“Cult&InfoFin” Lo sconto a tempo che tradì Nixon

29/09/2005
    giovedì 29 settembre 2005

      PRIMO PIANO pagina 3

        MISURE AD OROLOGERIA NONOSTANTE IL «NO» DEL NOBEL FRIEDMAN, GLI USA LE PROVARONO SENZA SUCCESSO

          Lo sconto a tempo che tradì Nixon

            Anche Bush nel 2001 ha varato un pacchetto da 5 anni per frenare
            le attese sul deficit


              Stefano Lepri

              ROMA
              Meno tasse per un anno; per quello dopo no. Per stiracchiare al massimo la coperta stretta dei conti pubblici nasce lo sgravio una tantum, anzi one-off. Sia le maggiori detrazioni Irpef per carichi di famiglia, per circa un miliardo e duecento milioni di euro, sia gli sgravi alle imprese sul costo del lavoro concessi per il 2006 si dimezzeranno all’incirca nel 2007, secondo quanto è emerso ieri dal vertice della coalizione di governo. La proposta iniziale era di togliere tutto nel 2007; nel corso della giornata sono seguiti degli aggiustamenti. Sperimentata già negli Stati Uniti, la trovata arriva da noi per la prima volta in forma massiccia.

                Si spiega così il rompicapo di cifre che non tornavano su cui si erano afflitti i cronisti l’altra notte. E’ anzi, un contrappasso: dopo aver ricorso a piene mani alle una tantum di entrata proprio alla vigilia delle elezioni si deve ricorrere alle una tantum di uscita. L’accordo con le autorità europee è che non si possono più finanziare sgravi fiscali permanenti con entrate temporanee, come si è fatto negli anni scorsi; la fantasia italiana replica deliberando sgravi fiscali temporanei.

                  Nell’opposizione già circola la battuta che si ripete in forma allargata la vecchia storia di una scarpa regalata prima delle elezioni, e l’altra dopo, e solo se il candidato è stato eletto. Altri replicano: no, gli elettori non sono scemi, piuttosto si darà a intendere con una strizzatina d’occhio che la durata annuale è solo un trucco per tener buona la Commissione europea, mentre in Italia, si sa, nulla è più definitivo del provvisorio. Per esempio, gli sgravi fiscali alle ristrutturazioni edilizie, escogitati a suo tempo da Romano Prodi per dare una spinta temporanea al settore, sono stati anno dopo anno confermati dal centro-destra.

                  Il bello è che la spintarella, nel parere pressoché concorde degli economisti, non funziona: sgravi fiscali che si sanno temporanei alle famiglie non rimettono in moto la loro spesa. Anzi, su questo punto gli economisti di destra sono molto più categorici. Basterebbe chiederlo a Milton Friedman, a novantatré anni ancora sulla breccia, che ha ricevuto il premio Nobel nel 1976 anche per aver dimostrato, in un lavoro del 1957, questa semplice relazione: poiché gli esseri umani sono capaci di immaginarsi il futuro, calibrano le loro spese sul reddito medio atteso, non sulla «bonanza» (così dicono gli americani) di un solo anno.

                    «I tagli di tasse temporanei danno scarsissimo aiuto all’economia» si legge sugli opuscoli che fa circolare la Heritage Foundation, pensatoio della destra americana: partendo dalla constatazione che nel 1970, al presidente Richard Nixon, il giochetto di uno «sconto fiscale» transitorio a ogni famiglia americana non funzionò. Né i tagli alle tasse temporanei sono risultati utili a riavviare una economia stagnante nel Giappone della seconda metà degli anni ‘90. Tra gli economisti che dallo studio dell’esperienza hanno tratto queste conclusioni è in prima fila un italiano, Roberto Perotti.

                    Annunciare che certi sgravi sono temporanei è stato anche praticato come trucco. Sulla carta aveva durata di 5 anni, per non appesantire troppo le attese pluriennali sul deficit pubblico, una parte importante del primo pacchetto fiscale di George W. Bush, varato dal Congresso Usa nell’estate del 2001; l’opinione corrente è che gran parte degli americani abbia preso quegli sgravi come duraturi; ovvero sia pronta a giudicare come un aumento di tasse l’eventuale rispetto della legge. Ma si tratta, nel caso, di misure imponenti, non dei 1,2 miliardi ora promessi con la legge finanziaria 2006, che potrebbero dare alle famiglie con basso reddito (ma ancora non si sa nulla sui criteri di distribuzione) somme dell’ordine di un paio di centinaia di euro ciascuna.

                    Forse invece si potrà dire che chi di una tantum ferisce, di una tantum soccombe. A proposito, lo studio più approfondito sulla finanza creativa nell’area euro, prodotto dall’Ocse, dà il premio della creatività alla Grecia, sia per ammontare delle misure che per varietà, con una cinquantina di trovate differenti rispetto alle trenta (bipartisan) italiane. Ma forse il governo che è riuscito a farne di più in meno tempo è stato il centro-destra portoghese battuto alle elezioni del febbraio scorso; guidato proprio da José Barroso, attuale presidente della Commissione europea: e chi custodirà i custodi, appunto.