupazione dei soggetti disoccupati di cui all’ articolo 1, comma 4. Le somme relative sono ripartite sulla base di appositi programmi predisposti dall’autorità di bacino e dalle regioni, d’intesa fra loro o singolarmente, con le procedure di cui al comma 7.

9. Alla regione Calabria è concesso nel periodo 1993-1995 un contributo speciale di lire 1340 miliardi, di cui lire 390 miliardi nell’anno 1993, lire 450 miliardi nell’anno 1994 e lire 500 miliardi nell’anno 1995, per le spese da sostenersi per il perseguimento delle finalità previste dall’articolo 1 della legge 12 ottobre 1984, n. 664, limitatamente ai lavoratori già occupati nel precedente triennio. L’erogazione delle somme è subordinata agli adempimenti di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 3 febbraio 1986, n. 15, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 1986, n. 87. La regione Calabria trasmette alle Camere entro il 31 dicembre 1993 una relazione sullo stato di realizzazione delle opere di cui all’articolo 1 della citata legge n. 664 del 1984 fino alla data di entrata in vigore del presente decreto, e, entro il 30 giugno 1996, una relazione sui risultati realizzati con il finanziamento di cui al presente comma. Le competenti Commissioni parlamentari esprimono parere motivato su tali relazioni entro 90 giorni. [1]

10. All’onere derivante dall’attuazione del comma 9 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del tesoro.

Note:

1 Comma sostituito dalla legge di conversione.


2 Comma modificato dalla legge di conversione.


3 Comma inserito dalla legge di conversione.


Art. 4 – Norme in materia di politica dell’impiego [1]


1. Fino al 31 dicembre 1994 [2], nella lista di cui all’ articolo 6, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, possono essere iscritti i lavoratori licenziati da imprese, anche artigiane o cooperative di produzione e lavoro, che occupano anche meno di quindici dipendenti per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro, quale risulta dalla comunicazione dei motivi intervenuta ai sensi dell’ articolo 2 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come sostituito dall’ articolo 2, comma 2, della legge 11 maggio 1990, n. 108. Possono altresì essere iscritti i lavoratori licenziati per riduzione di personale che non fruiscano dell’indennità di cui all’ articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223. L’iscrizione, che non dà titolo al trattamento di cui all’ articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223, deve essere richiesta, entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento, ovvero dalla comunicazione dei motivi ove non contestuale, alla competente sezione circoscrizionale per l’impiego, la quale, previa verifica che i motivi dichiarati dal datore di lavoro corrispondono a quanto disposto dal presente articolo, trasmette la richiesta all’ufficio regionale del lavoro per gli adempimenti previsti dall’ articolo 6 della legge 23 luglio 1991, n. 223. [3]

2. I lavoratori comunque iscritti nelle liste di mobilità di cui all’ articolo 6 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e che non beneficiano dell’indennità di mobilità di cui all’ articolo 7 della predetta legge, sono cancellati dalle liste alle medesime scadenze previste dallo stesso articolo 7, commi 1 e 2, per coloro che hanno diritto all’indennità in base all’età e all’ubicazione dell’unità produttiva di provenienza.

3. Ai datori di lavoro, comprese le società cooperative di produzione e lavoro, che non abbiano nell’azienda sospensione dal lavoro in atto ai sensi dell’ articolo 1 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero non abbiano proceduto a riduzione di personale nei dodici mesi precedenti, salvo che l’assunzione avvenga ai fini di acquisire professionalità sostanzialmente diverse da quelle dei lavoratori interessati alle predette riduzioni o sospensioni di personale, che assumano a tempo pieno e indeterminato lavoratori o ammettano soci lavoratori che abbiano fruito del trattamento straordinario di integrazione salariale per almeno tre mesi, anche non continuativi, dipendenti da imprese beneficiarie da almeno sei mesi dell’intervento, sono concessi i benefici di cui all’ articolo 8, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223, calcolati nella misura ivi prevista, ridotta di tre mesi, sulla base dell’età del lavoratore al momento dell’assunzione o ammissione. Per un periodo di dodici mesi la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è pari a quella prevista per gli apprendisti dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni, ferma restando la contribuzione a carico del lavoratore nelle misure previste per la generalità dei lavoratori. All’ articolo 20, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, sono soppresse le parole da "nonché quelli" a "d’integrazione salariale".

4. All’ articolo 6, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

"d-bis) realizza, d’intesa con la regione, a favore delle lavoratrici iscritte nelle liste di mobilità, le azioni positive di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125". [4]

5. Al comma 1 dell’ articolo 11 della legge 10 aprile 1991, n. 125, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, viene stabilita la misura del compenso da corrispondere ai componenti del Comitato nazionale di cui all’ articolo 5 e del Collegio istruttorio e della segreteria tecnica di cui all’ articolo 7".

6. I criteri di assunzione presso le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici stabiliti dall’ articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, dall’articolo 5, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 1991, si applicano anche ai lavoratori comunque iscritti nelle liste di mobilità di cui all’ articolo 6 della legge 23 luglio 1991, n. 223. Le commissioni regionali per l’impiego, tenuto conto del numero dei lavoratori beneficiari del trattamento di integrazione salariale straordinaria e di quelli iscritti nelle liste di mobilità, possono ripartire, tra le predette categorie, ai sensi dell’ articolo 5 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, la percentuale degli avviamenti a selezione riservata agli appartenenti alle categorie medesime.

7. Lo stanziamento nel capitolo 1089 del bilancio di previsione del Ministero per i beni culturali e ambientali può essere utilizzato anche per la copertura di spese per la realizzazione dei progetti socialmente utili mediante lavoratori che godono dell’indennità di mobilità ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223.

7-bis. I progetti socialmente utili di cui al decreto-legge 4 settembre 1987, n. 366, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 novembre 1987, n. 452, possono essere svolti anche con il ricorso ai lavoratori che godono dell’indennità di mobilità ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223. I progetti socialmente utili debbono comunque essere inerenti a progetti approvati dal Ministero per i beni culturali e ambientali. [5]

8. Per la prosecuzione degli interventi statali di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, del decreto-legge 12 gennaio 1991, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 80, è autorizzata l’ulteriore spesa, rispettivamente, di lire 100 miliardi e di lire 50 miliardi per l’anno 1993. Le regioni Campania e Sicilia, sulla base dei progetti già attuati e presentati rispettivamente dal comune e dalla provincia di Napoli e dal comune di Palermo, sono tenute a trasmettere al Ministro dell’interno una relazione sulle opere pubbliche eseguite dall’inizio degli interventi sino alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché, prima del trasferimento delle somme, sugli specifici programmi che saranno intrapresi per l’anno 1993; il Ministro dell’interno trasmetterà copia di dette relazioni alle commissioni parlamentari competenti ed al CNEL. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’interno.

9. Il comune e la provincia di Napoli ed il comune di Palermo sono autorizzati ad utilizzare, per le finalità di cui al presente articolo, le eventuali disponibilità non utilizzate derivanti dai contributi statali di cui al decreto-legge 2 agosto 1984, n. 409, convertito con modificazioni, dalla legge 28 settembre 1984, n. 618, e dal decreto-legge 12 febbraio 1986, n. 24, convertito dalla legge 9 aprile 1986, n. 96, e successive modificazioni ed integrazioni.

10. [6].

11. [6].

11-bis. I datori di lavoro che, per effetto della trasformazione della loro natura giuridica da pubblica a privata, devono procedere alla copertura delle aliquote d’obbligo previste dalla legge 2 aprile 1968, n. 482, possono essere autorizzati ad adempiere gradualmente al predetto obbligo. L’autorizzazione è rilasciata, a domanda, dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale tenendo conto dell’esigenza di contemperare l’assolvimento dell’obbligo di copertura delle aliquote con il mantenimento degli equilibri economici e gestionali delle imprese, secondo modalità determinate con decreto del Ministro stesso. I datori di lavoro, per i quali si è già verificata la trasformazione, devono presentare la domanda entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Gli altri datori di lavoro interessati devono presentare la domanda entro sei mesi dalla data della trasformazione della loro natura giuridica [7].

11-ter. Le società cooperative ed i loro consorzi che siano stati cancellati dal registro prefettizio delle cooperative ai sensi dell’articolo 19, comma 2, della legge 31 gennaio 1992, n. 59, possono ottenere la reiscrizione nel suddetto registro qualora entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto presentino la relativa domanda corredata dalla certificazione di cui al comma 1 del medesimo articolo 19 [8].

Note:

1 A norma dell’art. 2, comma 1bis, D.L. 11 giugno 2002, n. 108, converito con modificazioni, dalla L. 31 luglio 2002, n. 172, i termini per l’iscrizione nelle liste di mobilità di cui al presente articolo non si applicano ai licenziamenti avvenuti dal 1° gennaio 2002 alla data di entrata in vigore della L. 172/2002. I lavoratori interessati da tali licenziamenti sono iscritti d’ufficio nella lista di mobilità con decorrenza dalla data del licenziamento.


2 Per il differimento del termine, vedi l’ art. 4, comma 17, D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608; l’art. 1, comma 1, D.L. 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla L. 20 marzo 1998, n. 52; l’art. 81, comma 2, lett. a), b), c), L. 23 dicembre 1998, n. 448; l’art. 62, comma 5, lett. a), L. 23 dicembre 1999, n. 488; l’art. 1, comma 1, D.L. 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla L. 20 marzo 1998, n. 52, come modificato dall’art. 2, comma 1, D.L. 11 giugno 2002, n. 108, convertito con modificazioni, dalla L. 31 luglio 2002, n. 172; l’ art. 41, comma 2, legge 27 dicembre 2002, n. 289; l’art. 3, comma 135, L. 24 dicembre 2003, n. 350; e, successivamente, l’art. 1, comma 1, D.L. 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla L. 20 marzo 1998, n. 52, come modificato dapprima dall’ art. 2, comma 525, L. 24 dicembre 2007, n. 244, a decorrere dal 1° gennaio 2008, ed infine dall’art. 19, comma 13, D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2.


3 Comma modificato dalla legge di conversione.


4 Comma sostituito dalla legge di conversione.


5 Comma inserito dalla legge di conversione.


6 Comma soppresso dalla legge di conversione.


7 Comma aggiunto dalla legge di conversione.


8 Comma aggiunto dalla legge di conversione, modificato dall’art. 3, comma 2, D. L. 23 ottobre 1996, n. 542, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 649.


Art. 4 bis – Concorsi per la copertura di posti vacanti nelle pubbliche amministrazioni [1]


1. Le pubbliche amministrazioni che alla data di entrata in vigore del presente decreto utilizzano personale con rapporti di lavoro a tempo determinato ai sensi dell’articolo 7 della legge 29 dicembre 1988, n. 554, dell’articolo 18 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, del decreto-legge 15 giugno 1989, n. 232, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 luglio 1989, n. 261, dell’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive modificazioni, possono bandire concorsi per la copertura dei corrispondenti posti vacanti nelle qualifiche funzionali per le quali sia richiesto il titolo di studio superiore a quello di scuola secondaria di primo grado, previa valutazione dei carichi di lavoro con specifico riferimento alla quantità totale di atti e di operazioni per unità di personale prodotti negli ultimi tre anni e, ove rilevi, del grado di copertura del servizio reso in rapporto alla domanda espressa e potenziale. Le medesime disposizioni si applicano al personale che alla data del 31 dicembre 1989 era in servizio ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 dicembre 1969, n. 1013, degli articoli 5 e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 20 settembre 1973, n. 1186, nonché dell’articolo 7 della legge 29 novembre 1984, n. 798. Si applicano altresì al personale assunto ai sensi dell’articolo 10, comma 4, della legge 28 ottobre 1986, n. 730, e successive modificazioni [2].

2. Per il personale che sia stato assunto a tempo determinato previo superamento di prove selettive, sono indetti, in attuazione del comma 1, concorsi riservati per soli titoli. Per la partecipazione a tali concorsi si prescinde dal requisito del limite di età.

3. Il personale che sia stato assunto a tempo determinato esclusivamente mediante valutazione dei titoli è ammesso a partecipare a concorsi pubblici banditi per i posti individuati ai sensi del comma 1, in deroga ai limiti di età. Ai candidati, qualora conseguano l’idoneità nelle prove in esame, è attribuito un punteggio aggiuntivo in sede di valutazione dei titoli non superiore al 20 per cento del punteggio complessivo finale, in relazione alla durata del servizio prestato.

4. I bandi di concorso di cui ai commi 2 e 3 sono trasmessi, non appena deliberati, al Ministero del tesoro ed al Dipartimento per la funzione pubblica, per le opportune verifiche, anche da parte degli organi ispettivi e di controllo interno di cui all’articolo 8 del decreto-legge 15 maggio 1993, n. 143.

5. Le pubbliche amministrazioni possono prorogare i rapporti di lavoro a tempo determinato di cui al comma 1, in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino all’assunzione dei vincitori dei concorsi e comunque non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. I relativi oneri sono a carico del bilancio delle singole amministrazioni [3].

6. Per il personale assunto a tempo determinato nelle qualifiche per le quali sia richiesto il titolo di studio non superiore a quello di scuola secondaria di primo grado, le pubbliche amministrazioni, ove ricorrano le condizioni di cui al comma 1, procedono, in relazione al verificarsi di vacanze di organico, alla trasformazione dei rapporti in rapporti a tempo indeterminato [4].

7. Il trattamento economico spettante ai soggetti di cui ai commi 2, 3 e 6 è pari a quello iniziale delle qualifiche di inquadramento.

8. Fino all’espletamento dei concorsi di cui al comma 1 le amministrazioni di cui al medesimo comma non possono bandire concorsi, nè procedere ad assunzioni nelle qualifiche interessate, ad eccezione delle assunzioni relative a concorsi già autorizzati.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


2 Per la proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato di cui al presente comma, vedi l’art. 6, comma 1, D.L. 27 marzo 1995, n. 89.


3 Per l’ulteriore proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato, vedi l’art. 6, comma 1, D.L. 27 marzo 1995, n. 89.


4 Sulla trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, vedi l’art. 6, comma 2, D.L. 27 marzo 1995, n. 89.


Art. 5 – Contratti di solidarietà [1] [2]


1. La riduzione dell’orario di lavoro prevista dall’ articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, nonché dal comma 5 del presente articolo, può essere stabilita nelle forme di riduzione dell’orario giornaliero, settimanale, o mensile [3].

2. I datori di lavoro che stipulino accordi ai sensi dell’ articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, con una riduzione dell’orario superiore al 20 per cento, beneficiano di una riduzione dell’ammontare della contribuzione previdenziale ed assistenziale da essi dovuta per i lavoratori interessati al trattamento di integrazione salariale. La misura della riduzione è del 25 per cento ed è elevata al 30 per cento per le imprese operanti nelle aree individuate per l’Italia dalla CEE ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento CEE n. 2052/88. Nel caso in cui l’accordo disponga una riduzione dell’orario superiore al 30 per cento, la predetta misura è elevata, rispettivamente, al 35 e al 40 per cento. La presente disposizione trova applicazione con riferimento alla contribuzione dovuta a decorrere dal 10 marzo 1993 e fino alla data di scadenza del contratto di solidarietà e comunque non oltre il 31 dicembre 1995.

3. Sino al 31 dicembre 1995 i periodi di integrazione salariale derivanti dall’applicazione dell’ articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, non si computano ai fini dell’ articolo 1, comma 9, primo periodo, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

4. L’ammontare del trattamento di integrazione salariale corrisposto per i contratti di solidarietà stipulati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 1993 ed il 31 dicembre 1995, è elevato, per un periodo massimo di due anni, alla misura del 75 per cento del trattamento perso a seguito della riduzione di orario e per lo stesso periodo all’impresa è corrisposto, mediante rate trimestrali, un contributo pari ad un quarto del monte retributivo da essa non dovuto a seguito della predetta riduzione.

5. Alle imprese non rientranti nel campo di applicazione dell’ articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, che, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di cui all’ articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, stipulano contratti di solidarietà, viene corrisposto, per un periodo massimo di due anni, un contributo pari alla metà del monte retributivo da esse non dovuto a seguito della riduzione di orario. Il predetto contributo viene erogato in rate trimestrali e ripartito in parti uguali tra l’impresa e i lavoratori interessati. Per questi ultimi il contributo non ha natura di retribuzione ai fini degli istituti contrattuali e di legge, ivi compresi gli obblighi contributivi previdenziali ed assistenziali. Ai soli fini pensionistici si terrà conto, per il periodo della riduzione, dell’intera retribuzione di riferimento. La presente disposizione non trova applicazione in riferimento ai periodi successivi al 31 dicembre 1995 [4] [5].

6. Ai fini di cui al comma 5, l’impresa presenta istanza, corredata dell’accordo sindacale, agli uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale competenti a norma dell’ articolo 4, comma 15, della legge 23 luglio 1991, n. 223; l’ammissione è disposta, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, entro quarantacinque giorni dalla presentazione dell’istanza, ovvero dalla data di entrata in vigore del presente decreto, qualora l’istanza sia stata presentata in data ad essa anteriore e comunque fermi restando i trattamenti in essere.

7. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano anche a tutte le imprese alberghiere, nonché alle aziende termali pubbliche e private operanti nelle località termali che presentano gravi crisi occupazionali. Il Presidente del Consiglio dei ministri, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, d’intesa con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, forma l’elenco delle località termali cui si applicano le suddette disposizioni.

8. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle imprese artigiane non rientranti nel campo di applicazione del trattamento straordinario di integrazione salariale, anche ove occupino meno di sedici dipendenti, a condizione che i lavoratori con orario ridotto da esse dipendenti percepiscano, a carico di fondi bilaterali istituiti da contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, una prestazione di entità non inferiore alla metà della quota del contributo pubblico destinata ai lavoratori [6]. [5]

9. Fino al 31 dicembre 1995, il requisito di ventiquattro mesi di cui all’ articolo 19, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è ridotto a dodici mesi. I trattamenti relativi ai dipendenti delle imprese beneficiarie dell’intervento straordinario di integrazione salariale da meno di ventiquattro mesi possono essere autorizzati nei limiti del complessivo importo di lire 95 miliardi con riferimento all’intero periodo di anticipazione.

10. Nel contratto di solidarietà vengono determinate anche le modalità attraverso le quali l’impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, può modificare in aumento, nei limiti del normale orario contrattuale, l’orario ridotto determinato dal medesimo contratto.

11. Per i contratti di solidarietà già stipulati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ove le parti non provvedano a disciplinare la materia di cui al comma 10, può provvedervi, su richiesta dell’impresa, l’ispettorato del lavoro territorialmente competente.

12. Il maggior lavoro prestato ai sensi del comma 10 comporta una corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale ovvero del contributo previsto dal comma 5.

13. Alle finalità del presente articolo si provvede nei limiti delle risorse finanziarie preordinate allo scopo nell’ambito del Fondo di cui all’ articolo 1, comma 7. Le modalità di rimborso alle gestioni previdenziali interessate sono definite con i decreti di cui all’ articolo 1, comma 5.

Note:

1 Articolo sostituito dalla legge di conversione.


2 L’ art. 4, comma 9, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 novembre 1996, n. 608 ha interpretato il presente articolo nel senso che ai contratti di solidarietà stipulati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 1993 e la data del 14 giugno 1995, che non danno luogo ai particolari benefici previsti dai commi 2 e 4 del presente articolo in conseguenza dei limiti delle risorse finanziarie preordinate allo scopo nell’ambito del Fondo per l’occupazione di cui all’ art. 1, comma 7, del presente decreto, vanno comunque applicate, per quanto concerne l’entità del trattamento di integrazione salariale, le disposizioni di cui all’ art. 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 dicembre 1984, n. 863.


3 Comma modificato dall’ art. 6, comma 2, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 novembre 1996, n. 608.


4 L’ art. 6, comma 5, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, ha interpretato il presente comma nel senso che il termine in esso previsto, come modificato dall’articolo 12, comma 4, del D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1994, n. 451, segna esclusivamente il periodo entro il quale il contratto di solidarietà deve essere stipulato per poter accedere al beneficio ivi previsto.


5 A norma dell’art. 1, comma 2, D.L. 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla L. 20 marzo 1998, n. 52, come modificato dall’art. 81, comma 4, L. 23 dicembre 1998, n. 448, dall’art. 62, comma 5, lett. b), L. 23 dicembre 1999, n. 488, dall’art. 78, comma 15, lett. c), L. 23 dicembre 2000, n. 388, dall’art. 52, comma 70, L. 28 dicembre 2001, n. 448, dall’ art. 41, comma 3, legge 27 dicembre 2002, n. 289, dall’art. 3, comma 136, L. 24 dicembre 2003, n. 350, dall’ art. 1, comma 162, L. 30 dicembre 2004, n. 311,, dall’art. 1, comma 11, D.L. 6 marzo 2006, n. 68, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 24 marzo 2006, n. 127, dall’ art. 1, comma 1212, L. 27 dicembre 2006, n. 296, a sua volta modificato dall’ art. 1, comma 531, L. 24 dicembre 2007, n. 244, ed, infine, dall’art. 19, comma 14, D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 gennaio 2009, n. 2, le disposizioni previste dal presente comma trovano applicazione fino al 31 dicembre 2009.


6 Comma sostituito dall’art. 4, comma 2, D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1994, n. 451.


Art. 5 bis – Associazioni sindacali nella provincia di Bolzano [1]


1. Nella provincia di Bolzano, alle associazioni sindacali costituite tra lavoratori dipendenti appartenenti alle minoranze linguistiche tedesca e ladina, di cui all’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58, sono estesi i diritti e le prerogative riconosciuti dai contratti collettivi nazionali di lavoro alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


Art. 6 – Misure per la tutela del reddito


1. Sino al 31 dicembre 1995, in deroga a quanto previsto dall’ articolo 11, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, il computo dei diciotto mesi di occupazione è riferito alla sussistenza del rapporto di lavoro.

2. Per "opere pubbliche di grandi dimensioni" di cui al comma 1 dell’articolo 10 e al comma 2 dell’ articolo 11 della legge 23 luglio 1991, n. 223, si intendono quelle opere per le quali la durata dell’esecuzione dei lavori edili prevista è di diciotto mesi nell’ambito di un progetto generale approvato di durata eguale o superiore a trenta mesi consecutivi.

3. [1]

4. [1]

5. [1]

5-bis. All’ articolo 5, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "L’impresa non può altresì collocare in mobilità una percentuale di manodopera femminile superiore alla percentuale di manodopera femminile occupata con riguardo alle mansioni prese in considerazione". [2]

5-ter. Durante il periodo di iscrizione alle liste di mobilità le sezioni circoscrizionali per l’impiego del luogo di residenza, avvalendosi anche delle strutture delle agenzie regionali, per l’impiego, convocano i lavoratori interessati per sottoporli ad un colloquio finalizzato a conoscere, oltre a notizie anagrafiche e professionali, anche disponibilità e aspirazioni rispetto alla ricollocazione al lavoro. [2]

5-quater. Le sezioni circoscrizionali e le agenzie regionali di cui al comma 5-ter, oltre ad informare i lavoratori sulle concrete possibilità di inserimento lavorativo, predispongono, d’intesa con le commissioni regionali per l’impiego ed in collaborazione con le regioni, i progetti mirati a sostenere ed a promuovere la ricollocazione dei lavoratori stessi. [2]

5-quinquies. Entro il 31 gennaio 1995 gli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione e le agenzie regionali per l’impiego predispongono una relazione sull’attività svolta e sui risultati ottenuti che è trasmessa al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, alle commissioni regionali per l’impiego, alle regioni, al Parlamento e al CNEL. [2]

6. L’ articolo 22, comma 8, della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel senso che le disposizioni ivi contenute si applicano ai lavoratori che, alla data di entrata in vigore della predetta legge, fruiscano delle proroghe del trattamento speciale di disoccupazione di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 427.

7. A decorrere alla data di entrata in vigore del presente decreto, i trattamenti ordinari e speciali di disoccupazione e l’indennità di mobilità sono incompatibili con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. All’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità. In caso di opzione a favore del trattamento di mobilità l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento ovvero in caso di sua corresponsione anticipata, per il periodo corrispondente all’ammontare della relativa anticipazione del trattamento di mobilità [3] [4].

8. Sono incompatibili con i trattamenti di disoccupazione e con l’indennità di mobilità, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge 23 luglio 1991, n. 223, i trattamenti di pensionamento anticipato, compresi quelli concessi ai sensi degli articoli 27 e 29 della stessa legge 23 luglio 1991, n. 223.

8-bis. A decorrere dal 1° febbraio 1991, l’ articolo 7, comma 2, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, non trova applicazione nei confronti dei dipendenti che, a tale data, prestavano servizio alle dipendenze delle Comunità europee, a norma del Regolamento n. 31 (CEE), n. 11 (CEEA) dei Consigli, del 18 dicembre 1961, come modificato dal Regolamento (CEE, EURATOM, CECA) n. 259 del Consiglio del 29 febbraio 1968, e successive modificazioni. [2]

8-ter. L’esclusione dalla base imponibile per il computo dei contributi e premi di previdenza ed assistenza sociale e per gli effetti relativi alle conseguenti prestazioni del corrispettivo del servizio di trasporto, predisposto dal datore di lavoro con riguardo alla generalità dei lavoratori per esigenze connesse con l’attività lavorativa, si applica anche per i periodi anteriori al 1° gennaio 1993. Restano salvi e conservano la loro efficacia i versamenti contributivi sul corrispettivo predetto se effettuati anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. [2]

9. I provvedimenti assunti sulla base delle disposizioni di cui all’ articolo 22, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, per i trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 21 febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 1985, n. 143, e successive modificazioni, nonché per i trattamenti di integrazione salariale straordinaria di cui al comma 6 del richiamato articolo 22, possono essere ulteriormente prorogati per un periodo non superiore rispettivamente a dodici e a sei mesi, con pari riduzione della durata del trattamento economico di mobilità per i lavoratori interessati e ferma restando l’iscrizione degli stessi nella lista di mobilità anche per il periodo per il quale non percepiscono la relativa indennità [5] [6].

10. Il termine del 31 dicembre 1992 previsto dall’ articolo 7, commi 5, 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è prorogato al 31 dicembre 1993, ferma restando per i commi 6 e 7 l’applicazione dell’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. Tali disposizioni si applicano dalla data dell’11 marzo 1993 e sino al 31 dicembre 1993, ai lavoratori collocati in mobilità da imprese appartenenti ai settori della chimica, della siderurgia, dell’industria della difesa e dell’industria minero-metallurgica non ferrosa, nonché nelle aree di declino industriale individuate dalla CEE ai sensi dell’obiettivo 2 del regolamento CEE n. 2052/88. [7]

10-bis. La determinazione dei requisiti di età di cui all’ articolo 7, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è effettuata con riferimento alle disposizioni legislative in materia di pensione di vecchiaia in vigore al 31 dicembre 1992 [8].

11. [9].

12. I lavoratori di cui all’ articolo 22, comma 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, iscritti nelle liste di mobilità alla data del 31 dicembre 1992 e per i quali il periodo di godimento del trattamento di disoccupazione speciale scade entro il 30 giugno 1993, beneficiano del trattamento ivi previsto per un ulteriore periodo di sei mesi. [10]

13. I lavoratori di cui all’ articolo 22, comma 8, della legge 23 luglio 1991, n. 223, iscritti nelle liste di mobilità alla data del 31 dicembre 1992, beneficiano del trattamento ivi previsto per un ulteriore periodo di sei mesi. [10]

14. Per gli anni 1992 e 1993, i cittadini extracomunitari, regolarmente residenti in Italia ed iscritti nelle liste di collocamento, sono equiparati ai cittadini italiani non occupati, iscritti nelle liste di collocamento, per quanto attiene all’assistenza sanitaria erogata in Italia dal Servizio sanitario nazionale ed al relativo obbligo contributivo di cui all’articolo 63 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni ed integrazioni.

15. Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 3 del decreto-legge 21 giugno 1993, n. 199, si applicano, in quanto compatibili, anche ai lavoratori marittimi ed amministrativi sospesi dal lavoro in conseguenza della particolare situazione di crisi del settore del trasporto marittimo, nel limite comunque non superiore a 800 unità di personale dipendente da aziende pubbliche e private. [11] [12]

15-bis. L’espressione "equipaggio", di cui all’articolo 4, comma 2, lettera a), della legge 26 luglio 1984, n. 413, e l’espressione "stato maggiore navigante", di cui al citato comma 2, lettera i), devono intendersi comprensive, anche ai fini previdenziali, delle qualifiche di bordo di comandante e di direttore di macchina, e delle qualifiche equiparate alle medesime. I comandanti e i direttori di macchina ai quali si applica, ai sensi dell’articolo 3, comma 10, della legge 5 dicembre 1986, n. 856, il regime giuridico ed economico del regolamento organico, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, possono optare, entro il 31 ottobre 1993, per conservare l’iscrizione all’Istituto nazionale di previdenza per i dirigenti di aziende industriali (INPDAI). [2]

15-ter. Al fine di far fronte alle ulteriori esigenze dei porti nazionali in relazione all’andamento fluttuante dei traffici, il beneficio di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 1993, n. 197 , è concesso per ulteriori 387 unità. Il Ministro della marina mercantile, con proprio decreto, determina le dotazioni organiche e le relative eccedenze di ciascuna compagnia e gruppo portuale sulla base delle giornate rispettivamente lavorate nel corso dell’anno 1992 e nel primo trimestre dell’anno 1993, individuando, nell’ambito delle eccedenze, il numero massimo di unità cui assegnare il predetto beneficio. [2]

16. I lavoratori di cui al comma 15, ove licenziati, sono iscritti nelle liste di mobilità di cui alla legge 23 luglio 1991, n. 223, e per essi non trova applicazione l’ articolo 7 della legge medesima.

17. Le disposizioni riguardanti il pensionamento anticipato per il periodo 1989-1993, stabilito dall’articolo 9, comma 8, del decreto-legge 4 marzo 1989, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 maggio 1989, n. 160, sono prorogate per il periodo 1994-1996 con le stesse modalità di attuazione e di copertura dei relativi oneri. [13]

17-bis. All’ articolo 3 della legge 23 luglio 1991, n. 223, dopo il comma 4, sono aggiunti i seguenti:

"4-bis. Le disposizioni in materia di mobilità ed il trattamento relativo si applicano anche al personale il cui rapporto sia disciplinato dal regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, e successive estensioni, modificazioni e integrazioni, che sia stato licenziato da imprese dichiarate fallite, o poste in liquidazione, successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Per i lavoratori che si trovino nelle indicate condizioni e che maturino, nel corso del trattamento di mobilità, il diritto alla pensione, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della pensione deve intendersi quella dei dodici mesi di lavoro precedenti l’inizio del trattamento di mobilità.

4-ter. Ferma restando la previsione dell’articolo 4 della legge 12 luglio 1988, n. 270, e limitatamente ai lavoratori licenziati successivamente al 1° agosto 1993, nei casi di fallimento, di concordato preventivo, di amministrazione controllata e di procedure di liquidazione, le norme in materia di mobilità e del relativo trattamento trovano applicazione anche nei confronti delle aziende di trasporto pubblico che hanno alle proprie dipendenze personale iscritto al Fondo per la previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto. Per i lavoratori che si trovino nelle indicate condizioni e che maturino, nel corso del trattamento di mobilità, il diritto alla pensione, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della pensione deve intendersi quella del periodo di lavoro precedente l’inizio del trattamento di mobilità". [14]

17-ter. In attesa che con successivo provvedimento la percentuale di commisurazione dell’indennità giornaliera di disoccupazione di cui al decreto-legge 29 marzo 1991, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° giugno 1991, n. 169, sia elevata al 40 per cento, la percentuale stessa è elevata al 25 per cento a decorrere dal 1° luglio 1993 fino al 31 dicembre 1993. Al relativo onere si provvede a carico del Fondo di cui all’articolo 1 del presente decreto. [14] [15]

Note:

1 Comma modificato dalla legge di conversione e, successivamente, abrogato dall’ art. 86, comma 2, lett. k), D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.


2 Comma inserito dalla legge di conversione.


3 Comma modificato dall’art. 2, comma 5, D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 luglio 1994, n. 451. La Corte costituzionale, con sentenza 1° giugno 1995, n. 218, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede che all’atto di iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità possono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità nei modi e con gli effetti previsti dagli artt. 2, comma 5, e 12, comma 2, del D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito nella L. 19 luglio 1994, n. 451; con la stessa sentenza la Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui prevede il divieto di cumulo tra indennità di mobilità ed assegno di invalidità, sollevata dal Pretore di Bergamo in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione; con ordinanza 26 ottobre 1995, n. 466, la stessa Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del presente comma, sollevata dal Pretore di Parma in riferimento agli artt. 3 e 38 della Costituzione.


4 Per l’ esercizio di diritto di opzione, vedi l’ art. 12, comma 2, D.L. 16 maggio 1994, n. 299.


5 Per la proroga dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria di cui al presente comma, vedi l’ art. 1, comma 1, D.L. 9 ottobre 1993, n. 404, e, da ultimo, l’ art. 3, comma 1 e 2, D.L. 1 ottobre 1996, n. 510.


6 Per la proroga dell’indennità di mobilità limitatamente ad alcune categorie di lavoratori e ad alcune aree geografiche, in deroga alle disposizioni di cui al presente comma, vedi anche l’art. 5, comma 14, D.L. 16 maggio 1994, n. 299.


7 Comma modificato dalla legge di conversione.


8 Comma inserito dalla legge di conversione. L’art. 5, comma 7, D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, ha interpretato il presente comma nel senso che il riferimento alle disposizioni legislative in materia di pensionamento di vecchiaia in vigore al 31 dicembre 1992, opera sia relativamente all’età richiesta per l’ammissione al beneficio del prolungamento dell’indennità di mobilità, sia al requisito di età per il pensionamento di vecchiaia.


9 Comma soppresso dalla legge di conversione.


10 Termine ulteriormente prorogato di sei mesi dall’ art. 1, comma 4, D.L. 9 ottobre 1993, n. 404.


11 Comma sostituito dalla legge di conversione.


12 A norma dell’ art. 1, comma 13, D.L. 21 ottobre 1996, n. 535, i termini per la presentazione delle domande per l’ attuazione degli interventi di integrazione salariale di cui al presente comma, nonchè le sospensioni dal lavoro sono prorogati al 31 dicembre 1996. Successivamente, tale termine è stato prorogato al 31 dicembre 1998 dall’art. 9, comma 3, D.L. 30 dicembre 1997, n. 457.


13 Per l’estensione dei trattamenti di pensionamento anticipato previsti dal presente comma, vedi l’art. 1, comma 9, D.L. 21 ottobre 1996, n. 535.


14 Comma aggiunto dalla legge di conversione.


15 Per l’elevazione della percentuale di commisurazione dell’indennità giornaliera di disoccupazione, vedi l’ art. 3, comma 1, D.L. 16 maggio 1994, n. 299.


Art. 7 – Norme in materia di cassa integrazione guadagni


1. Il comma 4 dell’ articolo 2 della legge 23 luglio 1991, n. 223 è sostituito dal seguente:

"4. La domanda del trattamento straordinario di integrazione salariale e l’eventuale domanda di proroga del trattamento medesimo devono essere presentate, nel termine previsto dal primo comma dell’articolo 7 della legge 20 maggio 1975, n. 164, all’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ed all’ispettorato regionale del lavoro territorialmente competenti. Nel caso di presentazione tardiva della domanda si applicano il secondo e il terzo comma del predetto articolo 7.

1-bis. Dopo il comma 2 dell’ articolo 10 della legge 23 luglio 1991, n. 223, è inserito il seguente:

"2-bis. Con il provvedimento di cui al comma 2, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale su istanza dell’azienda, da formularsi contestualmente alle richieste di proroga, dispone, ricorrendo le condizioni di cui all’articolo 2, comma 6, il pagamento diretto da parte dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) delle relative prestazioni, con i connessi assegni per il nucleo familiare ove spettanti". [1]

2. Ai fini dell’erogazione del contributo previsto dall’articolo 15, comma 52, della legge 11 marzo 1988, n. 67, per "nuove assunzioni" sono da intendersi anche quelle effettuate con passaggio diretto ed immediato da società costituite dalla GEPI S.p.a. o da società in stato di amministrazione straordinaria, in quanto i lavoratori interessati siano posti in cassa integrazione guadagni straordinaria, nei limiti delle risorse disponibili alla data di entrata in vigore del presente decreto, a valere sulla autorizzazione di spesa di cui al predetto comma 52.

3. Le disposizioni di cui agli articoli 35, 36 e 37 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, mantengono la propria validità in quanto normativa speciale valevole per il settore dell’editoria, non modificata espressamente dalla successiva legge 23 luglio 1991, n. 223.

4. Sino al 31 dicembre 1995 le disposizioni di cui all’articolo 35 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, si applicano anche al settore dei giornali periodici e al settore delle imprese radiotelevisive private, estendendosi a tutti i dipendenti delle aziende interessate, quale che sia il loro inquadramento professionale, nonché ai dipendenti delle aziende funzionalmente collegate. [2] [3]

5. Sino al 31 dicembre 1994, in deroga all’ articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 23 luglio 1991, n. 223, il CIPI può concedere, entro i limiti di spesa di 27 miliardi di lire per il 1993 e di lire 28 miliardi [4] per il 1994, una proroga del programma per la medesima causale, di durata non superiore a sei mesi, per i casi in cui il numero dei lavoratori interessati sia pari o inferiore a 100, ove si riscontri l’esistenza di particolari difficoltà di ordine temporale nella realizzazione del programma di gestione della crisi, oppure vengano riscontrate difficoltà anche esterne non imputabili alla volontà dell’azienda. [5]

6. Nelle aree di cui all’ articolo 1, comma 1, fino al 31 dicembre 1995 le integrazioni salariali ordinarie di cui alla legge 20 maggio 1975, n. 164, relative alle contrazioni ed alle sospensioni dell’attività produttiva verificatesi nelle imprese che occupino da cinque a cinquanta dipendenti, possono essere concesse per un periodo non superiore a ventiquattro mesi consecutivi, ovvero per più periodi non consecutivi, la durata complessiva dei quali non superi i ventiquattro mesi in un triennio [6].

6-bis. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su proposta della regione Sardegna, la società Iniziative Sardegna S.p.a. (INSAR) è autorizzata ad assumere ed a reimpiegare, secondo le disposizioni del decreto-legge 9 dicembre 1981, n. 721, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 febbraio 1982, n. 25, i lavoratori che, precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 23 luglio 1991, n. 223, siano stati collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria ai sensi della legge 12 agosto 1977, n. 675, e successive modificazioni, e nei confronti dei quali non sia intervenuto il rinnovo della stessa cassa integrazione, o che siano stati licenziati da aziende per le quali è stata conclusa o avviata la procedura di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa [7].

6-ter. Le disposizioni di cui al comma 6-bis si applicano altresì ai lavoratori destinatari delle disposizioni in materia di trattamento speciale di disoccupazione e di cassa integrazione guadagni di cui alle leggi 5 novembre 1968, n. 1115, e successive modificazioni, e 8 agosto 1972, n. 464, e successive modificazioni, nonché delle disposizioni di cui all’articolo 12 della legge 6 agosto 1975, n. 427, e successive modificazioni, e al decreto-legge 13 dicembre 1978, n. 795, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 febbraio 1979, n. 36, ivi compresi quelli già collocati in mobilità [8].

6-quater. Ai lavoratori di cui ai commi 6-bis e 6-ter del presente articolo è concesso il trattamento straordinario di integrazione salariale previsto dall’ articolo 22, comma 6, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni. [1]

6-quinquies. Sono applicabili le disposizioni vigenti concernenti l’INSAR. Agli oneri conseguenti all’avviamento delle iniziative di ricollocamento si provvede mediante il conferimento di lire 40 miliardi all’INSAR per il 1993. [1]

6-sexies. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto, dispone il conferimento della somma di cui al comma 6-quinquies. Al relativo onere per il 1993 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per il 1993, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del tesoro. [1]

7. Sino al 31 dicembre 1995 [9] le disposizioni in materia di trattamento straordinario di integrazione salariale di cui al comma 3 dell’ articolo 12 della legge 23 luglio 1991, n. 223, sono estese alle imprese esercenti attività commerciali che occupino più di 50 addetti, nonché alle agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, che occupino più di 50 addetti e alle imprese di vigilanza. Fino al 31 dicembre 1994 [10] le disposizioni del presente comma si applicano alle imprese di spedizione e di trasporto che occupino più di 50 addetti. Il CIPI approva i relativi programmi, nei limiti di spesa di lire 15 miliardi annui per ciascuno degli anni 1993, 1994 e 1995 [11]. [12] [13]

8. All’ articolo 3, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nel primo periodo le parole da "di omologazione" sino alle parole "dei beni" sono abrogate. Al medesimo comma, dopo il primo periodo, sono inseriti i seguenti periodi: "Il trattamento straordinario di integrazione salariale è altresì concesso nel caso di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei beni. In caso di mancata omologazione, il periodo di integrazione salariale fruito dai lavoratori sarà detratto da quello previsto nel caso di dichiarazione di fallimento".

9. L’articolo 2-ter del decreto-legge 29 settembre 1992, n. 393, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 novembre 1992, n. 460, è sostituito dal seguente:

"Art. 2-ter (Assunzione di lavoratori in esubero da parte dell’INSAR).

1. La società Iniziative Sardegna S.p.a. (INSAR) è autorizzata all’assunzione dei lavoratori in esubero dipendenti dalle imprese costruttrici appaltatrici e subappaltatrici dei lavori per la costruzione della termocentrale ENEL di Fiumesanto (primo, secondo, terzo e quarto gruppo) e dalle medesime licenziati o collocati in mobilità.

2. I lavoratori sono assunti dall’INSAR con decorrenza dalla data del licenziamento dalle imprese di cui al comma 1 o dalla data di entrata in vigore del presente decreto per i lavoratori collocati nelle liste di mobilità.

3. Ai predetti lavoratori assunti per le finalità di cui all’articolo 5, primo comma, del decreto-legge 9 dicembre 1981, n. 721, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 febbraio 1982, n. 25, è riconosciuto il trattamento di integrazione salariale straordinaria di cui all’ articolo 22, comma 6, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

4. Il CIPI con propria deliberazione, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, indica, nei limiti dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 5, il numero dei lavoratori aventi titolo ed i criteri per la loro individuazione, sentiti gli uffici del lavoro territorialmente competenti.

5. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di lire 10 miliardi per ciascuno degli anni 1993, 1994 e 1995, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

6. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.". [14]

10. Per l’anno 1993 i trasferimenti dello Stato all’INPS a titolo di trattamenti straordinari di integrazione salariale sono incrementati di lire 350 miliardi.

10-bis. All’articolo 17, comma 6, della legge 27 febbraio 1985, n. 49 , dopo le parole: "cooperative costituite" sono inserite le seguenti "o che abbiano iniziato l’attività". [15]

10-ter. Per i dipendenti dalle aziende commissariate in base al decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, la durata dell’intervento della cassa integrazione straordinaria è equiparata al termine previsto per l’attività del commissario. [15]

Note:

1 Comma inserito dalla legge di conversione.


2 Comma modificato dalla legge di conversione.


3 Termine prorogato al 31 dicembre 1997 dall’ art. 2, comma 1, D.L. 14 giugno 1996, n. 318.


4 Importo elevato a lire 43 miliardi, dall’ art. 4, comma 7, D.L. 1 ottobre 1996, n. 510.


5 Per le disposizioni in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno dell’occupazione e nel settore previdenziale, vedi l’ art. 4, comma 7, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510.


6 Comma modificato dall’art. 5, comma 2, D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451.


7 Comma inserito dalla legge di conversione, e successivamente, modificato dall’art. 1-bis, D.L. 9 ottobre 1993, n. 404, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 501.


8 Comma inserito dalla legge di conversione, e successivamente, modificato dall’art. 1-ter, D.L. 9 ottobre 1993, n. 404, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 501.


9 Per la proroga del presente termine al 31 dicembre 1997, vedi l’art. 2, comma 22, L. 28 dicembre 1995, n. 549; al 31 dicembre 1998, vedi l’ art. 59, comma 59, L. 27 dicembre 1997, n. 449; al 31 dicembre 1999, vedi l’ art. 59, comma 59, L. 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall’art. 81, comma 3, L. 23 dicembre 1998, n. 448; al 31 dicembre 2000, vedi l’art. 62, comma 1, lett. g), L. 23 dicembre 1999, n. 488; al 31 dicembre 2001 per aziende operanti nei settori delle agenzie di viaggio e turismo compresi gli operatori turistici e per le imprese di vigilanza, vedi l’art. 3, D.M. 6 giugno 2001; al 31 dicembre 2002 per aziende operanti nei settori delle agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, vedi l’art. 1, D.M. 18 aprile 2002; al 31 dicembre 2002 per le imprese esercenti attività commerciali, vedi l’art. 1, D.M. 18 aprile 2002.


10 Termine prorogato al 31 dicembre 1996, dall’ art. 4, comma 15, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 novembre 1996, n. 608.


11 Comma sostituito dalla legge di conversione.


12 A norma dell’art. 2, comma 4 bis, D.L. 21 giugno 1993, n. 199 le disposizioni di cui al presente comma non trovano applicazione per i dipendenti delle imprese di spedizione internazionale, dai magazzini generali e dagli spedizionieri doganali.


13 Per l’estensione della disciplina in materia di indennità di mobilità alle aziende, vedi l’ art. 5, comma 3, D.L. 16 maggio 1994, n. 299.


14 Gli interventi di cui al presente comma sono prorogati all’anno 1996 nei limiti delle risorse allo scopo preordinate dall’ art. 3, comma 14, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 novembre 1996, n. 608.


15 Comma aggiunto dalla legge di conversione.


Art. 8 – (Norme in materia di licenziamenti collettivi)


1. Nella legge 23 luglio 1991, n. 223, all’ articolo 24, il comma 3 è sostituito dal seguente:"3. Quanto previsto all’ articolo 4, commi 3, ultimo periodo, e 10, e all’ articolo 5, commi 4 e 5, si applica solo alle imprese di cui all’ articolo 16, comma 1. Il contributo previsto dall’ articolo 5, comma 4, è dovuto dalle imprese di cui all’ articolo 16, comma 1 nella misura di nove volte il trattamento iniziale di mobilità spettante al lavoratore ed è ridotto a tre volte nei casi di accordo sindacale".

2. Nell’attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che si applicano anche ai soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro, devono essere garantiti i principi di non discriminazione, diretta ed indiretta, di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125. [1]

3. Gli accordi sindacali, al fine di evitare le riduzioni di personale, possono regolare il comando o il distacco di uno o più lavoratori dall’impresa ad altra per una durata temporanea.

4. La disposizione di cui all’ articolo 24, comma 1, ultimo periodo, della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel senso che la facoltà di collocare in mobilità i lavoratori di cui all’ articolo 4, comma 9, della medesima legge deve essere esercitata per tutti i lavoratori oggetto della procedura di mobilità entro centoventi giorni dalla conclusione della procedura medesima, salvo diversa indicazione nell’accordo sindacale di cui al medesimo articolo 4, comma 9.

4-bis. Per i lavoratori assunti dalle imprese in favore delle quali sia stato emanato dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale il decreto di cui all’articolo 7 della legge 8 agosto 1972, n. 464, i requisiti di cui agli articoli 16, commi 1, e 7, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223, si considerano acquisiti con riferimento anche all’attività espletata presso l’impresa di provenienza. Alla relativa spesa, prevista in lire 3.500.000.000 per l’anno 1994 e in lire 2.700.000.000 per l’anno 1995, si provvede mediante riduzione del contributo concesso alla regione Calabria di cui all’ articolo 3, comma 9, del presente decreto. [2]

5. Sino al 31 dicembre 1993, nel caso di cessazione dell’attività di unità produttive con oltre cinquecento dipendenti e nei casi di riduzione del personale presso le unità produttive appartenenti alla stessa impresa o gruppi di imprese, da parte di imprese rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale, il trattamento straordinario di integrazione salariale è concesso, su richiesta dell’impresa interessata, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale per un periodo non superiore a dodici mesi, comunque entro i limiti di durata complessiva nell’arco di un quinquennio, di cui all’ articolo 1, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223. [3]

6. Sino al 31 dicembre 1993, nei casi di cui al comma 5, gli effetti dei provvedimenti di collocazione in mobilità dei lavoratori interessati sono sospesi sino al termine del periodo di durata del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria di cui al comma 5, che in tali casi viene concesso sulla base della comunicazione ricevuta dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale ai sensi del comma 4 dell’ articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223. La sospensione dei lavoratori, in funzione delle esigenze tecniche produttive ed organizzative, è disposta senza meccanismi di rotazione [3].

7. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale comunica immediatamente al CIPI l’avvenuta concessione di cui al comma 5, perché ne tenga conto in sede di svolgimento della propria attività concessiva, fermi restando i trasferimenti dallo Stato all’INPS a titolo di integrazione salariale.

8. Le disposizioni di cui al comma 3 dell’ articolo 4 ed al comma 4 dell’ articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpretano nel senso che il mancato versamento delle mensilità alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, non comporta la sospensione della procedura di mobilità di cui al medesimo articolo 4 e la perdita, da parte dei lavoratori interessati, del diritto a percepire l’indennità di mobilità di cui all’ articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223 [4].

Note:

1 Per la procedura di mobilità, vedi l’ art. 24, comma 4, L. 24 giugno 1997, n. 196.


2 Comma inserito dalla legge di conversione.


3 Per le modalità, la misura e la proroga del trattamento di integrazione salariale vedi l’ art. 1, comma 2, D.L. 26 novembre 1993, n. 478, l’art. 5, comma 3, D.L. 16 maggio 1994, n. 299, l’art. 2, comma 22, L. 28 dicembre 1995, n. 549, l’ art. 4, comma 21, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, come modificato dall’art. 45, comma 17, lett. e), L. 17 maggio 1999, n. 144, a decorrere dal giorno successivo a quello di pubblicazione di quest’ultima nella Gazzetta Ufficiale, l’art. 81, comma 3, L. 23 dicembre 1998, n. 448 e, successivamente, in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali e comunque non oltre il 31 dicembre 2000, l’art. 62, commi 1, lett. b) e 2 L. 23 dicembre 1999, n. 488 a decorrere dal 1° gennaio 2000.


4 Comma sostituito dalla legge di conversione.


Art. 9 – Interventi di formazione professionale [1]


1. Per l’analisi e l’approfondimento delle situazioni occupazionali locali e lo svolgimento di indagini mirate ai fabbisogni di professionalità, le regioni e le province autonome possono stipulare convenzioni con organismi paritetici istituiti in attuazione di accordi tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale, con il finanziamento a carico del Fondo di cui al comma 5.

2. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale può erogare contributi, nei limiti di 20 miliardi di lire, per la realizzazione, d’intesa con le commissioni regionali per l’impiego, di servizi di informazione e consulenza in favore dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria e degli iscritti nelle liste di mobilità, diretti a favorirne la ricollocazione anche in attività di lavoro autonomo e cooperativo, nonché servizi di informazione e di orientamento sul mercato del lavoro in ambito comunitario e scambi di domanda e di offerta di lavoro nello stesso, con priorità per quelli in attuazione di convenzioni stipulate tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro con gli uffici regionali del lavoro e/o le agenzie per l’impiego, laddove, a livello territoriale, non siano adeguatamente presenti le strutture pubbliche.

3. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le regioni e le province autonome possono contribuire al finanziamento di: interventi di formazione continua, di aggiornamento o riqualificazione, per operatori della formazione professionale, quale che sia il loro inquadramento professionale, dipendenti degli enti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 14 febbraio 1987, n. 40; interventi di formazione continua a lavoratori occupati in aziende beneficiarie dell’intervento straordinario di integrazione salariale; interventi di riqualificazione o aggiornamento professionali per dipendenti da aziende che contribuiscano in misura non inferiore al 20 per cento del costo delle attività, nonché interventi di formazione professionale destinati ai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, formulate congiuntamente da imprese e gruppi di imprese e dalle organizzazioni sindacali, anche a livello aziendale, dei lavoratori, ovvero dalle corrispondenti associazioni o dagli organismi paritetici che abbiano per oggetto la formazione professionale. Nei casi di crisi di settore, i contributi finanziari possono essere erogati direttamente dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, d’intesa con le regioni [2].

3-bis. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, le regioni e le province autonome approvano i progetti di intervento di formazione continua, formulati da organismi aventi per oggetto la formazione professionale, diretti ai soggetti privi di occupazione e iscritti alle liste di collocamento che abbiano partecipato ad attività socialmente utili. La partecipazione a tale attività, per tutto il periodo della sua durata, deve essere attestata, su domanda dell’interessato, dalla commissione regionale per l’impiego competente per territorio entro il termine di trenta giorni. Decorso tale termine, l’attestazione si ritiene rilasciata. I soggetti di cui al comma 3 hanno diritto a partecipare agli interventi di formazione continua secondo la graduatoria delle liste di collocamento. [3]

4. Le attività di cui ai commi 1, 2 e 3 -bis gravano sulle disponibilità del Fondo per la formazione professionale di cui al comma 5, nonché, per gli interventi diretti ai dipendenti degli enti di formazione professionale, sulla disponibilità di cui al decreto legge 17 settembre 1988, n. 408, convertito dalla legge 12 novembre 1988, n. 492. [4].

5. A far data dall’entrata in vigore del presente decreto, le risorse derivanti dalle maggiori entrate costituite dall’aumento contributivo già stabilito dalla disposizione contenuta nell’art. 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, affluiscono interamente al Fondo di cui all’articolo medesimo per la formazione professionale e per l’accesso al Fondo sociale europeo.

6. All’integrazione del finanziamento dei progetti speciali di cui all’art. 26 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, per il finanziamento delle attività di formazione professionale rientranti nelle competenze dello Stato di cui agli articoli 18 e 22 della medesima legge e per il finanziamento del coordinamento operativo a livello nazionale degli enti di cui all’art. 1 della legge 14 febbraio 1987, n. 40, si provvede con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, a carico del Fondo di cui al comma 5.

7. Ai fini degli adempimenti di cui all’art. 3 della legge 16 aprile 1987, n. 183, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, propone, entro il 31 gennaio di ciascun anno, al CIPE l’ammontare delle disponibilità annuali del Fondo di cui al comma 5, in misura pari ai due terzi, destinato al finanziamento degli interventi formativi per i quali è chiesto il contributo del Fondo sociale europeo, secondo le modalità ed i tempi fissati dai regolamenti comunitari. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, d’intesa con le regioni, programma le residue disponibilità del Fondo di cui al comma 5 in un modo appropriato rispetto ai fabbisogni formativi, acquisendo il preventivo parere della commissione centrale per l’impiego.

8. Per formulare il parere di cui al comma 7, nonché quelli di cui all’art. 17, comma terzo, della legge 21 dicembre 1978, n. 845, la commissione centrale per l’impiego, di cui è membro di diritto il dirigente generale preposto all’ufficio centrale per l’orientamento e la formazione professionale dei lavoratori, costituisce apposito sottocomitato per la formazione professionale, nel quale sono rappresentate le regioni e le parti sociali. [5]

9. Nell’ambito della gestione del Fondo di cui al comma 5 sono mantenuti gli impegni esposti nel bilancio di previsione per l’anno 1992 e seguenti della gestione per l’integrazione del finanziamento dei progetti speciali nel Mezzogiorno di cui all’art. 26 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e successive modificazioni ed integrazioni, e del Fondo per la mobilità della manodopera, istituito dall’ art. 28 della legge 12 agosto 1977, n. 675, e successive modificazioni e integrazioni.

10. Per assicurare la continuità operativa delle attività previste dagli articoli 18 e 22 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e dalla legge 14 febbraio 1987, n. 40, gli stanziamenti iscritti sui capitoli 8055 e 8056 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale per il 1993 affluiscono alle disponibilità del Fondo di cui al comma 5.

11. Nell’ambito della stessa gestione è mantenuta evidenza contabile per la gestione dei residui attivi e passivi delle pregresse gestioni. Nella stessa gestione confluiscono le disponibilità risultanti dall’eventuale riaccertamento delle situazioni relative agli esercizi pregressi.

12. Sono abrogate le disposizioni contenute negli articoli 22, 24, 25 e 26 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, per le parti già disciplinate dalle disposizioni del presente articolo, nonché l’art. 4 della legge 14 febbraio 1987, n. 40.

13. Per assicurare la copertura dell’onere derivante dall’attuazione, nell’anno 1992, degli interventi per promuovere l’inserimento o il reinserimento al lavoro di giovani, di disoccupati di lunga durata, di donne, o di altre categorie svantaggiate di lavoratori secondo i programmi ammessi al finanziamento del Fondo sociale europeo, le risorse di cui all’art. 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, sono integrate dell’importo di lire 100 miliardi per l’anno medesimo, cui si provvede mediante corrispondente utilizzo delle disponibilità di cui all’art. 26, primo comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845.

14. [4].

15. [6]

16. [7]

17. [7]

18. [6]

Note:

1 Per il termine per l’avviamento presso datori di lavoro privati per agevolare le scelte professionali, vedi il D.M. 12 gennaio 1995, n. 227, Procedimenti di competenza della Direzione generale della previdenza ed assistenza sociale, n. 23.


2 Comma sostituito dalla legge di conversione e, successivamente, modificato dall’ art. 9, comma 6, D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 novembre 1996, n. 608.


3 Comma inserito dalla legge di conversione.


4 Comma sostituito dalla legge di conversione.


5 Per il rilascio del parere di cui al presente comma, vedi il D.M. 12 gennaio 1995, n. 227 (Procedimenti di competenza dell’ Ufficio centrale per l’ orientamento e la formazione professionale dei lavoratori, n. 12 ).


6 Comma abrogato dall’ art. 10, comma 1, D.M. 25 marzo 1998, n. 142.


7 Comma modificato dalla legge di conversione e, successivamente, abrogato dall’ art. 10, comma 1, D.M. 25 marzo 1998, n. 142.


Art. 9 bis – Lavoratori stagionali [1]


1. Il comma 2 dell’articolo 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, è sostituito dal seguente:"2. I lavoratori che abbiano prestato attività lavorativa con contratto a tempo determinato nelle ipotesi previste dall’ articolo 8-bis del decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1983, n. 79, hanno diritto di precedenza nell’assunzione presso la stessa azienda, con la medesima qualifica, a condizione che manifestino la volontà di esercitare tale diritto entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro".

2. Nei casi di avviamento al lavoro dei lavoratori di cui al comma 1 del presente articolo, le assunzioni effettuate non concorrono a determinare la quota di riserva prevista dall’ articolo 25, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


Art. 9 ter – Disposizioni per l’ENI S.p.a. [1]


1. A seguito della trasformazione dell’ENI in società per azioni ai sensi del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, e dei previsti riassetti organizzativi e produttivi, fino al 31 dicembre 1994 l’ENI S.p.a. può predisporre un programma biennale di prepensionamento di anzianità, riguardante anche le società del gruppo, nei limiti di 1.500 unità. Di tale programma deve essere data comunicazione alle organizzazioni sindacali interessate aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

2. Possono essere ammessi al beneficio del pensionamento, di cui al comma 1, i lavoratori in possesso di almeno 30 anni di anzianità contributiva ed assicurativa nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti ovvero in forme sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria. Agli stessi lavoratori il trattamento pensionistico di anzianità viene erogato con una maggiorazione dell’anzianità contributiva e assicurativa pari al periodo necessario per la maturazione del requisito dei 35 anni prescritto dalle disposizioni regolanti la suddetta assicurazione generale obbligatoria, ed in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto di lavoro e quella del compimento dell’età pensionabile in vigore al momento della presentazione della domanda di pensione.

3. Le domande di prepensionamento devono essere presentate irrevocabilmente alle aziende di appartenenza dai lavoratori che siano già in possesso dei requisiti di cui al comma 2, ovvero che li matureranno nel corso del 1994, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

4. L’ENI S.p.a., sulla base del programma di cui al comma 1 e delle domande presentate, provvederà a selezionare le stesse, trasmettendole all’INPS e all’INPDAI. Il rapporto di lavoro dei dipendenti le cui domande sono trasmesse all’INPS e all’INPDAI si estingue nell’ultimo giorno del mese in cui l’azienda effettua la trasmissione delle domande stesse.

5. L’ENI S.p.a. e le società del gruppo interessate corrispondono per ciascun mese di anticipazione della pensione ai Fondi pensioni gestiti dagli enti di cui al comma 4, una somma pari all’importo risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva in vigore per i fondi medesimi sull’ultima retribuzione annua percepita da ciascun lavoratore interessato, ragguagliata a mese, nonché una somma pari all’importo mensile della pensione anticipata, ivi compresa la tredicesima mensilità. Dette somme sono corrisposte entro trenta giorni dalla richiesta all’INPS e all’INPDAI in unica soluzione o in un numero di rate mensili di pari importo, non superiore a quello dei mesi di anticipazione della pensione, maggiorato degli interessi nella misura del 10 per cento in ragione dell’anno.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


Art. 9 quater – Disposizione concernenti i dipendenti dei partiti politici [1]


1. I dipendenti dei soggetti di cui alla legge 2 maggio 1974, n. 195, e successive modificazioni, attualmente in servizio, nonché quelli licenziati e disoccupati a decorrere dal 18 aprile 1993, che possano far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti almeno ventotto anni di anzianità assicurativa e contributiva agli effetti delle disposizioni del primo comma, lettere a) e b), dell’articolo 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni, hanno facoltà di richiedere, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la concessione della pensione di anzianità con una maggiorazione dell’anzianità assicurativa e contributiva pari al periodo necessario per la maturazione del requisito dei trentacinque anni prescritto dalle disposizioni suddette ed in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto e quella del compimento dell’età per il pensionamento di vecchiaia. La concessione del trattamento pensionistico di cui al presente comma ha decorrenza non anteriore al 1° gennaio 1994.

2. Qualora non siano applicabili le disposizioni di cui al comma 1, ai lavoratori ed ai dipendenti licenziati di cui al medesimo comma che possano far valere alla data del 18 aprile 1993 almeno un anno di anzianità assicurativa e contributiva per effetto del rapporto di lavoro alle dipendenze dei soggetti di cui al presente articolo, sono corrisposti, a far data dal 1° settembre 1993, per un periodo non superiore ad un anno, un’indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale straordinaria prevista dalle vigenti disposizioni, nonché gli assegni per il nucleo familiare ove spettanti, qualora risultino o siano risultati eccedenti rispetto alla necessità di organico dichiarata dai predetti organismi.

3. I periodi di godimento dell’indennità di cui al comma 2 sono riconosciuti utili ai fini del conseguimento del diritto alla pensione e della misura della pensione stessa. Per tali periodi il contributo figurativo è calcolato sulla base della retribuzione cui è riferita la predetta anzianità. L’indennità è corrisposta dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).

4. Le domande degli interessati ai fini del conseguimento dei benefici di cui ai commi 1 e 2, nonché il riepilogo delle necessità di organico e delle correlate eccedenze di personale sono trasmessi dai datori di lavoro interessati al Ministero del lavoro e della previdenza sociale che adotta i conseguenti provvedimenti di ammissione.

5. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo per gli anni 1994 e 1995, pari, rispettivamente, a lire 51 miliardi e a lire 23 miliardi, si provvede mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni per gli anni medesimi dell’accantonamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1993, all’uopo parzialmente utilizzando lo stanziamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

6. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Note:

1 Articolo inserito dalla legge di conversione.


Art. 10 – Copertura finanziaria


1. Agli oneri derivanti dagli articoli 6 e 7, con esclusione di quelli di cui al comma 9, complessivamente valutati in lire 1.006 miliardi, si provvede:

a) quanto a lire 110 miliardi per l’anno 1993, mediante utilizzo delle disponibilità di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 1° aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181;b) quanto a lire 138 miliardi per l’anno 1993, a lire 95 miliardi per l’anno 1994, a lire 62 miliardi per l’anno 1995, a lire 47 miliardi per l’anno 1996 ed a lire 1 miliardo per l’anno 1997, mediante corrispondente utilizzo delle disponibilità della gestione di cui all’articolo 26 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, accertate al 31 dicembre 1992;c) quanto a lire 125 miliardi per l’anno 1993 ed a lire 69 miliardi per l’anno 1997, mediante utilizzo, per i corrispondenti anni, di parte delle entrate di cui all’ articolo 9, comma 5;d) quanto a lire 15 miliardi per l’anno 1993, mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti all’INPS dall’ articolo 6, comma 15;e) quanto a lire 9 miliardi per l’anno 1993, a lire 18 miliardi per l’anno 1994 ed a lire 23 miliardi a decorrere dall’anno 1995, mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti all’INPS dall’ articolo 8, comma 1;f) quanto a lire 122 miliardi per l’anno 1993, mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate assicurate dall’articolo 3 del decreto-legge 10 marzo 1993, n. 56;g) quanto a lire 103 miliardi per l’anno 1993, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per il medesimo anno, all’uopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 41 miliardi, l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, quanto a lire 30 miliardi, l’accantonamento relativo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, e, quanto a lire 32 miliardi, l’accantonamento relativo al Ministero del tesoro.

2. Le somme di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sono versate all’entrata del bilancio dello Stato, secondo le modulazioni ivi indicate, per essere riassegnate ad appositi capitoli dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

3. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio necessarie per l’applicazione del presente decreto, anche nel conto residui.


Art. 11 – Entrata in vigore


1. Le disposizioni del presente decreto hanno effetto dall’11 maggio 1993.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.