“CuneoFiscale” Sarebbe uno shock benefico (P.C.Padoan)

14/02/2006
    marted� 14 febbraio 2006

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      PROGRAMMI 2 ANCORA SUL CUNEO

        Sarebbe uno shock benefico come una �svalutazione reale�

          di Pier Carlo Padoan

            Il principale merito della proposta di Prodi di abbattere, nel primo anno di governo, il cuneo fiscale di cinque punti di Pil consiste nello shock positivo che potrebbe apportare all’economia tramite un aumento della competitivit�. In buona sostanza si tratterebbe di una svalutazione del tasso di cambio reale nel rispetto delle regole di appartenenza a una unione monetaria. Non si tratta di una cosa da poco. Basta pensare al divario negativo di competitivit� che l’Italia ha accumulato negli anni nei confronti degli altri partner dell’area dell’euro, Germania in primo luogo. Simulazioni di diversi osservatori, tra cui piu recenti quelle del Centro Europa Ricerche nel suo ultimo rapporto, mostrano che una tale misura avrebbe effetti non marginali sul tasso di crescita del prodotto grazie al contributo della domanda esterna. I principali difetti della proposta sono stati richiamati da Boeri e Garibaldi su queste pagine. Si tratta dell’impatto sui comportamenti delle imprese e sulla finanza pubblica.

            Riguardo al primo aspetto un taglio indifferenziato finirebbe per premiare indifferentemente imprese competitive e quelle che lo sono meno. Un taglio indifferenziato, inoltre, avrebbe un costo di finanza pubblica assai elevato, che alcuni osservatori quantificano in pi� di dieci miliardi e che potrebbe toccare un intero punto di pil. La vera questione allora, non � tanto quella se un taglio immediato e sostanzioso del cuneo fiscale sia desiderabile ma quali debbano essere le sue modalit� e soprattutto i suoi obiettivi di medio periodo. Quello che una tale misura non dovrebbe produrre � un effetto una tantum, tipico di una svalutazione, che fornisce solo un sollievo temporaneo ma con conseguenze negative nel medio periodo. Nella situazione attuale tali conseguenze il paese non le pagherebbe tanto in maggiore inflazione quanto soprattutto in termini di finanza pubblica. Evitare questi costi richiede allora trovare nel bilancio le risorse per la copertura dell’operazione. Si possono immaginare diverse opzioni, che dipendono naturalmente anche dall’ammontare del taglio. E’ evidente che ogni opzione implica effettuare delle scelte vista la stringenza del vincolo di bilancio. Poich� il taglio del cuneo fiscale si pone l’obiettivo di rilanciare la crescita c’e da chiedersi se un punto di pil non potrebbe essere speso diversamente, per esempio in sostegno alla ricerca e alla innovazione, che pure rappresenta una priorit� centrale del programma dell’Unione. Va detto, peraltro, che un taglio sostanzioso e immediato (una �svalutazione reale�) avrebbe un effetto pi� rapido di quello di misure a sostegno di ricerca e innovazione, il cui impatto pu� essere incerto e differito nel tempo.

            C’� anche, almeno in teoria, un’altra via. Una copertura solo parziale, o anche molto limitata, della spesa, che quindi porrebbe solo limitatamente il problema delle scelte alternative ma, ovviamente, avrebbe un impatto negativo sul bilancio pubblico. Ma, allora, il problema andrebbe posto in altri termini. A quali condizioni � possibile, nel corso di una legislatura, generare un temporaneo peggioramento del bilancio che sarebbe strumentale a un miglioramento strutturale della crescita e quindi anche a un miglioramento strutturale del bilancio. Queste condizioni hanno in gran parte a che fare con il tema delle aspettative, pure sollevato da Boeri e Garibaldi. Una �svalutazione reale� per essere efficace nel medio periodo deve accrescere la propensione delle imprese a investire in innovazione, a migliorare la organizzazione produttiva e a crescere di dimensione, senza la quale difficilmente si ottiene pi� innovazione o una migliore organizzazione. Il giudizio positivo con cui la Confindustria ha accolto la proposta di Prodi si potrebbe prestare a interpretazioni contrastanti. Certo una svalutazione reale fa comodo, ma come intende sfruttarla il sistema delle imprese? Sarebbe utile qualificare meglio la proposta. Concedere il taglio del costo del lavoro in modo selettivo, alle imprese che crescono, assumono nuovi lavoratori, investono in ricerca. Una migliore selettivit� avrebbe il duplice pregio di indirizzare virtuosamente le aspettative e rendere possibile politicamente, anche a Bruxelles, un temporaneo costo di bilancio aggiuntivo.