Cuochi, idraulici e infermieri sono 150mila i posti liberi

30/07/2010

E sorprendente, ma in una fase così difficile per l’occupazione molte aziende non riescono a trovare il personale che stanno cercando. Al punto che si può parlare di figure quasi introvabili per tutta una serie di mestieri e professioni, in buona parte altamente qualificati anche se non solo. E c’è da chiedersi, se tante posizioni di lavoro restano scoperte con un tasso di disoccupazione in Italia poco sotto il 9% (8,7%), quanto siano oliati, mirati ed efficaci i meccanismi di trasmissione che collegano il sistema formativo al mondo del lavoro.
A dirlo è il rapporto Sistema informativo Excelsior presentato ieri da Unioncamere e ministero del Lavoro, che ha messo anche in evidenza come stia avvenendo un rallentamento nell’emorragia dei posti di lavoro persi (a fine anno saranno 980.500, contro i 994mi1a del 2009) che dura dall’inizio della crisi e siano in ripresa le assunzioni (20mila in più rispetto al 2009, per un totale di 802 mila ingressi nel mondo del lavoro a fine anno).
I profili più introvabili sono oltre una trentina. Ci sono infermieri e cuochi, parrucchieri e idraulici, esperti di marketing, farmacisti e informatici, ma anche meccanici, muratori, grafici, commessi, educatori professionali e baristi. Nel complesso sono circa l5Omila le posizioni per cui le aziende che hanno programmato assunzioni nel corso dell’anno denunciano difficoltà di reperimento (pari al 26,7% dei casi, cioè 6,2 punti percentuali in più rispetto al 2009) dei profili adeguati a ricoprire gli incarichi, o perché il numero di candidati è insufficiente o perché lo è la loro preparazione.
«Il forte disallineamento tra domanda e offerta è un paradosso tutto italiano», ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, commentando i risultati dell’indagine, aggiungendo che a fronte di «una ripresa discontinua e selettiva a livello mondiale, rischiamo di non avere le competenze necessarie per agganciarla fino in fondo. C’è molto da fare sulle competenze». Una lettura, quella del ministro, sostanzialmente condivisa ari- che dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, che ha affermato si tratta di un paradosso «che i giovani devono superare con una formazione allineata alle richieste del mercato».
Le maggiori difficoltà (48%) si registrano per chi deve rintracciare personale dirigente, va un po’ meglio (35,5%) per le professioni scientifiche e ad elevata specializzazione e per gli operai specializzati (35,2%). Tra i profili che si possono considerare di fascia alta, la richiesta maggiore, secondo l’indagine, è per infermieri, addetti al marketing, farmacisti, informatici. Fra quelli, invece, di fascia bassa, le imprese hanno difficoltà a trovare riparatori e montatori di infissi, fabbri, parrucchieri e aiuto-parrucchieri, pavimentatori, meccanici di autoveicoli e idraulici, molto richiesti sono an- che i baristi. Ma ad essere interessante è soprattutto il fatto che le imprese si dichiarano disponibili ad assumere più i neo-diplomati (57,1% delle assunzioni programmate) che i neo-laureati (51,8%). Il ministro, dichiarando l’intenzione di rafforzare le iniziative legate a formazione e orientamento professionale, ha dunque invitato in particolare le famiglie a fa- re attenzione e a riflettere sulle scelte formative dei figli. Scelte che andrebbero fondate più su informazioni corrispondenti alla realtà del mercato (mancano soprattutto profili scientifici, matematici e tecnici) che su convenzioni sociali.