“Cult&Info” Un secolo fa il patto Itala-Fiom

21/11/2006
    marted�, 21 novembre 2006

    Pagina 33 – Economia

      L�accordo entr� in vigore il 3 dicembre del 1906, data di nascita delle moderne relazioni sindacali

        Un secolo fa il patto Itala-Fiom
        primo contratto collettivo

          "Esclusiva sul collocamento, in cambio tre anni senza scioperi"

            L�intesa riguardava solo 278
            metallurgici, una parte di quella
            che all�epoca era l�aristocrazia
            operaia torinese
            Nero su bianco venivano fissati
            retribuzioni, orario di lavoro
            e persino tetto alla assunzione
            di apprendisti

              ROBERTO MANIA

              ROMA – Tre anni senza scioperi in cambio del monopolio del collocamento dei lavoratori. Fu la sfida della Fiom, cent�anni fa, con la firma del primo contratto collettivo di lavoro. Dall�altra parte del tavolo c�era l�Itala di Torino, gloriosa fabbrica di automobili, nata nel 1904, con cui qualche anno dopo (nel 1907) Luigi Barzini parteciper� alla Pechino-Parigi. Oggi, un secolo dopo, quel contratto non lo siglerebbe nessuno. Eppure le moderne relazioni industriali cominciano l�, a Torino, il 3 dicembre del 1906, il giorno dell�entrata in vigore dell�accordo.

              Il triennio di tregua sociale, va detto, non si vide: l�Itala diede la disdetta dell�intesa un anno dopo, alle prime avvisaglie di una pesantissima recessione economica, mentre la Fiom (fondata nel 1901) si lacerava – questo s� come adesso – in un asprissimo conflitto tra riformisti e rivoluzionari. Il Partito socialista mise in piedi una commissione d�inchiesta; Ernesto Verzi, riformista, primo segretario della Fiom, fu "processato"e dimissionato dalla neonata Cgdl (quella che oggi � la Cgil) e dalla Fiom, per aver firmato e, soprattutto, congelato �la lotta di classe�.

              L�accordo riguardava solo 278 metallurgici, una fetta di quella che all�epoca era l�aristocrazia operaia torinese, impegnata nel settore pi� nuovo e dinamico: la nascente industria automobilistica, prossima a cedere ai principi ferrei del taylorismo e passare alla produzione di massa dentro i grandi stabilimenti che hanno segnato tutto il Novecento, e non solo le relazioni industriali. Ma allora, nel 1906, gli operai delle sette imprese dell�auto (la Fiat assorbir� l�Itala nel �30), erano a Torino solo 1.755 contro i circa 20.000 metallurgici della citt�. Erano una minoranza contrattualmente molto forte, in una nicchia chiusa del mercato del lavoro. Per questo la Fiom riusc� a dettare le sue condizioni, perch� altrimenti l�Itala non avrebbe trovato la manodopera. Ma di l� a poco, le migrazioni dalle campagne alle citt�, dal sud a nord, e la nascita della grande fabbrica avrebbero cambiato profondamente il quadro.

              La forza innovativa del contratto (il testo integrale si pu� consultare su www.fiom.cgil.it) sta nel primo articolo perch� formalizza per la prima volta una pratica allora molto diffusa, anche in paesi come gli Stati Uniti: �Tutto il personale necessario alla Societ� per tutte le diverse prestazioni di mano d�opera nelle sue officine – esclusi i chauffers e gli aiuti-chauffeurs e compresi i capisquadra – sar� fornito dalla Federazione nazionale metallurgici�. Un vero monopolio del collocamento (un classico caso di closed shop, secondo il gergo degli esperti della materia) che, all�articolo 16 del contratto, arriva fino al punto di stabilire che �gli espulsi dalla Federazione che lavorassero entro la fabbrica saranno immediatamente licenziati�. In cambio il sindacato garantiva che �per nessuna ragione avverr� mai alcuno sciopero� e versava la relativa cauzione: 60 mila lire (circa 216 mila euro attuali). �La Fiom – ha scritto Piero Boni, che insieme a Bruno Trentin ne fu anche segretario generale nei primi anni Sessanta – aveva trasfuso nell�accordo la sintesi della sua concezione sindacale, collocandosi cos� nell�esperienza dei paesi industrializzati pi� avanzati�.

              Fa capolino pure una cultura partecipativa, diremmo oggi, con l�istituzione di un tavolo tra la Direzione e la Commissione interna (eletta in rappresentanza dei lavoratori) al quale affidare la soluzione delle eventuali controversie.

              Ma c�� di pi� nell�accordo tra l�Itala e la Fiom. C�� gi� un tetto all�assunzione di apprendisti (il 3 per cento degli operai), c�� l�orario di lavoro massimo (10 ore al giorno) e i minimi tabellari che vanno dai 30 centesimi all�ora per gli "aiutanti e battimazza" ai 55 centesimi per chi � impegnato nella "sala prove". E poi gli attrezzisti (45 cent.), i tornitori (43), i trapanatori (35), i pulitori e smerigliatori (45), i fucinatori (45), i lattonieri (40) e gli sbavatori (35). Per i manovali 90 lire con orario non superiore alle 70 ore settimanali. La tabella non � rigida e prevede che se in altri accordi aziendali le condizioni saranno pi� favorevoli al lavoratore, l�Itala l�adatter�.

              Nei 20 articoli del contratto c�� l�Italia che si affaccia – per usare un�espressione di Giuseppe Berta – all�"industrialismo" e anche i germi di un sindacalismo disposto a "sporcarsi le mani", �in grado di discernere il grano dal loglio�, come ha scritto sempre Boni. Ma la sorpresa pi� clamorosa � che cent�anni dopo il contratto collettivo c�� ancora. E non sembra intenzionato ad abbandonare la scena.