“Cultura&Informazione” Il crollo della net economy travolge anche gli avvocati – di A.De Nicola

05/02/2003




Mercoledí 05 Febbraio 2003
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SILICON VALLEY
Il crollo della net economy travolge anche gli avvocati


DI ALESSANDRO DE NICOLA

Da un’America che ci sta abituando a
ricevere storie un po’ tristi, la settimana
scorsa è arrivato un altro piccolo shock.
Brobeck, Phleger & Harrison, uno studio
legale di S.Francisco, ha annunciato ai
suoi avvocati e dipendenti l’intenzione di
chiudere bottega. Anzi, sta considerando
di chiedere la protezione accordata dal
famoso Chapter 11 alle società insolventi,
l’equivalente di un concordato fallimentare.
Che cosa c’è di straordinario in tutto questo?
Persino in Italia ogni tanto gli studi legali
chiudono; negli Stati Uniti è un avvenimento
banale. In questo caso, però, non si tratta di
una law firm qualsiasi e la sua storia non è
affatto banale. Infatti Brobeck è uno studio
californiano sorto nel 1926 (e quindi di
veneranda età) che nel 2000 aveva toccato
l’apice della sua gloria cavalcando
l’onda della new economy. 921 avvocati, più
di mille dipendenti, 475 milioni di dollari di
fatturato, 10 sedi in America, una joint venture
in Europa, uffici sfavillanti e spaziosi, un profitto
medio per partner di 1.170.000 dollari, il più
alto di tutta la California. Brobeck era arrivato
a essere il 14° studio degli Stati Uniti e il 19°
del globo come vendite (per darvi un paragone
di cosa questo significhi nell’universo delle law
firm, basti dire che la diciannovesima società al
mondo per fatturato è la Ibm e la Volkswagen
sta al 21° posto), aveva rotto il tabù della
pubblicità sulla Cnn (nonché sul Wall Street
Journal) ed era diventato il fenomeno mediatico
del nuovo secolo.
Anche Brobeck come Enron aveva il suo Kenneth Lay, il leader visionario e carismatico che aveva traghettato la nave in un mondo nuovo. Il suo nome è Tower Snow jr (Torre di Neve junior, un nome da Star Wars) e pure lui, come i profeti di Enron, predicava un modello rivoluzionario di business, uno cui gli studi snob di Wall Street (i famosi "white shoes", scarpe bianche, simbolo dell’eleganza della prima metà del secolo scorso) avrebbero dovuto adeguarsi se non volevano soccombere. Crescere con i propri clienti hi-tech, questo era il verbo. Mai licenziare, puntare sempre più in alto e muoversi al ritmo del Web. Finché ha funzionato, ha funzionato, in effetti. Brobeck accumulava soldi grazie alle stock option che riceveva dai propri clienti che assisteva nelle quotazioni (nel 1999 aveva lavorato su più di 100 Ipo) e si permetteva di pagare i neo laureati 135mila dollari l’anno. Purtroppo il tracollo della Net Economy ha colpito molto duro uno studio che si era fortemente indebitato con il sistema bancario fidando sulle aspettative di crescita. Snow jr., fedele al suo credo e prigioniero della sua hubris, si è rifiutato di mandar via gli avvocati in soprannumero e, quando con un golpe interno è stato cacciato, è emigrato in un porto sicuro come Clifford Chance, lo studio più grande del mondo, portandosi via i migliori 20 partner e molti collaboratori. È stato l’inizio della fine. Nel solo 2002 60 partner (i più dotati) hanno abbandonato la nave, gli avvocati si sono ridotti a 510, i profitti a 550.000 $ pro capite, l’indebitamento è schizzato a 90 milioni di dollari. L’addio del capo del dipartimento del contenzioso ha fatto naufragare la speranza di una fusione con il solido studio della Costa Est Morgan-Beckhius. La scorsa settimana l’inevitabile annuncio alla riunione dei partner: lo studio chiude. File di Mercedes e Bmw guidate da increduli spose e sposi aspettavano avvocati e dipendenti con i loro pacchi di cartone fuori dalla sede centrale in Market Square a S. Francisco e i cacciatori di teste venivano inondati di curriculum. C’è una morale in tutto questo dramma? Al contrario di Enron, qui non siamo in presenza di truffe, artifici contabili, complicità ramificate, malversazioni. Nessuna legge è stata disattesa, nessuna nuova regolamentazione è stata invocata. Per ora non si parla di fallimento del mercato ma di fallimento nel mercato. Certo, le similitudini con l’ascesa e caduta di tante imprese hi-tech, con quel misto di avidità, megalomania, genialità che ne ha contraddistinto il crepuscolo, è impressionante. Il che forse dovrebbe farci considerare retrospettivamente in modo un po’ più distaccato la seconda metà degli anni 90: un periodo in cui l’illusione di un salto in avanti tecnologico, in un periodo di pace e prosperità, ha portato a quell’esuberanza irrazionale che tale si è dimostrata anche nei suoi eccessi criminali. Insomma, come il fascismo fu considerato a torto dagli storici marxisti lo sbocco inevitabile del capitalismo e da quelli liberali una malattia morale facilitata dall’evoluzione storica e il cui rimedio fu individuato in più, non meno, libertà e democrazia, così anche gli anni ruggenti della New Economy potranno essere nel corso del tempo interpretati in modo meno stereotipato di oggi.
adenicola@adamsmith.it