“Cult&Info” Touring, cent’anni di carte stradali

23/01/2006
    lunedì 23 gennaio 2006

    Pagina 27 – Cronaca

      Le prime nel 1906. I soci percorsero in lungo e in largo lo "stivale" per dare uno strumento ai nuovi viaggiatori di massa

        Touring, cent’anni di carte stradali

          Si superarono i localismi unificando termini e grafie: anche così furono "fatti" gli italiani

            CINZIA DAL MASO

              MILANO – Anno 1906, è scritto sull´astuccio. Carta un po´ ingiallita, spessa. La prima carta turistica d´Italia. La madre di tutte le nostre carte, firmata Touring Club Italiano. Non pare troppo diversa dalle nostre. E invece l´hanno fatta dei veri pionieri. "Opera di grande mole e di lunga lena", come l´ha presentata il suo direttore Luigi Bertarelli nella Rivista del Touring del gennaio 1906. Il lavoro di un decennio per un totale di 62 fogli: l´intero stivale compresi Bolzano e Zara. Carta irredentista.

              Spiega la direttrice del Centro di documentazione del Touring Giovanna Rosselli: «Il turismo crescente aveva bisogno di uno strumento pratico. In Europa c´era già. In Germania o in Inghilterra le carte le stampavano gli editori. In Italia l´ha fatta un´associazione, e ha dovuto attendere di avere un numero di soci tale da giustificare finanziariamente l´impresa». Cinquantamila era la soglia da superare. Staccata l´ultima tessera, Bertarelli non indugiò un istante. Pigliò la grande carta dell´Istituto geografico militare in scala 1:100.000 e la ridusse alla scala 1:250.000, più maneggevole per un viaggiatore. Vi aggiunse strade e sentieri (con le distanze in chilometri), ferrovie, città, paesi, monumenti. A colori per facilitare la lettura. E i soci Touring percorsero in lungo e in largo lo stivale verificando sulle bozze ogni dato. «Persino Cesare Battisti, abbiamo ancora un foglio con le sue correzioni». Rosselli lo mostra, è ovviamente il Trentino. «Che allora era terra austriaca dove quando possibile si sono italianizzati i toponimi. Ma l´Italia tutta doveva ancora superare molti localismi, unificare termini e grafie. Così nel 1911 si creò la Regia commissione nazionale per la toponomastica». Anche la carta, a modo suo, ha "fatto gli Italiani". È nata in un´epoca in cui le istanze positivistiche avevano fatto presa su molti borghesi, fiduciosi di poter educare la gente. I soci del Touring lo fecero con le carte e con le guide. Rosselli li mostra nelle foto di allora, impavidi ciclisti "scavezzacolli" mentre gli altri andavano ancora in carrozza. Uomini che sapevano guardare al futuro, far proprie le nuove tecnologie. Combattere le vecchie regole che impedivano alle bici di circolare in città perché facevano imbizzarrire i cavalli. Mancava solo la carta stradale per poter vagare liberi per lo stivale, sapendo dove andare. In bici e con le prime auto. La stampò De Agostini da disegni incisi a mano su solida pietra d´Istria, le cosiddette "pietre litografiche". Grandi quanto una carta, più o meno 40×50 centimetri, e spesse una decina. Ne servivano sette per ciascuna carta, una per colore. Si usarono fino agli anni Cinquanta e l´archivio Touring ne è invaso. Tutte in fila come libri.