“Cultura&Informazione” La road map impazza nei tg – di G.Barlozzetti

30/05/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
127, pag. 21 del 30/5/2003
di Guido Barlozzetti

Notizie dalla tv

La road map impazza nei tg

Da qualche settimana si aggira nelle scalette dei telegiornali una new entry del mutante dizionario della politica. Entra nelle corrispondenze e nei lanci da studio dei conduttori con quotidiana naturalezza, con la cortigiana ´sprezzatura’ lodata da Baldesar Castiglione, ma anche con il sussiego sotto sotto della novità linguistica. Tutti la frequentano, ormai, la ´road map’. Ha fatto la sua apparizione negli ultimi giorni della guerra in Iraq, quando, tra un andirivieni e l’altro dei governatori stars-and-stripes a Baghdad, il problema principale in agenda era (ed è tuttora) quello di mettere a punto un modo di procedere, di trovare un percorso che gradualmente portasse dall’occupazione americana alla libertà riconquistata e praticata, un filo nel gomitolo delle contraddizioni e dei problemi.

Insomma, per disegnare il dopo-Saddam serviva una road map, una carta stradale, percorribile con chiarezza dalla partenza all’arrivo. Poi è sbollita la temperatura della guerra e l’Iraq è arretrato rispetto al fronte ansioso e cannibalizzante dei media, relegato a questo punto in secondo-terzo piano, perché non basta certo la morte di uno-due marine a sfondare il confine che passa tra la cronaca e l’evento mediatico. Ma non per questo la road map è scomparsa dalle news. Anzi vi si è insediata, e non passa notiziario, pubblico o privato, in cui non faccia capolino.

Ci sono delle parole che per qualche oscuro (?) tragitto si attaccano alla lingua telegiornalistica. Forse perché si tratta di parole-bagaglio, che rappresentano con uno schiocco della dizione un concetto complesso. Oppure perché il suono è accattivante e risulta gradevole all’orecchio di chi parla e, si presuppone, di chi ascolta. O ancora perché dà la sensazione di sentirsi all’interno di un codice condiviso, di un gergo che segna il confine tra l’appartenenza e l’esclusione, tra gli addetti-ai-lavori e il loro pubblico, che deve ringraziare per essere accolto in questo modo nel circuito dell’informazione. Ebbene, la road map è divenuta un concetto-architrave nel minato e fragilissimo terreno israelo-palestinese.

Nessuno può farne a meno. Sharon e Abu Mazen, Colin Powell e il segretario dell’Onu, tutti stanno impegnandosi solo e soltanto su questo, sulla road map. Non si sa, a questo punto, se il termine sia saltato nelle redazioni dalle stanze delle cancellerie o se, viceversa, siano stati proprio i flussi delle news a diffondere il virus linguistico. Certo è che adesso tocca a lei, alla road map, benedetta e beneficata da un’attenzione che l’ha trasformata in un’abitudine, in una moda linguistica. Esattamente come la Sars, di cui quasi nessuno, se colto all’improvviso, sa esattamente quale sia il significato. Ma, appunto, stiamo parlando di un virus sconosciuto, senza il quale non può scoppiare nessuna epidemia o contagio: ovverosia il successo globale del virus.