“Cult&Info” Silvio B., fu Maciste (M.Travaglio)

21/10/2004

            giovedì 21 ottobre 2004

            Silvio B., fu Maciste

            Dobbiamo essere davvero grati all’autorevole settimanale "Chi" per aver colmato una lacuna aperta da anni, pubblicando le fotografie di Silvio Berlusconi, casualmente editore della medesima rivista, da bambino e da giovane, vestito e ignudo, a piedi e in motoscafo, con la pipa e senza. Con particolare riferimento allo sviluppo prodigioso della sua muscolatura, prodigioso almeno quanto il successivo decadimento. Ecco infatti i bicipiti, i pettorali e i femorali del sirenetto di Arcore svettare sulla copertina di "Chi" e dunque sulla prima pagina del "Giornale" di Belpietro, che è un po’ la succursale quotidiana del prestigioso rotocalco, e che casualmente appartiene anch’esso all’ illustre fotografato. Il lettore distratto che avesse pensato a Johhny Weissmuller, non ha che da voltare pagina: e scoprirà che quel Tarzan senza Cita altri non è se non il nostro presidente del Consiglio in tutto il suo splendore e vigore.

            Il giornalista incaricato di descrivere cotanta meraviglia agli ancora ignari lettori, Cristiano Gatti, sottolinea giustamente «l’innegabile autoironia» del «politico più famoso d’Italia» che «non si sottrae al gioco dell’Indiscreto e dell’Esclusivo, lasciando che il settimanale squarci un altro velo sul suo passato». È facile immaginare la fatica con cui Silvana Giacobini, direttrice di "Chi", ha strappato quelle foto allo schivo proprietario dopo mesi di inutili insistenze. Ed è comprensibile che, di fronte a un simile concentrato di muscoli adamitici, il Gatti sia letteralmente conquistato. Qualche scampolo della sua prosa tumida: «Chi è? Marlon Brando. No, quello aveva il fisico, ma non spalle così larghe». Ecco: Berlusconi ha (o almeno aveva) le spalle più larghe di Marlon. Spalle «da pallanuotista», almeno come quelle di «Eraldo Pizzo, il Camiano di Recco».


            Insomma, annota tutto umido, «proprio un bel figliolo». Il Caimano di Milanello gli piace in tutte le pose e a tutte le età. Anche appena nato: «Un gran bel pacioccone, disteso nel suo candido nudismo», un bebè che «sembra già avvertire l’umanità con un messaggio chiaro e preciso: mi consenta, il tempo di crescere e poi ne riparliamo». Roba da telefono arcobaleno.


            Poi il piccolo Ercole cresce (non di molto, in verità), mette su i capelli (ne aveva anche lui, e molti, e folti) «con la sua bella riga come si usava una volta». Ed «eccolo serio e pensoso, con un irresistibile sguardo sui fatturati di domani»: il primo falso in bilancio non si scorda mai. Ma ciò che conquista il giornalista, al punto da fargli smarrire per un attimo la sintassi, è l’innata semplicità del padrone: «Niente a che vedere con gli Agnelli… Silvio, il piccolo e il giovane Silvio, è innegabilmente più (sic) uno di noi… pienamente coerente con la nostra storia più recente, fatta di pupi nudi e paciocconi stesi sull’asciugamano… di adoescenti goliardi e caciaroni che posano da mister muscolo in spiaggia». In fondo, è il «Berlusconi che riesce comunque a strappare un sorriso a tutti gli italiani, anche a quelli dell’altra sponda». E ora, la parola a Tremaglia.


            Resta, infine, un particolare da chiarire: come si conciliano le foto del fustacchione di “Chi” con quelle dell’ometto di Palazzo Chigi che pare aver perduto non solo i capelli (succede), ma anche i muscoli e soprattutto qualche decimetro di statura? Bastano le cattive frequentazioni e le cattive azioni per trasformare Tarzan in Mister Magoo? Basta circondarsi di adoni come Bondi, Cicchitto, Schifani,Ferrara e Adornato per diventare come loro?


            Le alternative non sono molte: o un pietoso fotomontaggio, o un commovente ritocco al computer, o un massiccio uso giovanile di eritropoietina e nandrolone (ma il Berlusca, prima interista e poi milanista, non è mai stato juventino), o l’esistenza di un sosia, o meglio ancora di un terzo fratello davvero alto,prestante e muscoloso, come Silvio vorrebbe essere e non è mai stato. Il che spiegherebbe perchè lo tiene nascosto. E perchè, dopo aver rotto tutti gli specchi di Villa San Martino e Villa La Certosa, ha chiamato la Giacobini e le ha passato l’album. Gatti scrive che l’ha fatto per «squarciare un altro velo sul suo passato». Ma certo, come no. Ora, assodato come il Maciste della Brianza ha fatto i muscoli, resta solo da capire come ha fatto i soldi. Ma c’è tempo. Prossimamente, in esclusiva su Chi e sul Giornale, Vittorio Mangano a torso nudo e Licio Gelli in tanga.

          Marco Travaglio