“CuneoFiscale” Quanto ci costerà (T.Treu)

14/02/2006
    marted� 14 febbraio 2006

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      PROGRAMMI 1. – NON SOLO PER I REDDITI BASSI

        Quanto ci coster� tagliare il cuneo fiscale e quanto ci guadagner� il lavoratore

          di Tiziano Treu

            La riduzione del cuneo contributivo, cio� degli oneri contributivi che pesano sul lavoro dipendente (nella misura di 5 punti), � stata indicata da Prodi come una priorit� del programma del centro sinistra. Non sorprende che abbia attirato l’attenzione generale: � una proposta concreta e coraggiosa, che contribuisce finalmente a portare il dibattito programmatico su un tema importante per i lavoratori e per le imprese.
            L’obiettivo della proposta � di alleggerire il costo del lavoro sulle imprese e di aumentare le retribuzioni nette dei lavoratori, con il duplice effetto positivo di stimolare la crescita sia dal lato della produzione sia da quello dei consumi. Non si pu� certo negare che la nostra economia abbia bisogno di uno stimolo forte, dopo anni di stagnazione. E i lavoratori hanno altrettanto bisogno di recuperare potere d’acquisto, con pi� soldi in busta paga, dopo anni in cui sono stati impoveriti da questo governo. Una riduzione di 5 punti di contributi incide significativamente sui bilanci delle imprese e sul salario dei lavoratori. Per dare un esempio, su una retribuzione annua di 20.000 euro comporta un risparmio sul costo del lavoro di 1000 euro, che si possono dividere 500 all’impresa e 500 al lavoratore (o anche diversamente per sostenere di pi� i lavoratori a basso salario). Naturalmente lo stimolo alla crescita economica non si limita a questo; nel programma si indica la necessit� di liberalizzare i settori protetti, per liberare energie per la crescita, e di sostenere in modo specifico ricerca e innovazione. E’ bene ricordarlo perch� non si pensi che non comprendiamo l’importanza dei settori innovativi e pensiamo solo a quelli ad alta intensit� di lavoro. Peraltro molti di questi ultimi sono essenziali nell’economia terziarizzata (si pensi alla crescita dei servizi di cura alle persone e alle imprese, alla cosiddetta economia della manutenzione); e anche questi settori possono e devono essere �innovativi�.

            La proposta ha sollevato dubbi circa i suoi costi e sulla relativa copertura. La riduzione del cuneo contributivo va compensata con una fiscalizzazione dei contributi per lasciare immutata la copertura pensionistica, come � necessario. E questo costa: ne siamo ben consapevoli. Del resto l’ipotesi di ridurre il cuneo con i relativi costi non � improvvisata; se ne discute da tempo, specie fra Margherita e Ds; e io stesso ho avanzato proposte in tal senso.

            Nell’iter della scorsa legge finanziaria i parlamentari dell’Ulivo presentarono un emendamento che proponeva una riduzione di tre punti (costo sei miliardi), coperti in parte portando la tassazione delle rendite finanziarie ai livelli europei (circa tre miliardi) in parte intaccando il cosiddetto secondo modulo della riforma fiscale del governo che riduce le tasse sui redditi medio alti. Inoltre va precisato che il programma del centro sinistra prevede l’armonizzazione, progressiva, dei contributi fra lavoro subordinato (ora al 33%) e lavoro autonomo e parasubordinato (al 18%). Questa differenza contributiva � una grave anomalia italiana; negli altri paesi gli oneri contributivi sono eguali per ogni tipo di lavoro (per armonizzare anche le pensioni). Solo se li armonizziamo progressivamente anche noi potremo combattere quella distorsione del mercato del lavoro che � l’uso indebito delle collaborazioni (indebito perch� copre forme di lavoro in realt� dipendente). Questo uso fraudolento si combatte non cambiando nome al contratto (�contratto a progetto�, come fa la legge 30/2003), ma appunto armonizzando i costi fra lavoro subordinato e autonomo. Quanto l’aumento dei contributi agli autonomi contribuir� al costo totale della operazione (che � circa di 10 miliardi di euro) dipende ovviamente dai tempi e dalla gradualit� dell’intervento.

            Infine una parte di risorse si pu� recuperare sfoltendo le cosiddette sottocontribuzioni, cio� quelle riduzioni contributive stabilite per certe situazioni e categorie. Sono molte, eterogenee e costose. Si tratta di valutare quali meritano di essere mantenute, perch� rispondono a effettivi obiettivi di politica del lavoro, e quali possono essere ridotte o abolite, perch� non giustificate. Oltretutto se si riducono in modo significativo i contributi per tutto il lavoro dipendente si riduce anche la necessit� di concedere agevolazioni a categorie e gruppi specifici; e si pu� essere pi� selettivi nel mantenere queste ultime.

              La modulazione dell’intervento e delle sue coperture andr� precisata meglio; ma la direzione � chiara e risponde a criteri di equit� e di efficienza. Si riduce il peso contributivo su imprese e lavoro dipendente e si riequilibra il contributo delle rendite e di altre categorie di redditi. Si aumentano le retribuzioni nette e si razionalizza il mercato del lavoro. Alcuni commentatori, anche interessati alla nostra proposta, si sono chiesti se non � meglio ridurre gli oneri solo sui salari pi� bassi. E’ un’ipotesi che abbiamo considerato, con un dibattito approfondito fra Margherita e Ds, anche valutando la esperienza francese. Ma solo una riduzione generalizzata ha l’effetto forte di stimolo alle imprese e ai consumi che � necessario nel momento attuale. Si pu� discutere se la riduzione degli oneri possa essere accelerata o accentuata per i salari bassi, anche al fine di favorire questi redditi e l’occupazione al margine. Un sostegno particolare ai lavoratori con bassi redditi e intermittenti va comunque previsto ai fini pensionistici, con misure che sono indicate nel programma: contributi figurativi per i periodi di non lavoro o anche prevedendo la erogazione di una �quota fissa� di pensione, finanziata per via fiscale, da aggiungere alla parte funzionante con il sistema contributivo.