“Cultura&Informazione” Adesso chi vuole fare politica lascia i partiti ai vecchi romantici – di M.Unnia

29/01/2003

ItaliaOggi
Numero
024, pag. 1 del 29/1/2003
Mario Unnia


Adesso chi vuole fare politica lascia i partiti ai vecchi romantici e punta al potere con i girotondi o con i pensatoi

Tre eventi che si sono svolti nell’arco di 24 ore offrono uno spaccato emblematico di quanto accade nella politica italiana e nei suoi dintorni. A Sesto San Giovanni, piazzaforte rossa della cintura milanese, Cofferati, Santoro, Di Pietro e Travaglio, convocati dal movimento ´Articolo 21 in difesa della Costituzione’, hanno messo in piedi quella che da manifestazione di protesta contro il governo Berlusconi potrebbe evolvere fino a diventare una lista per le prossime tornate elettorali.

I discorsi fatti e il clima che si respirava (pochi operai, in maggioranza ceto medio impiegatizio pubblico) rivelavano un sordo dissenso non solo dai Ds bensì anche da Rifondazione comunista: insomma, un pezzo di ´società civile di sinistra’ che in assenza di referenti credibili sembra disposta a fare da sé, fino a scendere nell’arena elettorale, cercare di raccogliere il consenso di altri spezzoni dell’universo rosso e, perché no, trasformarsi in partito.

Nelle stesse ore, o giù di lì, il movimento Libertà&Giustizia perdeva un altro pezzo pregiato, Innocenzo Cipolletta, economista e autorevole opinionista politico, e a suo tempo direttore di Confindustria. L’ennesimo incidente questo per l’iniziativa di Carlo De Benedetti e di altri amici volta a costituire un pensatoio che dovrebbe fornire al sistema politico analisi, riflessioni e proposte di riforme ponderate e sottratte al rumoroso e spesso impreciso dibattito tra i partiti.

Se questa era l’intenzione iniziale, in poco tempo L&G ha perso l’immagine dell’equidistanza tra i poli e ha tradito la dichiarata intenzione di tenersi fuori da vicende aziendali particolarmente calde (vedi caso Fiat).

Sicché, questi cittadini animati da buone intenzioni dovranno riunirsi e rifondare il movimento, rifargli la verginità oppure prendere posizione, dichiarare il riferimento politico, come alcuni associati vorrebbero. Ma se questo riferimento a un partito del centro-sinistra non c’è, nel senso che nessun partito convince, come sostengono altri associati di L&G, che cosa si può fare?

Terzo e ultimo evento, apparentemente frivolo, ma ugualmente significativo: l’iniziativa del presidente dell’Inter Massimo Moratti di promuovere un club interista bipartisan fatto di 98, al momento, politici, funzionari e giornalisti parlamentari che tifano per i nerazzurri di Milano.

Non si può escludere che nei prossimi giorni nascano altri club trasversali romanisti o juventini (improbabile l’analoga iniziativa dei milanisti, sarebbe tacciata di attentato alla libera concorrenza calcistica). Ma perché Moratti ha deciso di portare la sua iniziativa proprio all’interno del palazzo per ottenere, come gli è stato promesso, ´interrogazioni parlamentari contro tutte le ingiustizie subite’? (riferite al calcio, per il momento). C’è da supporre che la mossa gli sia stata suggerita dalla moglie Milly che ha dimostrato a Milano una certa fantasia in campagna elettorale, per altro perduta.

C’è un nesso tra questi eventi? E se c’è, qual è? Almeno uno. Queste iniziative promosse da frammenti della società civile, nel caso di centro-sinistra, sono ispirate dalla sfiducia negli attuali partiti come strumenti di canalizzazione della domanda dei cittadini e di elaborazione delle risposte.

Esaminiamo l’evento di Sesto San Giovanni: un tempo, quando c’era il forte Pci togliattiano prima e berlingueriano poi, una protesta del genere non sarebbe stata palese, ma se si fosse espressa avrebbe avuto come referente quel partito, l’unico deputato e legittimato a farsi carico delle questioni sollevate dai promotori.

In seconda battuta avrebbero potuto rivolgersi al Psi, ma in tempi successivi quel partito aveva perso la credibilità e l’affidabilità necessarie per conquistare il consenso. Oggi questa protesta vaga alla ricerca di un referente e non trovandolo pensa di farsi lei referente di se stessa.

Veniamo a De Benedetti e ai suoi amici: perché non hanno pensato di scendere nell’arena al fianco di un partito? Potevano scegliere tra Ds e Margherita, e appoggiare esplicitamente una corrente all’interno di uno dei due. Oppure, potevano dare vita a un partito, anche piccolo, di opinione come usa dire, ma con un manifesto chiaro e possibilmente con un nome che non lo collocasse nell’universo botanico tra piante e fiorellini.

C’erano illustri precedenti cui ispirarsi, il partito radicale di Villabruna e Pannunzio, e Unità popolare di Parri, che hanno avuto un ruolo preciso nell’arena politica, ben diverso da quello delle recenti sigle e siglette elettorali costruite ad hoc da venturosi personaggi politici.

E se De Benedetti aveva, come è legittimo che abbia, ambizioni politiche, poteva imitare Berlusconi, presentarsi nell’arena in prima persona, come un imprenditore politico, un duellante, e non come un consulente.

In verità, in questo caso, oltre alla sfiducia nei partiti esistenti, sembra prevalere la sfiducia nella formula partito, e prendere corpo una diversa opzione, volta direttamente ai centri di potere, là dove si decide l’allocazione delle risorse e la priorità degli interventi.

Il ragionamento sotteso, che giustificherebbe la cosiddetta neutralità di L&G, potrebbe essere il seguente: perché perdere tempo con i partiti, cercare la loro mediazione, quando se ne può fare a meno, e piuttosto non negoziare direttamente con i decisori che contano, presentandosi nelle candide vesti di consulenti?

Se non si è certi che De Benedetti e i suoi amici confermeranno questa linea nell’annunciato convegno di Rifondazione, è invece assai probabile che questa sia stata l’ispirazione della linea di Moratti: non cercare presso questo o quel partito il favore di interrogazioni parlamentari per le ingiustizie subite, bensì promuovere direttamente nel palazzo un gruppo di supporter bipartisan, di centro, di sinistra e di destra.

La lezione sembra dunque essere questa: chi vuol fare politica si attenga al risparmio energetico, punti al cuore del potere, abbandoni i partiti ai vecchi romantici e i movimenti ai senili precoci, cavalchi i ´contenitori di ideali’, come li chiamano gli organizzatori dei girotondi, oppure promuova i pensatoi, novella dicitura delle vecchie intramontabili lobbies.