“CuneoFiscale” Intervista a Galli, direttore generale Ania

02/03/2007
    venerdì 2 marzo 2007

    Pagina 4 – Economia

    L´INTERVISTA

    Giampaolo Galli, direttore generale dell´Ania: non si possono ridurre le tasse solo per alcuni settori, Prodi ne prenda atto

      "Assicurazioni e banche discriminate
      Bruxelles porrà fine a un´ingiustizia"

      BARBARA ARDU

      ROMA – «Il problema andava risolto subito, in ottobre quando lo sollevammo. Ma siamo ancora in tempo. Non solo. Non ci risulta che la Commissione stia considerando in modo differenziato banche e assicurazioni rispetto agli altri settori». Giampaolo Galli, direttore generale dell´Ania, la Confindustria della assicurazioni, non aveva dubbi che sull´esclusione di compagnie e banche dai benefici della riduzione del cuneo fiscale (la differenza tra il costo del lavoro e quanto entra in busta paga n.d.r.), la Commissione europea avrebbe bacchettato l´esecutivo Prodi.

      Perché il governo vi ha lasciato fuori? Vi ha dato una motivazione?

        «Non ce la diede in ottobre e ancora oggi non abbiamo chiarimenti. Certo si può comprendere quale sia stato il ragionamento, basta leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti del centrosinistra: dare una mano alle imprese manifatturiere, quelle più in difficoltà soprattutto sui mercati esteri. Ma è una motivazione che non sta in piedi. Un paese può ridurre le tasse, ma non può decidere di diminuirle solo per alcuni settori o per alcune regioni, si trasformerebbero in aiuto di stato, in violazione articolo 87 del trattato comunitario. Mario Monti quando era commissario alla Concorrenza fece una battaglia durissima contro gli aiuti di Stato e non mi sembra che l´attuale presidente della Ue, Barroso e i Commissari alla Concorrenza e al Mercato interno abbiano posizioni diverse, anzi».

        Il ministro Bersani ieri ha difeso la selettività dell´intervento, ma ha anche aggiunto che si tratta di problemi tecnici, risolvibili.

          «Il solo modo di risolvere il problema è estendere i benefici a tutte le imprese. Non c´è altra via. L´intervento sul cuneo fiscale è una misura sacrosanta: la differenza tra il costo del lavoro italiano e quello degli altri paesi è elevato. Ma anche noi, come gli altri, competiamo sui mercati internazionali. Non solo. Come compagnie siamo sottoposte alle pressioni dei consumatori che chiedono giustamente premi inferiori. Non si capisce perché dovremmo venire escluse».

          Avete fatto dei conti per capire quale potrebbe essere il risparmio?

            «No, ma per noi è una ragione di principio. Le nostre imprese vanno riga per riga sui bilanci per non pesare sui consumatori. Il costo dei premi è diventato un problema sociale, ci stupisce dunque che quando si affaccia la possibilità di intervenire per ridurre i costi e dunque i premi le imprese assicurative vengano tagliate fuori».