“Cultura&Informazione” La Troupe Di Berlusconi- G.Barlozzetti

20/06/2003

ItaliaOggi (Marketing)
Numero
145, pag. 17 del 20/6/2003
di Guido Barlozzetti

Notizie dalla tv

La Troupe Di Berlusconi

Anche una dichiarazione spontanea in un processo non può e non deve restare confinata nelle mura di un tribunale. Anzi, deve essere costruita per la tv con la stessa attenzione dedicata agli argomenti che si dibattono. No, non è un occhio casualmente capitato lì quello che ha registrato la lunga deposizione del presidente del consiglio al processo Sme. Non è una neutrale telecamera fissa, piazzata quasi in modo da nascondere la sua elettronica presenza. Non ha la timorosa discrezione che ancora si manifestava ai tempi di Un giorno in pretura, quando il rapporto tra il Tribunale e la Platea televisiva non era ancora stato risucchiato nel Tubo. Quelle immagini hanno attraversato un’intera giornata di televisione. Hanno aperto i telegiornali. Sono ritornate nelle trasmissioni di approfondimento. E qualcuno ha anche deciso di mandarle integralmente. Guai, però, a pensare che quelle immagini nascano lì, nella cellula giudiziaria milanese, nella mattina di un insopportabile giugno. No, hanno una lunga storia, che comincia il 26 gennaio del 1994, quando Silvio Berlusconi appare nello studio domestico-televisivo di Arcore e annuncia la sua Discesa in campo. E che continua, meticolosamente curata, dalle convention di Forza Italia alle camere, dagli studi dei talk show fino, appunto, ai tribunali. È la storia di un’immagine e di un prodotto da lanciare e far vincere sul mercato della politica, mettendo insieme marketing e psicologia delle masse, indagini di mercato, crisi della Prima repubblica e la grande betoniera della Televisione, che tutto trangugia e rende commestibile. Totti e Giovanni Paolo II, le velone e Baghdad. Le cronache ci raccontano che gli uomini del Cavaliere non hanno lasciato nulla al caso. La Corte gli ha concesso di entrare nell’aula e di predisporre l’apparato della rappresentazione. Hanno studiato i tagli delle inquadrature, hanno curato le angolazioni migliori per valorizzare la posizione del presidente, hanno riorganizzato lo spazio in modo da enfatizzarne la postura retorica e il gesto dell’argomentazione rivolto verso la presidente Maria Luisa Ponti. Hanno anche chiesto di sostituire il tavolo, troppo basso per il presidente che si erge in piedi tra gli avvocati Ghedini e Pecorella. Tutto deve essere sistemato in modo da trasformare lo spazio giudiziario in un set che metta al centro il Protagonista e lo circonfonda della giusta aura televisiva. Poi, lui avanza come un Eurostar dell’oratoria per 66 minuti, snocciolando un interminabile rosario di date, nomi e circostanze. E non accetta nessun contraddittorio. Almeno in quel Tribunale. Se lo vorranno interrogare che gli facciano la cortesia istituzionale di farlo a palazzo Chigi, nella sede del presidente del consiglio. Così, la richiesta che gli viene dal pubblico ministero Ilda Boccassini evapora in un attimo. Berlusconi se ne va dall’aula. Ma questa volta, a differenza della prima puntata, nessun microfono si compiace di soffermarsi sul coro di applausi e di anatemi che ne accompagnano l’uscita.