“Cultura&Informazione” L’incertezza che restringe il futuro

24/01/2003



Venerdí 24 Gennaio 2003
COMMENTI E INCHIESTE
Scenari Sociali
A l’Aquila il forum «Delphi 2003» sui «perimetri» nell’epoca della globalizzazione – L’Italia deve stare attenta all’estendersi della conflittualità e al rischio che si creino «nuove nicchie» di povertà


L’incertezza che restringe il futuro


DI STEFANO SALIS

Guardare attraverso la sfera di cristallo per vedere come sarà il futuro è un compito sempre rischioso. Ancor di più se quello che si cerca di prevedere sono i grandi fenomeni sociali, economici e politici che caratterizzeranno i prossimi anni del pianeta e i loro, inevitabili, riflessi sul sistema-Italia. E ancora più complesso se, poi, il responso è costretto ad ammettere che, per il nostro Paese, non sono per niente anni facili e che il clima di generale incertezza «restringe» di molto la fiducia nel futuro.
Metodo per il breve periodo. Non mancano le sorprese, dunque, a scorrere l’annuale indagine Delphi 2003, giunta alla 14a edizione, che sarà presentata oggi a L’Aquila. L’osservatorio previsionale, curato dalla S3.Studium e promosso quest’anno in collaborazione con Telecom Italia Lab e l’Aspen Institute Italia, si basa sui pareri di una serie di esperti (undici, quest’edizione) che forniscono le loro risposte alle domande di un questionario preselezionato all’insaputa l’uno dell’altro e si confrontano poi in un forum finale: un metodo che garantisce, secondo gli esperti, una certa attendibilità nelle previsioni di breve-medio periodo. Infatti il tempo che viene considerato come "sfruttabile" per queste previsioni è il triennio 2003-2005. La ricerca di quest’anno – ideata da Domenico De Masi e diretta da Stefano Palumbo – ha scandagliato un argomento affascinante: quello dei «nuovi perimetri», intesi sia in senso geografico (con la guerra alle porte, più che mai attuale), sia, soprattutto, metaforico. Non solo i "confini" politici, dunque, ma anche quelli della società e dei suoi mutamenti culturali, profondi o marginali. Diviso poi in tre macroaree (società, economia, politica) il verdetto è destinato a far discutere non poco.
Il destino dell’Italia. Secondo Delphi, infatti, l’Europa perderà terreno (pur avendo, invece, la moneta più forte, l’euro, che diventerà la divisa mondiale di riferimento sostituendo il dollaro) nei confronti di sistemi più dinamici e aggressivi (Cina e Usa, con questi ultimi che avranno per ancora 20 anni almeno una leadership planetaria indiscussa) e l’Italia da qui al 2005 ne perderà ancora di più. Non aumenterà i suoi investimenti all’estero, «non recupererà il ritardo verso gli altri Paesi europei» e subirà il clima complessivo assai sfavorevole. In campo economico diventeremo probabilmente un «distretto del piacere», soprattutto perché "terranno" i settori italiani già a forte internazionalizzazione: tessile e alimentare. E tuttavia (sempre secondo il parere degli esperti di Delphi), l’Italia non riuscirà a scegliere i settori su cui far virare i timoni dell’economia. Un’incertezza che potrebbe rivelarsi fatale. Non solo. Dal punto di vista dei cambiamenti nella società gli italiani dovranno confrontarsi con le ondate di immigrazione che muteranno pian piano lo scenario demografico. L’integrazione avverrà a «macchia di leopardo» e tutto il contesto porterà ad una «grande crisi psicologica collettiva, che metterà in dubbio l’identità del gruppo e del soggetto».
La società. Nessuno dei soggetti sociali tradizionali (né la Chiesa, né i partiti, né le istituzioni) saprà rispondere adeguatamente a speranze e attese di ritrovare una più intensa partecipazione sociale. E ci sarà un rischio ulteriore che acuirà i conflitti sociali. Alcune nicchie di povertà, nei prossimi tre anni, sono destinate ad allargarsi: i lavoratori precari a bassa qualificazione, i 45-50enni che perderanno il lavoro, i prepensionati con retribuzioni troppo basse e (categoria significativa) i giovani a bassa scolarizzazione che appartengono a famiglie di piccoli imprenditori in difficoltà. La natura economica di questi squilibri rilancerà la lotta sociale e il mondo del lavoro sarà sempre più spesso in tensione con scioperi e scontri radicalizzati, non solo in Italia, ma in tutti i Paesi della Ue. Per questo il sindacato acquisirà, nel panorama politico nazionale, un’importanza sempre crescente e assumerà «un ruolo più generale, capace di parlare di lavoro, consumi, etica e diritti», ma avrà anche difficoltà, allo stesso tempo, nel resistere alle tentazioni individualistiche.
Le imprese. In un contesto così teso la sfida per le imprese sarà ancora più alta. Il sistema delle Pmi dovrà essere più flessibile perché si troverà di fronte a una situazione di stretta creditizia, molte aziende «ridurranno i costi del personale, senza tuttavia chiarire quale sarà l’area strategica delle risorse umane, rispetto a quella esternalizzabile». Le nuove forme contrattuali verranno utilizzate maggiormente, ma più per il costo che non per la funzionalità. I molti lacci legislativi e la tendenza all’economia illegale continueranno ad essere un freno per la nostra economia. Se lo scenario sembra così preoccupante, non è detto, però, che le previsioni siano, per loro stessa natura, destinate ad avverarsi. Tuttavia, leggere rapporti come il Delphi 2003, può dare un contributo se non altro per tentare di schivare i processi e le tendenze troppo negative. Perché se è necessario contrastarle, ancor più importante, prima di tutto, è conoscerle.