“Cult&Info” Troppa enfasi sul fisco

18/10/2006
    mercoled� 18 ottobre 2006

      Pagina 7 – Economia

        IL CASO
        Troppa enfasi sul fisco, sono urgenti riforme di struttura: un saggio �ulivista� di Faini, Giannini, Gros, Pisauro, Kostori

          �Prima aggiustare i conti pubblici, poi parlare di tasse�

          di Oreste Pivetta

          Leggendo dati e soluzioni teoriche e confrontandoli con la realt� di questi mesi, realt� ancora di progetti e di reazioni ai progetti, verrebbe da pensare che l’Italia sia un paese senza via di scampo. Se si cerca l’ottimismo, si dovrebbe concludere che il lavoro � durissimo e che � durissimo lasciarsi alle spalle cinque anni di rovinose scelte politiche: traguardo che costerebbe profonde riforme strutturali. Talvolta dolorose, talvolta impopolari. Parliamo di finanza, argomento di strettissima attualit�, finanza che nelle sue patologie sembra il classico serpente che si morde la coda. Immagine abusata, per spiegare la catena degli eventi negativi, la nuvola nera sulla societ� italiana, descritta nel saggio di Riccardo Faini, Silvia Giannini, Daniel Gros, Giuseppe Pisauro, Fiorella Kostoris Padoa-Schioppa, cinque economisti che hanno studiato il caso Italia per conto dei “leader dell’Unione”, prima delle ultime elezioni, “I conti a rischio. Vulneralit� della finanza pubblica italiana”, in uscita dal Mulino. Non � propaganda elettorale. Dal punto di vista della propaganda “ulivista” sarebbe stato un colpo a vuoto, un autogol, ad esempio consigliando di �rinunciare a progetti ambiziosi di riduzione del carico fiscale, fino a quando il processo di rientro dal disavanzo non sia consolidato�. Allo stesso tempo si spiega come la lotta all’evasione e all’elusione sia essenziale: ma non illudiamoci che per questa via si possa correggere la rotta dei nostri conti pubblici. Meno enfasi dunque sul capitolo tasse, che peraltro nella storia del centrodestra rappresentano un altro capitolo di segno negativo: al di l� degli annunci, i provvedimenti di riduzione delle imposte dirette si sono accompagnati agli aumenti di altre forme di prelievo (vale anche per le imprese e Confindustria dovrebbe ricordarlo). Andiamo invece a bersaglio, seguendo l’analisi degli autori: ridimensioniamo cio� la spesa pubblica e in particolare le grandi categorie di spesa pubblica, vale a dire pensioni (39,3 per cento della spesa primaria corrente), dipendenti pubblici (27,6 per cento), sanit� (10,7 per cento). Si capisce che lo sforzo sarebbe gigantesco non solo per cancellare lo spreco ma soprattutto per immaginare ingegnerie nuove che consentano la difesa di requisiti minimi di equit� e di qualit� dei servizi. Ma questo chiede la situazione ereditata, senza peraltro possibilit� di dilazioni (uno dei temi forti del dibattito politico). Perch� troppa gradualit� esporrebbe l’economia italiana alle ricadute di eventi negativi e perpetuerebbe una condizione di incertezza per mercati, famiglie, imprese. Non c’�, secondo gli autori, che quella strada. Non c’� pi� tempo e spazio per condoni e altre operazioni di finanza creativa, che si limitano a spostare nel tempo il vincolo dell’aggiustamento, esasperandone il peso. Come stiamo assistendo.