“Cultura&Informazione” L´Italia ai tempi dell´egoarca – di F.Cordero

20/05/2003
       
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      L´Italia ai tempi dell´egoarca
              FRANCO CORDERO

              Fortunata Italia. La guida un egoarca davanti al quale sparisce Mussolini trebbiatore, cavallerizzo, stratega, danseur, atleta del passo romano, sciatore, violinista, centauro, poeta del pane, bagnante, pensatore, architetto imperiale, ecc. Nelle settimane irachene Dio sa dove fosse rintanato B. Aprile è mese crudele, sappiamo da Thomas Stearns Eliot: «genera/ lilla da terra morta, confondendo/ memoria e desiderio»; né nasce bene maggio, nel cui primo venerdì l´on. avvocato d´affari P., ex ministro (della difesa, perché l´allora Capo dello Stato l´aveva rifiutato alla giustizia), incassa la condanna a 11 anni come agente d´alcune baratterie giudiziarie romane, una delle quali portava al Boss l´impero mondadoriano. L´egoarca era uscito dal processo nel modo meno glorioso: delitto probabile ma estinto dal tempo perché, a causa d´una svista poi corretta, la norma vigente nel dies delicti comminava solo 5 anni nel massimo; e chi lo conosce prevede diavolerie. Quasi non fanno notizia le invettive che l´indomani scaglia sul tribunale.
              I memorabilia cominciano lunedì 5, quando riappare nel dibattimento dov´è coimputato del caso Sme. Aveva cose da dire (senza contraddittorio, com´è suo costume). Le declama a voce rotta: gli avvocati, nei quali vanta d´avere speso 500 miliardi, ascoltano pensosi; i giudici guardano l´assurda pantomima. L´accusa è una sentenza comprata: non vi spende sillaba; interveniva a difesa dello Stato, i cui beni qualcuno dilapidava; e sapeva dall´allora presidente del Consiglio che fossero corse tangenti; cos´aspetta il tribunale a inquisire? Anche lo studente meno colto direbbe: è irrilevante; vulgo, non c´entra; fosse anche vera la storia confidatagli da un discusso signore che non calca più questo pianeta, il dibattimento ha tema ben diverso (se lui abbia pagato quel giudice); e le «dichiarazioni spontanee» sono ammissibili fin dove attengano alla res iudicanda; altrimenti l´interessato al surplace guadagna quanto tempo vuole disquisendo sul Gran Mogol, la faccia invisibile della luna, come Rosina schivi don Bartolo, ecc. D´ora in poi, conclude a viso duro, non perderà un´udienza e bisogna fissarle nelle poche ore sue libere dagl´impegni governativi. Fuori dà in escandenze contro uno spettatore che l´apostrofa. Mossa geniale, commentano i tirapiedi, in livrea o senza: riferendo le asserite parole d´un morto, colpisce due antagonisti nell´ordalia elettorale con cui risponderebbe all´eventuale condanna; e ormai comanda i calendari del dibattimento; se vuole, lo manda alle calende greche. Asinerie, inutile confutarle, né qualcosa cambia nella formula strategica: intimidazione e imbroglio, ma sinora mandava allo sbaraglio uomini suoi, strapagati; adesso tiene banco personalmente. Anche i tribunali diventano studio Mediaset.


              Venerdì 9 irradia lumi al forum sulla pubblica amministrazione: siccome esiste un regime, impossibile stabilirne la durata; chi è la vittima? «Sono io» e sfodera i denti ammiccando. Era un avant-goût. Il meglio viene alla sera, quando Rai2 dedica Excalibur ai processi, avendo cura che non vi sia partita tra gli antagonisti, più una pseudo-intervista: l´egoarca straparla da solo 51 minuti (nelle televisioni, come in tribunale, aborre il contraddittorio); ripete le favole de auditu sul presidente della Commissione europea; assicura alle Camere uno scudo contro l´orco in toga, affinché ridiventino luogo d´asilo d´una varia malavita, quali erano chiese e luoghi pii; terrà alle Camere un «discorso pacificatore» («pace armata», beninteso); magistrati politicanti vogliono derubare il popolo sovrano ma lui veglia e salverà ancora l´Italia.
              «Mi difendo», spiega alla Confcommercio l´indomani mattina, sabato 10. Alle 16 non appare nel dibattimento milanese: aveva addotto impedimenti; alla vigilia il Tribunale ha ritenuto che l´intervento alla convention forzaitaliota udinese non sia impegno governativo; dunque, terrà udienza. In limine, un difensore rettifica l´assunto (quanto sbagliano i pensatori d´Arcore): a parte l´entretien conviviale col presidente della Camera, l´agenda contempla un vertice del Nordest sulla sicurezza adriatica. Il collegio sta deliberando quando la solita telefonata anonima segnala una bomba. Rinvio a venerdì 16. «Udienze esplosive», sogghigna davanti a San Marco: aveva impegni; un premier non è tenuto a dire quali, meno che mai a dei magistrati milanesi. Domenica 11 inaugura la campagna elettorale nel palasport Carnera: i comunisti premono alle porte; complotti giudiziari contro lo Stato democratico; e lui estirpa il cancro. Siccome l´economia va male, chiede più potere. Stiano tranquilli gl´italiani: avranno una repubblica berlusconiana, immunità parlamentare, senato federalista, nuovi meccanismi elettorali. En passant coglie vari fiori: riabilita l´ex-ministro dell´interno, spiegando come non fosse gratuita la battuta turpìloqua su Marco Biagi, consulente ministeriale rimasto senza scorta e ucciso dalle Brigate Rosse; tasta i muscoli alla lady ferrea leghista, candidata presidente della regione; farfuglia battute macho-postribolari su «noi tombeurs de femmes», specie quando lei sia «fidanzata al presidente del tribunale». E rifiutava l´epiteto «buffone». L´unico precedente in materia è Achille Starace, segretario del Pnf anni Trenta. Come i re, ha un cappellano, seduto nelle prime file: «mi benedice?»; l´altro annuisce; «amen», risponde lui, e chiude l´intermezzo. Lunedì 12 indottrina i turchi lodando Erasmo, nel cui «Elogio della follia» confida d´essersi visto. L´Avvocatura dello Stato perseguirà chiunque gli rivolga parole irrispettose, minaccia da Bari martedì 13. Venerdì 16 il Tribunale separa i dibattimenti e lui, euforico, promette rivelazioni da lasciare il mondo senza fiato. Domenica 18, via satellite, spaccia risate, allarmi anticomunisti, proverbi; cosa significa «libertà»?; diritto ad avere giudici benevoli.

              Viene anche da ridere, sebbene sia triste guardare nel fondo. Caduto Craxi, s´improvvisa politico perché non vuol fallire né andare in prigione. Parole sue. S´era allevato un largo pubblico con tecnologie d´inebetimento. Emergono affari oscuri: non potendo difendersi nei dibattimenti, vuol impedirli; dopo la condanna del mandatario, scatena i soliti pandemoni, contando sulla mente corta del pubblico, e stavolta sbaglia. Sono tanti, tanti quanti bastano a congedarlo, gli elettori convinti del seguente referto. Primo: espone appetiti da caimano, nonché gusti, intelletto, sentimenti morali, ironia, conformi al Leviathan che starnuta fuoco nel dialogo Yahweh-Giobbe; ha riflessi inesorabili; mai che pensi; i fatti non gl´importano, né li vede. Falsario? No, la menzogna presuppone verità percepite mentre lui cammina lungo le traiettorie del sonnambulo sul tetto, trascinato dall´Ego gonfio e smanioso. Secondo: era una fiaba la bravura d´imprenditore taumaturgo; s´è arricchito da parassita su dei privilegi, furbissimo nei traffici osés, non sapendo dove stia lo spirito del capitalismo (fosse meno indaffarato e avesse gusti diversi, gli direi: legga Sombart, Troeltsch, Max Weber). Quante leghe distano i guitti da Molière. Nessun mago del virtuale ha mai modificato la più piccola delle cose. Nelle questioni d´economia appare alto un dito. Dal 1945 non avevamo un governo altrettanto inetto. Terzo, pratica metodi da filibusta. Troppo ovvi i corollari. Chi siede al suo tavolo ripete l´atto codardo degli appeasers a Monaco, settembre 1938: se gli regalano la sospensione del processo (quel cosiddetto lodo), lui la piglia, indi risuscita l´immunità parlamentare, costituzionalmente invalida ma, avendo i numeri, riscrive la Carta, epurandola delle parentele sovietiche. Poi impone un collare governativo alle procure, screma i giudici, riscrive le leggi affinché non disturbino gli adepti del novus ordo. Diventerà ancora più ricco, da scoppiare: nella sua repubblica i famigli ingrassano; qualcosa lascia ai finti oppositori, utili, anzi necessari. Il resto vada al diavolo e abbasso l´intelligenza.