“Cultura&Informazione” Turisti mai più per caso, arrivano le «card» dell’arte

27/02/2003





27 febbraio 2003

Si apre oggi a Firenze la conferenza nazionale per coordinare l’offerta di cultura con le esigenze di chi viaggia

Turisti mai più per caso, arrivano le «card» dell’arte

IL TESORO

Il Paese offre 4.120 sale da scoprire

      Un tempo quando si parlava di turismo venivano subito in mente signore in carne mollemente stese sulla spiaggia, corpulenti signori in mutandoni e canottiera che giocavano a briscola, fastidiosi bambini vestiti alla marinara che reclamavano un gelato. Adesso, quando si parla di turismo, si finisce per parlare sempre più spesso anche di cultura: di mostre e di eventi in grado di spingere migliaia di persone in realtà anche lontane dai grandi flussi tradizionali. Come è accaduto con la mostra dei Gonzaga a Mantova o con quella di Van Gogh a Treviso. Proprio i nuovi rapporti tra turismo e cultura saranno al centro di «Città della cultura», la conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo che si apre oggi a Firenze: un incontro (promosso da Federculture, Anci, Conferenza dei presidenti delle regioni e delle provincie autonome, Upi, Legautonomie, Uncem) destinato per la prima volta a mettere a confronto due realtà che, secondo Roberto Grossi di Federculture: «sono state troppo a lungo considerate contrapposte». Cinquecento tra assessori e sindaci partecipano al confronto che ha come sfondo anche «la necessità di riposizionamento dei flussi turistici» evidenziata dall’ultimo Annuario del Touring Club Italiano.

      DENTRO IL GIACIMENTO –
      L’Italia rappresenta il giacimento culturale più ricco del globo con i suoi 4.120 tra musei e siti vari. Di questi, 1.830 (il 43,4%) sono di proprietà comunale, 651 (il 15,8) ecclesiastici, 602 (il 14,6) statali, 536 (il 13) privati. Eppure, nonostante questa ricchezza, non esiste ancora un osservatorio nazionale che monitorizzi costantemente le tendenze «locali» del turismo culturale. Gli ultimi dati riferiscono che nel 2000 i musei statali hanno registrato presenze per oltre 17 milioni di visitatori contro i circa otto di quelli comunali. A parte il dislivello, le linee di tendenza vedono un maggiore incremento delle percentuali di visitatori dei musei comunali: 13% contro 11,8. Questo è legato all’apertura di nuovi spazi «locali» (il Museo del cinema a Torino o quello dei ragazzi a Firenze) ma l’apertura di un museo non è l’unico elemento di sviluppo.

      NON SOLO MUSEI –
      Altrettanto importante, spiegano i ricercatori di Federculture, appare una gestione integrata che consenta «recuperi globali» di aree degradate. Sta accadendo attorno alla mostra d’Oltremare a Napoli, nelle zone minerarie trasformate in mete culturali della Sardegna oppure alla Zisa di Palermo, all’Acquario Genova, al nuovo Auditorium di Roma: una versione made in Italy di quanto si è verificato nella Bilbao del dopo Guggenheim o nei Castelli della Loira. Dunque, sì all’apertura di nuovi musei e di nuovi siti d’interesse culturale purché ci sia integrazione: proposta, ad esempio, nel progetto per una rete di piccoli musei messo in piedi dalla Cassa di Risparmio di Firenze o nei borghi albergo attivati in Friuli Venezia Giulia e in Basilicata. E altrettanto vale per le mostre: «Devono avere successo purché rimangano compatibili con le realtà locali e purché non rappresentino un elemento di stravolgimento».

      DOPO STENDHAL –
      C’era una volta la sindrome di Stendhal, ma anche oggi il visitatore può subire uno shock da eccesso di cultura. Per questo a Firenze si parlerà di un’offerta a misura di visitatore: servizi culturali ma anche mezzi di trasporto e sistemi di ristorazione e soggiorno, un’offerta che si basi sui calendari delle mostre con orari e prezzi di biglietto che non siano tra loro incompatibili. La sfida del 2003 si giocherà perciò sulle «tourist card». Ed è una sfida che il nostro Paese è già capace di affrontare con successo. Come dimostra, ad esempio, l’Arte Card di Napoli che ha integrato trasporti pubblici, servizi culturali e musei sia pubblici sia privati e che ha portato nei primi tre mesi di applicazione a un incremento del 16% dei visitatori. Tanto che si sta già pensando ad una Campania Arte Card che accomunerà Napoli e Paestum, Pompei e Ercolano, la Certosa di Padula e la Reggia di Caserta. Ma carte simili sono state già sperimentate con successo anche a Torino, Venezia, Genova, Bologna, Palermo, Udine e Siena. Realtà che si inseriscono validamente in quelle europee di Barcellona, Budapest, Copenaghen, Amsterdam, Oslo.

      LIBRI E CAFFE’ –
      A quattro anni dall’entrata in vigore della legge Ronchey, l’84% dei musei italiani ha ormai «una dotazione adeguata» in punti vendita di libri e di oggettistica. Meno rilievo hanno finora raggiunto invece coffee shop e punti di ristorazione. E’ cresciuta invece la diffusione di audioguide e di servizi didattici o di informazione. Audioguide e servizi che sempre più spesso finiscono nelle mani di quelle signore in carne che un tempo stavano stese sulla spiaggia, di quei corpulenti signori che giocavano a briscola, di quei bambini vestiti alla marinara che reclamavano un gelato.
Stefano Bucci


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