“Cult&Info” Sotto l’albero mettete più regali che potete (F.Galimberti)

03/11/2003

      [Come un tetro apparatnicik di redazione rovinò l'ironia di un articolo con un titolo da talebano americanista. R.S.]


      Lunedí 03 Novembre 2003

      Verso la ripresa – L’esempio americano
      Sotto l’albero mettete più regali che potete
      Per la nostra economia e quella europea è indispensabile che ripartano gli acquisti delle famiglie


      di FABRIZIO GALIMBERTI

      «La giornata mondiale del risparmio»: è appena passata, il venerdì scorso 31 ottobre era la 79esima edizione. E speriamo che nessuno se ne sia accorto. Speriamo che nelle case degli italiani nessuno abbia dato ai bambini altri porcellini-salvadanaio. Speriamo, al contrario, che i bambini abbiano chiesto ai genitori un martello e abbiano rotto il salvadanaio vecchio e gettato monete e banconote al vento dei consumi. Sì, perché l’economia italiana e quella europea hanno bisogno di consumi, di esborsi, di voglia di spendere. E invece stanno a sentire il vecchio Micawber, quel personaggio di «David Copperfield», il famoso libro del grande scrittore inglese Charles Dickens, che ammoniva severo e dava a grandi e piccoli un’austera lezione di economia: «Reddito annuo 20 sterline, spesa annua 19 sterline e sei scellini: risultato, felicità. Reddito annuo venti sterline, spesa annua 20 sterline e sei scellini: risultato, miseria». E che cosa è successo al buon vecchio debito, alle vendite a rate, al credito al consumo? Cosa c’è di male a ridurre il risparmio a zero o sotto zero? Prendete esempio da. Da chi? Dagli americani naturalmente. Gli eroici consumatori americani hanno salvato il mondo: hanno riempito l’America di case, hanno riempito le case di mobili e lavastoviglie, hanno riempito i salotti di nuovi sistemi ad alta fedeltà e di lettori Dvd, hanno riempito i garage di macchine, hanno riempito le macchine di accessori e si lanciano con entusiasmo verso pinne e palmari (digitali). È vero, così facendo si sono un po’ indebitati. Ma in fondo, cosa c’è di male, se il valore della casa è aumentato, a rinegoziare il mutuo? Facendolo di 20mila dollari in più si paga la stessa rata – con i complimenti di Greenspan & C. – e con quei ventimila dollari ci scappa la barca nuova. Sì, forse gli americani hanno esagerato in un senso, ma gli europei esagerano nell’altro. E che cosa potremmo fare intanto noi in Italia per dare un contributo alla crescita dell’area euro? In fondo, gli italiani hanno la fama di essere fra i più filoamericani del continente. Cominciamo allora a stendere un programma per questo Natale, da ridenominarsi «Giornata Mondiale dei Consumi»:
      - Primo, ridipingere la casa: colori allegri, chiari, luminosi, dando così una mano sia alle corporazioni degli imbianchini che ai fabbricanti di vernici.
      - Secondo, guadagnare spazio, sostituendo il vecchio e mastodontico tubo catodico con un nuovo televisore a schermo piatto; questo, naturalmente, in un’ottica di globalizzazione (ridipingere la casa spinge la produzione interna, ma bisogna anche pensare al resto del mondo e aumentare le importazioni).
      - Terzo, torniamo alle spese che aiutano gli italiani. Guardate bene l’auto: c’è una ammaccatura là dietro, i graffi ormai sono tanti, l’ultima volta il meccanico ha detto che la frizione non durerà ancora molto, insomma è ora di cambiare; scegliendo la nuova auto, naturalmente, fra le (numerose) case produttrici italiane.
      – Quarto, mentre si asciuga la vernice sulle pareti, fate un viaggetto. Destinazioni nostrane, però: niente Maldive o Caraibi. Milano Marittima ci aspetta (d’inverno, è unica) e, per quanti amino sentieri poco battuti, c’è la Lunigiana, la Sila e il Gennargentu.
      - Quinto, tutti i giorni al cinema e il sabato a teatro. Sia l’industria cinematografica che il teatro – un settore labour intensive – hanno bisogno di una mano. Fra le pellicole, però, "comprate italiano", o almeno europeo; gli internazionalisti e i globalizzatori possono anche andare a vedere qualche film extracomunitario, ma evitate quelli americani (lì il Pil del terzo trimestre è già schizzato al 7,2% e non hanno bisogno di spinte); i film iraniani sono ammessi e anche i lungometraggi indonesiani. Insomma, una azione di consumo mirata, bene organizzata e calibrata nelle propensioni e nelle direzioni, può fare miracoli. Gli economisti scrivono nei libri di testo che i consumi non sono una "spesa autonoma": dipendono dal reddito. Ma la voglia di consumare, quella sì che può essere autonoma, e si può mangiare una fetta ancora più grossa del reddito. Gli "spiriti animali" non sono solo quelli degli imprenditori; il Movimento dei Consumatori si affermi come la trave portante della nazione e le magliette (non cinesi) ne mostrino orgogliose il motto: «È l’ora delle cicale».